Clubhouse, la popolare app che consente alle persone di creare gruppi di discussione digitali, afferma che sta riesaminando le sue pratiche di sicurezza dei dati dopo che lo Stanford Internet Observatory (SIO) ha rilevato potenziali vulnerabilità nella sua infrastruttura che potrebbero consentire l’accesso esterno ai dati audio grezzi degli utenti. SIO ha confermato che Agora, una start-up con sede a Shanghai con uffici nella Silicon Valley, fornirebbe infrastrutture di back-end vulnerabili a Clubhouse, causando l’esposizione degli ID utente in chiaro su Internet, rendendoli “semplici da intercettare”. ll software principale di Clubhouse si baserebbe infatti su una vecchia versione della libreria vocale di Agora, che utilizza funzioni di crittografia deprecate, secondo la loro documentazione tecnica, che renderebbe di conseguenza visibili i dati contenuti nella libreria. Ulteriori timori sono sorti riguardo al fatto che Agora avrebbe permesso al PCC l’accesso agli estratti audio degli utenti, poiché in quanto entità cinese – e quindi soggetta alle leggi cinesi sulla sicurezza informatica – sarebbe legalmente tenuta ad assistere il governo nel localizzare e archiviare i messaggi audio. Nel rapporto, il SIO sottolinea che Agora avrebbe dichiarato di non memorizzare i dati degli utenti o i metadati “tranne che per monitorare la qualità della rete e fatturare i suoi clienti”, il che significa che la società non potrebbe fornire alcuna registrazione dei dati degli utenti se Pechino lo richiedesse. Inoltre, fintanto che l’audio è archiviato negli Stati Uniti, sarebbe improbabile che il governo cinese possa accedervi. In una dichiarazione inclusa nel rapporto rilasciato da SIO, i portavoce di Clubhouse hanno dichiarato che il servizio informatico dell’app avrebbe implementato modifiche nell’arco di 72 ore per aggiungere “crittografia e blocchi aggiuntivi per impedire ai clienti Clubhouse di trasmettere ping ai server cinesi”.  L’app ha inoltre in programma di coinvolgere una società di sicurezza dei dati esterna per esaminare e convalidare queste modifiche. [fonte SCMP]

OMS: Pechino ha rifiutato di fornire dati grezzi sui primi casi di COVID

La Cina ha rifiutato di fornire i dati sui primi casi di COVID-19 ad un team guidato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha indagato sulle origini della pandemia. È quanto afferma Dominic Dwyer, australiano esperto di malattie infettive e membro del team dell’OMS che, nella dalla fase iniziale dell’epidemia nella città di Wuhan, aveva richiesto i dati dei primi 174 casi, di cui però è stato fornito solo un riepilogo. Tali dati grezzi sono noti come “line listings”, e sono in genere rapporti contenenti dettagli quali le domande poste ai singoli pazienti, le loro risposte e come esse sono state analizzate. Ottenore l’accesso ai dati grezzi era particolarmente importante poiché solo la metà dei 174 casi era stata esposta al mercato di Huanan, il centro di pesce all’ingrosso ora chiuso a Wuhan dove il virus è stato inizialmente rilevato. L’indagine sulle origini di COVID-19 è stata tormentata da ritardi, preoccupazioni per l’accesso ai dati e battibecchi tra Pechino e Washington, che ha accusato la Cina di nascondere le proporzioni dell’epidemia iniziale e criticava i termini della visita dell’OMS a Pechino, in base alla quale esperti cinesi hanno condotto la prima fase di ricerca. Il team infatti, arrivato in Cina a gennaio per quattro settimane di indagini, si sarebbe limitato alle visite organizzate dai loro ospiti cinesi, che non includeva il contatto con i membri della comunità, a causa delle restrizioni sanitarie, che avevano obbligato gli scienziati a trascorrere le prime due settimane sono state trascorse in quarantena alberghiera. Il rifiuto della Cina di consegnare i dati sui primi casi di COVID-19 ha ottenuto una notevole copertura sui media internazionali, e venerdì scorso è stato segnalato dal Wall Street Journal e dal New York Times. Il ministero degli Esteri cinese non ha risposto alla richiesta di commento ma Pechino ha già ribadito la sua trasparenza nella gestione dell’epidemia e la sua cooperazione con la missione dell’OMS. Riguardo al progresso delle indagini, Dwyer ha affermato che il lavoro all’interno del team OMS è stato armonioso, ma che a volte ci sono state “discussioni” con le loro controparti cinesi sull’interpretazione e il significato dei dati. [fonte Reuters]

