Mentre l’Italia rivive nuovamente il dramma dell’Ilva e dell’incerto futuro della più grande acciaieria d’Europa, un grosso conglomerato cinese decide di salvare dalla bancarotta la British Steel, seconda produttore di acciaio inglese. Il privato Jingye Group, precedentemente guidato da un ex- ufficiale del Partito Comunista e attivo nel settore turistico, immobiliare e chimico, ha acquistato la compagnia inglese dall’Uk Insolvency Service per 50 milioni di sterline, un’azione che potrebbe salvare direttamente e inderettamente il posto di lavoro di circa 20 mila persone, tra dipendenti e attori della filiera. Tuttavia, la compravendita è guardata con sospetto da industriali e sindacati, i quali si domandano come pensino esattamente i cinesi di riuscire in ciò in cui tanti altri prima di loro hanno fallito, nel tentativo di rendere profittevole un’azienda che negli ulitmi 20 è stata fusa o venduta tre volte. Secondo Andrzej Kotas, direttore della Metals Consulting International, il problema dell’Inghilterra è l’alto costo energetico che rende certi settori industriali scarsamente competitivi, di conseguenza non basteranno nuovi capitali per garantire un futuro differente all’impresa. “Abbiamo lottato per anni per impedire che l’acciao economico dalla Cina rovinasse il Regno Unito” afferma invece Paul Warren, membro della Community steel union. Per Warren, i cinesi non sono interessati realmente a salvare la British Steel e a guadagnare mercati europei, o per lo meno non solo. Il loro obbiettivo principale sarebbe quello di acquisire tecnologie e know-how europeo da riportare in patria per poi abbandonare l’azienda. [fonte: FT]

La crescita di Amazon China mette a rischio la qualità dei prodotti e del mercato

Secondo un’indagine del Wall Street Journal (Wsj), tra maggio e agosto, 10.870 prodotti immessi sul mercato online di Amazon sono stati dichiarati dalle agenzie federali americane come non sicuri, riportanti false etichette o contraffatti. Il 54% dei venditori coinvolti era cinese. Amazon è da tempo che prova a sfondare nel mercato mandarino, ad oggi prevalentemente in mano ad Alibaba, suo principale competitor. Questo ha portato il colosso americano a puntare su di un maggiore coinvolgimento di produttori e rivenditori cinesi. Tuttavia, ora il reclutamento di massa si sta rivelando un’arma a doppio taglio. Si calcola che in Cina venga caricato un nuovo prodotto su Amazon ogni 1,5 secondi e molti rivenditori occidentali temono non solo un decremento nella qualità del mercato, ma soprattutto di rimanerne gradualmente tagliati fuori. Su 10mila degli account più recensiti ad ottobre su Amazon US, ben il 38% si trovava in Cina. In risposta all’articolo del Wsj, il portavoce di Amazon ha dichiarato: “i cattivi utenti rappresentano una minuscola frazione dell’attività del nostro mercato e, come per i venditori onesti, possono provenire da ogni angolo del mondo. A prescidnere da dove arrivino noi lavoriamo duramente per fermarli prima che possano avere un impatto”. L’azienda sottolinea come nel 2018 siano stati circa 3 miliardi gli oggetti bloccati o segnalati come sospetti per diversi tipi di violazioni. [fonte: WSJ]

Cina: La peste suina africana mette a rischio le scorte mondiali di anticoaugulanti

E’ estratta dagli intestini suini ed è prodotta prelavantemente in Cina. Parliamo dell’eparina, anticoagulante utilizzato per trattare attacchi cardiaci, problemi cardiovascolari, trombosi e numerose altre patologie e complicanze. Solo negli Stati Uniti sono più di 10 milioni le persone ad averne bisogno. Oggi la peste suina africana sta colpendo un quarto dei maiali in tutto il mondo e metà di quelli allevati in Cina. La gravità del contagio sta portando i ricercatori a sondare un “imminente rischio” per le scorte globali di eparina. Questo accade perché circa il 60-80% degli ingredienti chiave dei farmaci a base di tale sostanza è preparato da imprese cinesi per poi essere fornito alle compagnie farmaceutiche nei cinque continenti. L’OMS sta esortando i governi a stoccare delle riserve di eparina in caso di crisi.[fonte: Bloomberg]

