La nostra rassegna quotidiana


La Cina non permetterà il caos in Corea

La Cina non permetterà in alcun modo una guerra o il caos nella penisola coreana. È stato chiaro Geng Shuang, un portavoce del Ministero degli esteri cinese, a poche ore dalla decisione del Consiglio di sicurezza Onu di approvare nuove sanzioni contro Pyongyang, dopo l’ultimo test atomico sotterraneo e alcuni lanci di missili a medio-lungo raggio. Confermando l’intenzione di tagliare le esportazioni di petrolio da 8,5 a 2 milioni di barili all’anno, come previsto dalla risoluzione di ieri, Pechino ribadisce l’assoluta necessità di mantenere la pace e la stabilità nella penisola e in tutto il Nordest asiatico. Perciò rilancia l’idea dei colloqui a sei — con Russia, Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti — per allentare le tensioni. L’unica soluzione è quella pacifica del dialogo, dicono da Pechino. Parole a cui fa eco il più insospettabile degli sponsor: Steve Bannon, l’ex consigliere strategico della Casa Bianca. Il fondatore di Breitbart News, noto per le sue posizioni ultra-conservatrici, invita gli Stati Uniti, dalle colonne del quotidiano hongkonghese South China Morning Post, a mettere da parte ogni ipotesi di soluzione militare e a sedersi al tavolo delle trattative.

Inquinamento atmosferico nel Nord della Cina: da quest’anno più controlli

Arriverà prima del solito la cappa di smog e inquinanti industriali sulla Cina settentrionale quest’anno. Colpa di condizioni atmosferiche sfavorevoli, spiegano gli esperti del Ministero dell’ambiente di Pechino, come temperature più alte e umidità, che potrebbero mettere a rischio il rispetto degli obiettivi di controllo delle emissioni fissati dal governo di Pechino nel 2013. Così da aprile di quest’anno sono all’opera oltre 5mila ispettori dell’ambiente chiamati a fare pressioni sulle autorità locali per il rispetto dei parametri di legge. I controlli saranno svolti ogni due settimane fino al 2018. Uno sforzo notevole, visto che le aziende più inquinanti sono spesso piccole aziende a conduzione familiare spesso senza licenze e quindi più difficili da reperire senza l’aiuto delle comunità locali. Il Global Times la chiama «la più grande campagna di protezione ambientale nella storia della Cina». Ma servirà poco tempo per avere un’idea più precisa dei suoi risultati — e gli eventuali miglioramenti sull’aria di Pechino in particolare.

Filippine, stop ai finanziamenti alla Commissione per i diritti umani

L’agenzia governativa filippina incaricata di indagare sul rispetto dei diritti umani — e anche, quindi, sulla campagna anti-droga del presidente Rodrigo Duterte — riceverà dall’anno prossimo un finanziamento pubblico di appena 20 dollari. La decisione è stata votata a maggioranza dalla Camera del Parlamento filippino. Nel 2017 la commissione aveva ricevuto quasi 10 milioni di euro di finanziamenti e ne aveva richiesti il doppio per il 2018. La decisione della Camera dovrà ora essere ratificata anche in Senato. Intanto però Human Rights Watch attacca l’amministrazione Duterte definendo il voto «irresponsabile». Duterte ha spesso attaccato la commissione che aveva a sua volta condannato gli omicidi extragiudiziari e la violenza della polizia nella feroce guerra alla droga lanciata dal presidente filippino. Pantaleon Alvarez, presidente della Camera e alleato di Duterte non ha esitato a definire la commissione «inutile».