In Cina e Asia – Commercio e nessun “regime change”, ecco la politica estera di Pechino

In by Gabriele Battaglia

Wang Yi, ministro degli Esteri del governo di Pechino ha esposto nei giorni scorsi la nuova dottrina della politica estera cinese, incentrata a "specifiche soluzioni cinesi". Arrestate cinque attiviste femministe in diverse città della Cina alla vigilia della festa della donna. Proteste a Hong Kong contro i commercianti paralleli provenienti dalla Cina continentale. Il governo di Tokyo assume hackers per contrastare le minacce alla sicurezza informatica. L’aumento di stipendi a Kaesong fa aumentare la tensione tra Seul e Pyongyang CINA – La nuova politica estera di Pechino

Durante i lavori del Congresso Nazionale del Popolo, il ministro degli Esteri Wang Yi ha enunciato le linee guida della politica estera cinese del futuro.
Priorità assoluta: “Una cintura, una via”, cioè la nuova Via della Seta (“cintura economica della…”, secondo la dizione ufficiale) che – secondo Wang – non è un progetto geopolitico dettato da una “sorpassata mentalità da guerra fredda” come il piano Marshall, bensì un progetto inclusivo (“una sinfonia, non un assolo”).
Il ministro ha anche sottolineato come la Cina voglia essere più attiva nell’offrire soluzioni ai conflitti internazionali, svolgendo un ruolo più propositivo in sede Onu. “Continueremo a insistere su specifiche soluzioni cinesi”, ha detto, spiegando che Pechino non vuole creare un nuovo ordine mondiale, bensì contribuire alla creazione di regole non più unilaterali. 
Secondo gli analisti, è probabile che Pechino insista sempre più su soluzioni che non implichino “cambi di regime”dettati dall’esterno, all’americana.

CINA – Festa della donna, arrestate cinque attiviste


Foto credit: scmp.com

Cinque femministe cinesi sono state arrestate in diverse città alla vigilia della festa della donna. Le attiviste stavano organizzando manifestazioni contro le molestie sessuali sui bus pubblici, manifestazioni previste in diverse città durante il fine settimana.
Una delle donne detenute, Li Tingting, conosciuta con il suo pseudonimo, Li Maizi, è nota per avere lanciato in passato la campagna “Occupy Toilet”, a favore di una pianificazione delle toilette pubbliche che tenesse conto dei diversi tempi, esigenze e natura biologica di donne e uomini quando si recano in bagno. 
Un’altra attivista, Zheng Churan, è stata arrestata a Guangzhou. Entrambe hanno poco più di 20 anni. Non sono ancora noti i motivi delle detenzioni, ma si ritiene che siano avvenute per evitare “disordini” durante la ricorrenza dell’8 marzo, proprio mentre si tiene la doppia sessione del parlamento cinese.

HONG KONG – Proteste contro i commercianti paralleli 

Da due giorni, a HK scoppiano tafferugli provocati da proteste piuttosto decise contro i “commercianti paralleli”. Si tratta di cinesi continentali che sfruttano visti a ingressi multipli per fare incetta a HK di beni che non si trovano in patria, per poi importarli e rivenderli a prezzi maggiorati.
Il fenomeno crea problemi da tempo (le prime proteste sono del 2012), perché gli hongkonghini si trovano improvvisamente sprovvisti di beni di prima necessità, oppure devono fare file interminabili per comprarseli, sgomitando con i “commercianti paralleli”. Questo fenomeno sembra acuire i sentimenti anticinesi della popolazione locale e, nell’ultimo periodo, la protesta “democratica” di OccupyHK sembra aver lasciato il posto ad azioni più rabbiose, di natura xenofoba.

GIAPPONE – anche gli hacker trovano lavoro


Foto credit: japandailypress.com

A partire dal prossimo anno fiscale, che inizia ad aprile, il governo assumerà circa un centinaio di hacker "buoni", i cosiddetti "white hat" – cappello bianco. L’iniziativa arriva in risposta all’urgenza di rispondere in maniera adeguata alle minacce informatiche poste ai siti del governo di Tokyo in costante crescita negli ultimi due anni.
L’agenzia per la sicurezza informatica (NISC) ha tracciato un profilo degli esperti: devono saperne di computer, ovvio, ma soprattutto conoscere la società contemporanea. E pensare in modo strategico.

COREA DEL NORD – Pyongyang alza i salari a Kaesong

Sono i salari nel complesso industriale congiunto di Kaesong il nuovo argomento di scontro tra le due Coree. Il 26 febbraio Pyongyang ha deciso di che le aziende che operano nell’area industriale dovranno alzare il salario minimo per i circa 50mila nordcoreani impiegati dalla piccole e medie aziende del Sud.
L’associazione degli imprenditori sarebbe anche d’accordo con la misura, ma il governo di Seul critica i modi e i tempi della decisione, presa con una scelta unilaterale dal regime e pertanto difficile da digerire. Il complesso è il risultato concreto più duratura della politica di distensione tra le due Coree portata avanti all’inizio degli anni Duemila, capace di ressitere anche a terremoti come la crisi nucleare del 2013. Con la decisione il salario per gli operai nordcoreani sarà portato da circa 150 a 164 dollari al mese.

[Foto credit: fmprc.gov.cn]