Secondo l’ultimo rapporto del Committee to Protect Journalists (CPJ) pubblicato oggi la Cina ha tenuto in prigione almeno 47 giornalisti nel 2020, confermando il trend dell’anno scorso che ha portato il paese in cima alla classifica mondiale per numero di detenzioni nei confronti della categoria. Circa la metà degli individui incarcerati proviene dalla regione autonoma dello Xinjiang ed è accusata di doppiogiochismo nei confronti del Partito Comunista Cinese, di cui avrebbero macchiato l’immagine con i propri articoli. Tra i giornalisti incarcerati c’è anche Zhang Zhan, l’ex-avvocatessa che ha coperto gli sviluppi della pandemia da Wuhan e che secondo le ultime notizie diffuse dal suo legale si troverebbe in condizioni drammatiche. Solo pochi giorni fa, una collaboratrice cinese di Bloomberg è stata arrestata per “aver mettesso in pericolo la sicurezza nazionale “. Secondo il CJP, a contribuire al deterioramento delle condizioni dei giornalisti in Cina sono stati soprattutto la pandemia e il crescente antagonismo dei governi stranieri a cui Pechino ha risposto con misure come la detenzione o l’allontanamento dei corrispondenti. La Cina si trova al 177° posto su 180 paesi per la libertà di stampa, secondo l’indice di Reporters Without Borders. [Fonte: SCMP]

Pechino multa le big tech per “comportamento monopolistico”

L’ente regolatore cinese ha deciso di colpire alcune delle principali aziende digitali del paese per creare un deterrente contro la tendenza che vede concentrarsi le risorse solo intorno alle piattaforme principali. La multa, dal valore di 500 mila yuan (circa 77 mila dollari) è stata assegnata ad Alibaba Investment, l’editore di e-book China Literature e l’operatore di sistemi di armadietti espressi Shenzhen Hive Box Technology. Tutte e tre le società sono affiliare ai maggiori player del mercato digitale cinese: Alibaba, Tencent e SF Holding. Secondo le dichiarazioni di lunedì, queste sono le prime misure derivate dalla bozza elaborata in novembre che determina le linee guida antitrust promosse da Pechino. L’obbiettivo del governo è quello di tutelare i consumatori cinesi e “prevenire l’espansione disordinata del capitale”. Il motivo della sanzione è legato anche al comportamento dei giganti tech nell’acquisire le tre società in questione: gli accordi, avvenuti dal 2014, avrebbero dovuto procedere attraverso una prima fase di approvazione da parte dell’ente regolatore – data l’entità economica dell’acquisizione. La mossa di pechino ha avuto un impatto immediato sulle azioni delle tre corporation, che sono in discesa a partire dalle prime misure antitrust del 10 novembre che avevano messo un freno alla IPO di Alibaba. [Fonte: SCMP, Caixin]

Nuovi casi di Covid-19 in Cina, Pechino procede con test di massa

In quattro città cinesi sono stati individuati dei nuovi casi di trasmissione locale di Covid-19, di cui non è chiara l’origine. Chengdu, Dongning e Suifenhe nella provincia dello Heilongjiang e Turpan nella regione autonoma dello Xinjiang stanno effettuando in questi giorni dei massicci programmi di test di massa per contrastare la diffusione del virus. Oltre ai test, le città sono ora entrate in fase di semi-lockdown in attesa che si arresti la fase emergenziale. Alcuni quartieri sono isolati e ai cittadini è temporaneamente vietato lasciare la città. I casi non importati di Covid in Cina sono ancora un fatto raro, ma in queste ultime settimane Pechino sta elaborando un piano di “normalità epidemica” fatta di test e eventuali mini-lockdown nelle maggiori città cinesi durante la stagione invernale. Ad oggi la Cina non si considera esclusa dal fenomeno pandemico globale, e sta aumentando i controlli sulle merci importate che vengono considerate la fonte a più alto rischio di trasmissione del virus sul suolo nazionale. Questi due fattori suggeriscono che la strategia cinese nei prossimi mesi potrebbe focalizzarsi quindi sulla catena del freddo e sull’intensificazione dei controlli locali. [Fonte: Global Times]