Hong Kong stringe controlli finanziari per i funzionari cinesi

Secondo un recente documento di consultazione sulle norme antiriciclaggio, Hong Kong espanderà il controllo sui flussi di capitali e sulle transazioni da parte di funzionari cinesi, implementando ispezioni finanziarie rinforzate sulle “persone politicamente esposte”(PEP). Le istituzioni finanziarie di Hong Kong – così come alcune attività e professioni non finanziarie designate – saranno tenute a condurre una maggiore due diligence sulle PEP cinesi, sui loro familiari e sui loro stretti collaboratori, con l’obiettivo di smascherare possibili schemi di riciclaggio di denaro, diversione di fondi o finanziamento del terrorismo. Come parte delle proposte, Hong Kong cercherà di inasprire i requisiti per le operazioni di trading di asset virtuali e di introdurre un regime di registrazione a due livelli per i rapporti d’affari in strumenti basati su asset preziosi, secondo quanto affermato dal dipartimento della finanza dell’ex colonia britannica. Hong Kong sta cercando di migliorare la conformità delle normative antiriciclaggio in vista di una serie di valutazioni del suo livello di trasparenza nei prossimi anni e gli emendamenti proposti fanno parte del piano del PCC per mettere fine alla corruzione tra i quadri governativi e i dirigenti aziendali: ad oggi, sarebbero più di 1,5 milioni i funzionari governativi puniti dalla campagna anticorruzione cinese. [fonte Bloomberg]

Dopo il Regno Unito, anche la Germania stacca la spina alla CGTN

La China Global Television Network ha perso la licenza che le permetteva di andare in onda in Germania. La revoca è avvenuta solo pochi giorni dopo il blocco del canale cinese in Gran Bretagna. L’autorità responsabile dei media dello stato tedesco del Nord Reno-Westfalia ha affermato che la CGTN non può più andare in onda in Germania poiché la sua licenza – rilasciata dal regolatore britannico Ofcom – era stata revocata da quest’ultimo la settimana scorsa in quanto il canale era ingiustamente detenuto da una società con sede a Hong Kong. L’Ofcom aveva inoltre negato alla CGTN la richiesta di trasferire la sua licenza a un’altra entità che sarebbe stata controllata in ultima analisi dal Partito comunista cinese. Le trasmissioni televisive in Europa sono coperte dalla convenzione televisiva transfrontaliera stipulata nel 1989 dal Consiglio d’Europa, che conta ancora la Gran Bretagna tra i suoi 47 membri. La convenzione consente alle reti con la licenza di distribuzione emessa uno stato membro di essere trasmesse in tutta la regione. La revoca di una licenza di distribuzione emessa da un altro membro del consiglio comporta il blocco delle trasmissioni. [fonte SCMP]

Prolungata la detenzione di Aung San Suu Kyi 

Aung San Suu Kyi rimarrà agli arresti fino a mercoledì. La prima udienza, che si sarebbe dovuta tenere oggi, è stata posticipata per motivazioni non note. Intanto la situazione nel paese continua a rimanere incerta. Poco fa è stata ripristinata la connessione internet dopo otto ore di blackout. Negli ultimi giorni i blindati dei militari hanno raggiunto varie città del paese. Le proteste si sono estese anche al confine orientale con la Cina. Ieri, a Myitkyina, nello stato Kachin, si sono vissuti momenti di tensione quando le forze di sicurezza hanno sparato contro i manifestanti, sebbene non sia chiaro se siano stati utilizzati proiettili veri o di gomma. Diversi giornalisti sul posto al momento dell’operazione sono stati arrestati. Intanto poco fa è stata ripristinata la connessione internet dopo otto ore di blackout. La condanna di Onu e Ue non sembrano smuovere la giunta militare, anche se cominciano le prime defezioni. Nella città meridionale di Dawei, sette agenti di polizia hanno rotto i ranghi per unirsi ai manifestanti contro il colpo di stato. [fonte Reuters, Reuters]

Ha collaborato Alessandra Colarizi

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