La provincia sudorientale del Fujian è l’epicentro di un nuovo focolaio di casi di Covid-19. Le autorità cittadine hanno chiuso o ridotto gli orari della maggior parte dei luoghi pubblici e cancellato gli eventi per la Festa di metà autunno, mentre i cittadini sono caldamente invitati a non lasciare le proprie case. Per rafforzare le misure, 12 dei 20 ingressi e uscite autostradali sono stati bloccati, mentre a Putian, luogo dei primi casi intercettati durante i test di routine, gli studenti sono tornati alla didattica a distanza. Tra i casi dichiarati dalla National Health Commission (NHC) figurano 135 casi sintomatici, di cui 85 a Putian.

Il Covid-19 mette ancora alla prova Pechino, che in attesa delle Olimpiadi invernali del 2022 si sta preparando ai Giochi sportivi nazionali a Xi’an. Sono state imposte regole molto rigide per evitare qualsiasi problema durante l’evento, che si terrà dal 15 al 27 settembre. Pechino ha inoltre permesso la partecipazione dei tifosi, a patto che tutti siano vaccinati e presentino un test negativo entro le 72h. Solo 15 voli internazionali sono stati autorizzati ad atterrare nello Shaanxi ogni settimana e i passeggeri provenienti da fuori la Cina continentale, compresi gli atleti di Hong Kong che partecipano ai giochi, sono stati sottoposti a 21 giorni di quarantena in centri dedicati e sette giorni di quarantena domestica. In caso di successo, i protocolli potrebbero ispirare l’organizzazione dei Giochi olimpici a Pechino, dopo due anni che la Cina non ospita alcun evento sportivo internazionale. [Fonte: SCMP, Reuters]

 

Accuse alla Huawei di “infiltrazione” a Cambridge

La società di telecomunicazioni cinese con sede a Shenzhen è stata accusata di “infiltrazione” in un centro di ricerca dell’Università di Cambridge, dopo che sono venuti alla luce i legami tra molti accademici e la multinazionale cinese. Fondato nel 2018 a Shenzhen, il Cambridge Centre for Chinese Management (CCCM) rappresenta un centro di estrema importanza per gli sforzi innovativi del paese asiatico. Dei quattro direttori, ben tre sono connessi a Huawei. Ad esempio, Tian Tao è consulente senior della società e ha rapporti personali diretti con il suo fondatore, Ren Zhengfei, e Peter Williamson, professore di International Management, oltre ad aver scritto per alcuni giornali statali cinesi sulle prodezze del settore tech del paese, è comparso in alcuni video in cui denunciava gli attacchi mossi contro la multinazionale.

Qualche anno fa, infatti, l’amministrazione Trump si era affrettata ad avanzare una serie di accuse sui presunti rapporti tra Huawei e i servizi di spionaggio cinesi, malgrado la società avesse risposto che i legami con Pechino erano gli stessi di qualsiasi altra multinazionale del paese. Ma sono sempre di più le personalità che temono le implicazioni di questi rapporti ambigui. In una dichiarazione di qualche giorno fa, il politico conservatore Iain Duncan Smith ha detto che negli ultimi anni le università del paese sono diventate “troppo dipendenti dal denaro cinese”, dopo i 40 milioni di sterline erogati da varie grandi aziende cinesi con partecipazione statale a venti importanti università della Gran Bretagna. Malgrado la stessa Oxford, nel 2018, avesse annunciato che non avrebbe più accettato soldi dalla società, molte figure accademiche inglesi continuano a sottolineare la necessità che gli istituti di ricerca prestino più attenzione alla provenienza dei finanziamenti. [Fonte: The Times]

 

Investitori manifestano alla sede del gigante dell’immobiliare indebitato

Un gruppo di circa un centinaio di investitori si è radunato davanti al quartier generale del colosso dell’immobiliare China Evergrande Group per chiedere il rimborso di prestiti e prodotti finanziari. È quanto accaduto ieri a Shenzhen, attorno a mezzogiorno, dopo che la voce diffusasi nei giorni scorsi che la società, indebitata per 300 miliardi di dollari, avrebbe intenzione di interrompere i pagamenti degli interessi sui prestiti a due delle banche creditrici.