L’intelligenza artificiale sbarca nel mondo giuridico cinese

In Cina un esperimento di applicazione dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei contratti legali si è rivelata vincente: il sistema ha dimostrato un’accuratezza superiore al 96% contro un team di 16 avvocati e studenti di giurisprudenza. Il compito dell’analisi dei contratti è uno dei più comuni e spesso noiosi oneri degli studi legali, e il programma è riuscito a completare l’operazione richiesta in 60 secondi. Durante l’esperimento i concorrenti sono stati divisi in piccoli gruppi, alcuni in collaborazione con il programma e altri senza per una durata di 30 minuti, affrontando cinque contratti dalla lunghezza complessiva di 20 mila righe di testo. Il programma AI chiamato Alice – acronimo di Alibaba Collection of Encoder-decoders – potrebbe presto diventare essenziale nella gestione delle pratiche legali in Cina, soprattutto per accelerare noiose attività routinarie. Da questa primavera a Shanghai già 10 tribunali hanno sostituito alcuni impiegati con l’intelligenza artificiale per trascrivere le note dei casi, recuperare file e presentare prove in formato digitale. Secondo una ricerca del 2018 citata dal China Daily sarebbero proprio alcune categorie di impiegati – e non gli operai – a essere esposti al rischio di automazione. [Fonte: Inkstone]

Corea del Sud: approvata legge per vietare i volantini verso il Nord

Seoul ha appena approvato un disegno di legge che criminalizza il lancio di volantini di propaganda verso la Corea del Nord: attività a cui si dedicano da tempo diversi gruppi di attivisti, tra cui molti nordcoreani fuggiti al sud. Oltre ai volantini vengono spesso spedite banconote di piccolo taglio, chiavette USB contenenti materiali audio e video, cibo e medicine inseriti in bottiglie gettate nella corrente o legati a palloncini. Il nuovo divieto è inserito nell’emendamento allo sviluppo della legge sulle relazioni bilaterali tra le due Coree, che impediscono ora la dispersione di qualsiasi materiale stampato, merci, denaro o altri oggetti di valore attraverso il 38° parallelo. La proposta era arrivata in giugno, quando la sorella del leader supremo Kim Yo Jong aveva minacciato Seoul di prepararsi a un peggioramento delle relazioni se non avesse preso delle misure per contenere il fenomeno. Infrangere la legge potrebbe costare fino a tre anni di carcere o 30 milioni di won (28 mila dollari), ma non sono poche le persone intenzionate a continuare la loro missione per “far sapere la verità ai nordcoreani”. Human Rights Watch ha già denunciato l’emendamento definendolo una “strategia sbagliata” per ottenere l’approvazione di Pyongyang, dato che questo è anche un metodo che alcuni defectors nordcoreani utilizzano per inviare le rimesse alle famiglie rimaste oltre il confine. [Fonte: Reuters]

Apple apre le indagini sull’appaltatore taiwanese in India

Nella giornata di sabato migliaia di operai dell’impianto di produzione di iPhone Wistron Corp hanno protestato per il mancato pagamento dei salari. La Wistron è un’azienda nata a Taiwan che da oltre quattro anni produce iPhone per conto della nota compagnia americana e l’apertura di alcuni stabilimenti su suolo indiano era stata vista di buon grado da New Delhi. Il tono violento delle proteste ha causato oltre 60 milioni di dollari di perdite e portato all’arresto di 149 persone per quello che il sindacalista MD Harigovind ha definito “brutale sfruttamento dei lavoratori”. Apple ha dunque aperto un’indagine nei confronti del partner taiwanese per sfruttamento del lavoro. [Fonte: Reuters]

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