In Cina e Asia – E’ Pechino la città cinese più innovativa

In Notizie Brevi by Alessandra Colarizi

Pechino è la città più innovativa della Cina, prima di Shenzhen e Shanghai. Lo rivela l’ultima ricerca di JLL sulle 20 città più innovative del mondo. Secondo il rapporto della società di servizi immobiliari commerciali, in cima alla vetta troviamo San Francisco, Tokyo, Singapore, Pechino e Londra. Le due megalopoli della Cina meridionale si classificano solo 11esima e 15esima, mentre Hong Kong non è proprio nella lista. L’ex colonia britannica sconta la vicinanza a Shenzhen ma anche la scarsa dedizione al settore della ricerca. Nel determinare la classifica, JLL ha tenuto conto di una serie di fattori quali la concentrazione degli investimenti diretti esteri in industrie hi-tech, attrazione del capitale di rischio, spesa nella ricerca e nello sviluppo, qualità dell’offerta quanto a istruzione superiore, livello medio di istruzione della popolazione e dati demografici [fonte: Scmp]

Due attivisti di Hong Kong rifugiati in Germania

All’epoca del massacro di Tian’anmen, Hong Kong svolse un ruolo fondamentale per molti dissidenti in fuga dalla persecuzione del governo cinese. Oggi, a causa del deterioramento delle libertà sotto il motto “un paese due sistemi”, l’ex colonia britannica non è più considerata un porto sicuro. Sono in molti a pensarlo da quando, nel 2014, le proteste degli Ombrelli hanno innescato una serie di arresti e ritorsioni contro gli esponenti del movimento pro-democrazia. Di ieri la notizia che in un caso senza precedenti due giovani attivisti, Ray Wong e Alan Li, sarebbero fuggiti in Germania, dove hanno ottenuto lo status di rifugiato. Un segno eloquente se si considera che il governo tedesco offre protezione ai rifugiati solo qualora i candidati riescano a provare di essere vittima di persecuzioni a causa della loro nazionalità, religione, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale. Secondo Wong, ex leader del gruppo radicale indipendentista Hong Kong Indigenous, la fuga sarebbe stata facilitata dalla connivenza delle autorità hongkonghesi, ben liete di sbarazzarsi di due elementi problematici [fonte: NYT]

Huawei, pronta a lanciare il proprio OS

Huawei avrà pronto il proprio sistema operativo entro autunno 2019 o non più tardi della prossima primavera. Lo ha rivelato al Securities Times, Richard Yu Chengdong, chief executive della divisione Consumer dell’azienda. Il sistema operativo sarà in grado di supportare una gamma di prodotti e sistemi all’interno dell’ecosistema Huawei, inclusi smartphone, computer, tablet, TV, automobili e abbigliamento intelligente, che saranno anche compatibili con tutte le applicazioni Android. Da quando Washington ha annunciato nuove limitazioni sulle forniture di tecnologia al colosso cinese, la società di Shenzhen ha annunciato di avere già preventivato alcune misure emergenziali in grado di assicurarle autonomia, come la produzione interna di chip e semiconduttori. Sebbene il Dipartimento del Commercio americano abbia concesso 90 giorni di “grazia” per permettere alle società di riorganizzare i propri servizi, salvo ripensamenti, i prossimi dispositivi Huawei non supporteranno numerose app e funzionalità, tra cui YouTube, Gmail e lo store Google Play [fonte: Scmp]

Pechino fa shopping in Ucraina

Ogni anno la Cina acquista dalla Russia circa 15 miliardi di dollari di armi, numeri che rendono Pechino il secondo principale cliente di Mosca dopo Delhi. Ma secondo il Washington Post, lo shopping del gigante asiatico nell’area ex sovietica punta sempre più verso l’Ucraina, a cui la Cina deve già la sua prima portaerei. Non solo si stima che la Repubblica popolare diventerà il primo partner commerciale di Kiev entro il prossimo anno. Nel 2018 Pechino è riuscito a mettere le mani sul 35% di Motor Sich, affermato produttore di motori per aeroplani da guerra. Il trend, velocizzato dalla crisi del 2014 tra Russia ed Ucraina, è culminato nell’accordo per la costruzione di un impianto di Motor Sich a Chongqing nel 2017. Le autorità locali si sono offerte di costruire una città attrezzata di chiese e asili per attrarre personale specializzato. Perché oggi Pechino compra il prodotto finito, domani lo realizzerà “made in China” [fonte: WaPo]

La Corea del Nord fa gola al business internazionale nonostante le sanzioni

Lo stallo dei colloqui con Washington non sembra aver compromesso le aspettative imprenditoriali di Pyongyang. Quasi 500 aziende nazionali e straniere sono confluite a nord del 38esimo parallelo per partecipare alla 22esima edizione della  Pyongyang Spring International Trade Fair, un record assoluto  per l’evento. Lo scorso anno parteciparono in appena 260. Secondo Reuters, Russia, Pakistan e Polonia sono alcuni dei paesi ad aver aderito all’iniziativa, ma la partecipazione più consistente è costituita dalla Cina, primo partner commerciale del Regno Eremita. Le fotografie dell’evento, pubblicate sia dai media statali che dai partecipanti internazionali sui social media, mostrano fornitori esporre integratori per la salute, televisori a schermo piatto, borse, condizionatori e stufe, vestiti, elettrodomestici da cucina e SUV “made in North Korea”. Sotto il governo di Kim Jong-un l’economia nordcoreana ha beneficiato dell’aumento dei mercati privati e conseguentemente dei consumi interni. Ma le sanzioni internazionali proibiscono ancora qualsiasi forma di joint venture con società straniere precludendo buona parte delle attività imprenditoriali. C’è chi però si sta portando avanti, scommettendo su un possibile accordo con Washington [fonte: Reuters]

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