Una foto della manifestazione pubblicata da Reuters ritrae una donna a terra, nell’atrio, colta da un malore e circondata da alcuni soccorritori. A fianco, Du Jiang, il direttore generale e rappresentante legale della divisione della gestione patrimoniale della Evergrande, si appoggia al muro visibilmente esausto. In un comunicato letto dallo stesso Du Jiang, la società ha assicurato futuri rimborsi per tutti i titolari delle gestioni patrimoniali. Ma gli investitori temono tempistiche piuttosto lunghe, unite al serio rischio di bancarotta entro la fine dell’anno, anche sulla base delle dichiarazioni dell’agenzia di rating Fitch sui livelli “molto alti” dei rischi del credito del gigante del settore immobiliare. Qualche ora dopo, la società ha risposto che le speculazioni sulla imminente bancarotta sono “del tutto false” e che l’impegno è quello di proteggere gli interessi legittimi dei suoi clienti.

Le azioni sono crollate del 70% nel giro dell’ultimo anno, il 4% solo per la notizia della nomina, lo scorso agosto, di un nuovo presidente. Al posto del fondatore Xu Jiayin, divenuto nel 2009 l’uomo più ricco della Cina continentale – e nel 2017 di tutta l’Asia – dopo una IPO da record di nove miliardi di dollari, il precedente direttore Zhao Chanlong. [Fonti: Reuters, New York Times]

 

Prevenire l’evasione fiscale: rimosse nelle ultime ore più di 700 attività di proprietà di celebrità cinesi

Spinti dalla campagna di Pechino volta a regolamentare l’industria dell’intrattenimento cinese, negli ultimi due giorni le celebrità del paese si sono affrettate a rimuovere il proprio nome dalla proprietà di circa 700 tra imprese e studi televisivi. Molti personaggi influenti, infatti, approfittano di politiche fiscali agevolate di alcune località per aprire società di vario tipo in città come Hengdian, nella provincia orientale dello Zhejiang – la cosiddetta “Hollywood cinese” – o Horgos, nella regione autonoma del Xinjiang, i cui governi accettano perfino di firmare accordi di riservatezza.

Un fenomeno che, secondo quanto affermato da Liu Junhai, direttore dello Institute of Business Law della Renmin University of China, “viola la legge fiscale nazionale”: in alcuni casi il rimborso delle aliquote raggiunge il 90%, e pare che tali attività che non siano affatto utili alla creazione di nuovi posti di lavoro e alla promozione dei consumi locali.

Tra le celebrità che hanno “nascosto” le proprietà per evitare i controlli governativi figura Zheng Shuang, l’attrice coinvolta nello scandalo della maternità surrogata, che a fine agosto è stata multata per 299 milioni di yuan (46 milioni di dollari) proprio per evasione fiscale. Inoltre, le è sato impedito di partecipare a tutti gli spettacoli dalla National Radio and Television Administration (NRTA), un’agenzia sotto il diretto controllo del governo cinese. Pare che dal 12 settembre l’attrice abbia cancellato quattro degli studi di sua proprietà. Ma sembra manifestarsi una generale tendenza di ridimensionamento: i dati riportano un calo del 278% della registrazione di nuove società di intrattenimento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. [Fonte: Global Times]

 

Pronta la nuova strategia Ue per l’Asia: tanto engagement, poca Cina

L’Unione Europea ha appena elaborato una prima bozza della nuova strategia per l’Indopacifico che verrà pubblicata entro la fine della settimana del 13-19 settembre. Secondo quanto dichiarato all’interno del documento e riportato da Nikkei Asia, Bruxelles prevede di impegnarsi nel coinvolgimento dei partner asiatici “oltre” la Cina. L’Ue punta, quindi, a promuovere partenariati su commercio ed economia digitale con Giappone, Corea del Sud e Singapore, mentre promette di intensificare gli scambi anche con Taiwan. Ma non solo: gli accordi consentirebbero una cooperazione più profonda in materia di governance e trasmissione dei dati, innovazione basata sui big data e intelligenza artificiale.

Soprattutto negli ultimi tre anni Bruxelles ha iniziato a denunciare la dipendenza dei 27 paesi membri nei confronti della Cina, non solo in termini di approvvigionamento lungo la catena globale del valore, ma anche in rapporto allo sbilanciamento del vantaggio competitivo contro le aziende cinesi che investono su suolo europeo. La dimensione militare della strategia è meno radicale: dopo i fatti in Afghanistan l’Ue punta a fare la sua parte nel Mar Cinese Meridionale, e sta considerando un maggiore coinvolgimento con i paesi del Quad. [Fonte: Nikkei]

A cura di Vittoria Mazzieri e Sabrina Moles