Gli attivisti pro-democrazia Joshua Wong, Agnes Chow e Ivan Lam sono stati incarcerati lunedì dopo essersi dichiarati colpevoli di accuse relative a una protesta dello scorso anno fuori dal quartier generale della polizia. I tre hanno ammesso di aver incitato le persone a partecipare a un’assemblea non autorizzata. La sentenza verrà annunciata il 2 dicembre. Mentre Wong e Lam hanno già scontato diversi mesi di prigione, per Chow è la prima volta dietro le sbarre  anche se ad agosto l’attivista aveva trascorso circa 24 ore in custodia di polizia dopo essere stata arrestata ai sensi della legge sulla sicurezza nazionale con l’accusa di “incitamento alla secessione” . I tre rischiano una pena detentiva massima di tre anni. Gli avvocati della difesa hanno fatto appello per condanne indulgenti, esortando la corte a tenere conto della giovane età dei tre e del fatto che non hanno incitato o non vi è stata alcuna violenza durante la protesta [fonte RTHK]

Cina: Covid mette in ginocchio il settore immobiliare

La scorsa settimana dozzine di manifestanti – tra cui proprietari, inquilini e personale di manutenzione – hanno preso d’assedio la sede di Pechino di Danke, una delle più importanti piattaforme immobiliari in Cina, durante una manifestazione che ha toccato nel vivo uno dei settori con maggiore leva finanziaria di tutto il paese. L’industria cinese degli affitti residenziali, in cui le aziende firmano contratti di locazione pluriennali con i singoli proprietari prima di subaffittare le case agli inquilini, è cresciuta a dismisura negli ultimi anni, con più di 200 milioni di affittuari nel solo 2019. Per far fronte all’elevata domanda di appartamenti, le piattaforme immobiliari hanno seguito modelli di business aggressivi, nei quali molti pagavano tariffe di mercato per acquisire appartamenti e poi addebitavano agli inquilini un prezzo inferiore per assicurarsi più quota di mercato. Un’altra pratica comune, volta a migliorare il flusso di cassa, era pagare i proprietari ogni mese ma riscuotere sei o più mesi di affitto in anticipo dagli inquilini. Tuttavia, lo shock improvviso di quest’anno dovuto alla pandemia di Covid ha messo in ginocchio i colossi dell’immobiliare, con dati ufficiali che mostrano che gli affitti residenziali a Pechino sono diminuiti per otto mesi consecutivi, portando la maggior parte delle grandi città cinesi a registrare un rendimento locativo inferiore al 2% – tasso appena sufficiente per la sopravvivenza delle piattaforme di leasing. La conseguente diminuzione della liquidità ha lasciato molte agenzie di leasing in difficoltà per pagare i fornitori, con debiti che, per la società Danke, si aggirano a circa 200 milioni di Rmb (30,5 milioni di dollari) in sole spese di ristrutturazione. I problemi dell’industria non sono passati inosservati a Pechino, dove il Ministero dell’edilizia e dello sviluppo urbano ha avvertito verrà creato un elenco di piattaforme di leasing che praticano politiche di prezzo “irregolari”. [fonte FT]

Hong Kong: nuovo cluster Covid-19, il governo obbliga i cittadini al test

Per la prima volta, il governo di Hong Kong ha reso obbligatori i test per Covid-19, a cominciare dai visitatori di 14 discoteche localizzate nei pressi di Wan Chai. Ai sensi del nuovo regolamento sulla prevenzione e il controllo delle malattie, qualsiasi cliente di una delle 14 discoteche vicine allo Starlight Dance Club di Wan Chai – il locale in cui si sospetta abbia avuto origine il nuovo cluster di Covid – deve sottoporsi ad un test dell’acido nucleico entro martedì prossimo. Oltre a sanzioni fisse di HK $ 2.000 per chiunque non rispetti l’obbligo di test, il governo dell’ex-colonia britannica fornirà una sovvenzione di HK $ 5.000 ai cittadini risultati positivi a Covid-19, per tutelare coloro che rischiano di perdere il loro reddito a causa dell’isolamento forzato. Stando agli ultimi dati registrati sabato scorso, che includono il nuovo cluster di 32 casi, Hong Kong segnala 5.560 casi confermati di Covid-19 e 108 decessi. Con l’aggravarsi dell’epidemia, Carrie Lam ha annunciato che l’accordo bilaterale di viaggio aereo tra Hong Kong e Singapore, che sarebbe dovuto entrare in vigore domenica permettendo così ai viaggiatori di spostarsi liberamente tra le due hub finanziarie, è stato posticipato di due settimane. [fonte StraitsTimes]

Asia-Pacifico: si intensifica la cooperazione commerciale

Dopo solo sette giorni dalla firma del RCEP, il più importante accordo commerciale per l’Asia Pacifico ed il più grande accordo di libero scambio, la Cina ha affermato che sta valutando la possibilità di aderire ad un altro importante trattato: il CPTPP, una versione rinegoziata della Trans-Pacific Partnership da cui Trump ha ritirato gli Stati Uniti nel 2017. Ad affermarlo è stato niente meno che Xi Jinping, in occasione del summit economico APEC, il forum economico più importante dell’Asia Pacifico. L’incremento della cooperazione economica tra i paesi asiatici sembra essere la via privilegiata per la ripresa post-Covid: accanto al RCEP ed al ritrovato interesse per il CPTPP, venerdì scorso i leader delle 21 economie dell’APEC, tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, hanno applaudito al vertice virtuale che ha dato luogo ad una dichiarazione congiunta di cooperazione per creare un “ambiente commerciale e di investimento libero, aperto, equo, non discriminatorio, trasparente e prevedibile”. Attraverso la dichiarazione, la prima dalla crisi geopolitica del 2017, i paesi membri dell’APEC hanno deciso di continuare a lavorare verso una zona di libero scambio dell’Asia-Pacifico, la FTAAP, che prevede la creazione un blocco commerciale che comprenda tutti i paesi APEC. La strategia che sarà adottata ha già un nome: Putrajaya Vision (dal nome della capitale amministrativa della Malesia, paese che ha presieduto le discussioni) e prevede la creazione di una “comunità Asia-Pacifico aperta, dinamica, resiliente e pacifica” entro il 2040, articolata attraverso tre elementi fondamentali: “commercio e investimenti”, “innovazione e digitalizzazione” e “crescita forte, equilibrata, sicura, sostenibile e inclusiva”. [fonte SupChina, Nikkei]

Taiwan e Stati Uniti firmano un memorandum di intesa economica

Gli Stati Uniti e Taiwan hanno firmato venerdì a Washington un progetto per legami economici più stretti. Il memorandum d’intesa – concordato durante i colloqui inaugurali di un dialogo di partenariato per la prosperità economica tra Stati Uniti e Taiwan – si propone di aumentare la cooperazione tra i due paesi, in particolare sulle tematiche riguardanti la sanità, l’industria dei semiconduttori, le infrastrutture 5G, così come l’energia e la sicurezza della catena di approvvigionamento. Secondo Bonnie Glaser, direttrice del China Power Project presso il Center for Strategic and International Studies, l’obiettivo da parte di Taiwan è quello di creare un quadro di collaborazione che possa essere consegnato alla prossima amministrazione degli Stati Uniti, in modo da concludere un potenziale accordo di libero scambio. Tuttavia, sebbene potenzialmente sostenuto dal Segretario di Stato Mike Pompeo, qualsiasi accordo di questo tipo richiederebbe anche il supporto dell’ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Robert Lighthizer, il quale ha espresso poco entusiasmo per il neonato memorandum d’intesa temendo ripercussioni per l’accordo commerciale di fase uno firmato con Pechino a gennaio scorso, considerato dall’opinione pubblica americana un grande successo sia sul piano diplomatico che economico nei confronti della Cina. Pechino ha già manifestato il proprio dissenso riguardo alla nuova partnership, con il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin che ha sottolineato che l’intesa americana con Taiwan rischia di danneggiare le relazioni tra Washington e Pechino. “La Cina si oppone agli scambi ufficiali tra gli Stati Uniti e la regione di Taiwan”, ha affermato Wang, aggiungendo che Washington “non dovrebbe inviare segnali fuorvianti alle forze separatiste taiwanesi”. Il riavvicinamento tra Washington e Taipei arriva con l’annuncio, da parte dell’amministrazione Trump, di una serie di iniziative internazionali tutte mirate a rafforzare la leadership americana in Asia e Medio Oriente, nelle ultime settimane del suo mandato presidenziale. Mentre l’opinione pubblica americana già si domanda sulle capacità e la rapidità con cui l’amministrazione Biden gestirà le relazioni con Pechino e su come ciò potrebbe influenzare le relazioni tra USA e Taiwan, Taipei ha annunciato che il capo dell’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti Andrew Wheeler visiterà l’isola a dicembre, in quella che sarà la terza visita ufficiale di alto livello degli Stati Uniti da agosto. Inoltre, una fonte vicina alle negoziazioni ha affermato che vi è una possibilità che i colloqui bilaterali sull’accordo quadro sul commercio e gli investimenti (TIFA) tra Washington e Taipei, in stallo dal 2016, vengano ripresi prima del 20 gennaio prossimo. [fonte SCMP]

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