Cina: il dramma del debito, un ospedale chiede prestiti ai propri infermieri

Quando il direttore ha detto che serviva un nuovo ospedale, i dipendenti non pensavano certo di dover essere loro a prestare i soldi per la costruzione. Accade a Ruzhou, città di un milione di abitanti nel centro della Cina, dove gli operatori sanitari vengono esortati a donare gran parte dei propri stipendi o persino ad andare in banca a richiedere prestiti per finanziare il nuovo ospedale cittadino. In Cina gli stipendi della sanità sono notevolemnte inferiori a quelli europei e numerosi si sono lamentati con le emittenti locali per non essere in grado di prestare migliaia di euro, mentre sui social e nei forum online appaiono messaggi come “Oltre il danno, la beffa”. La verità è che Ruzhou è l’emblema di una nazione profondamente indebitata con trilioni di conti in rosso e ai minimi storici di crescita negli ultimi 30 anni. Governi locali come Ruzhou hanno a lungo richiesto prestiti al fine di creare lavoro o incentivare la produzione mentre i tentativi di Pechino di scongiurare il debito attraverso nuove regolamentazioni, hanno creato un effetto indesiderato. Anziché implementare modelli finanziari ed economici maggiormente sostenibili, numerose città cinesi hanno ricercato soluzioni alternative, reperendo le risorse necessarie attraverso ospedali, scuole o altre istituzioni. [fonte: NYT]

Edward Snowden accusa la Cina di aver censurato il suo libro

La sua onestà non è piaciuta né al governo americano, né tantomeno a quello cinese. Con Edward Snowden anche le posizioni di due stati in piena guerra commerciale paiono più vicine di quanto sembrino. L’ex-hacker dei servizi segreti americani, ora residente in Russia, è divenuto celebre per aver smascherato gli abusi perpetrati dal proprio governo in merito a questioni di spioniaggio e sicurezza informatica. Nei suoi anni di servizio lavorò anche al controspionaggio cinese, conoscendo da vicino la tecnologia cyber-militare di Pechino e i tentativi di hackeraggio dei dati americani. Questa parte di racconto della sua esperienza non è però stata gradita alla Cina, che ha deciso di eliminarla dal suo nuovo libro “Permanent Record”, insieme a tanti altri riferimenti alla “Grande muraglia digitale” e alla censura di un paese “esplicitamente anti-democratico”. L’autore ha deciso quindi di tornare a far sentire la sua voce nello stesso modo che l’ha reso celebre: whistle-blowing, ovvero, “facendo la spia” e dichiarando di essere disposto a caricare una versione integrale del suo libro online. [fonte: SCMP]

Hong Kong: segni di recessione, anche Disney dichiara perdite per 250 milioni

Un ragazzo di 22 anni cade da un parcheggio durante una carica, muore. Le proteste tornano ad intensificarsi, la polizia riprende a sparare, una donna viene data alle fiamme. Gli avvenimenti che stanno sconvolgendo Hong Kong e il mondo negli ultimi giorni saranno anche specchio di una crisi socio-politica e culturale senza precedenti, ma sono anche all’origine di una crisi economica che sta conducendo il paese verso la recessione. I negozi per strada chiudono le serrande, i turisti si tengono alla larga e gli operatori del settore lamentano gravi danni. L’ultima testimonianza arriva da Disneyland HK, la quale dichiara di aver previsto una perdita di 250 milioni di euro in profitti per il nuovo anno fiscale. Nel terzo quadrimestre del 2019, il Pil dell’isola si è contratto del 3,2%, un dato significativo rispetto alla diminuzione del 0,4% del quadrimestre precedente. Ad agosto, per via delle incessanti proteste degli isolani contro il governo cinese, gli arrivi in città hanno visto i peggiori livelli sin dalla crisi di SARS del 2003, mentre ad ottobre, c’è stato un crollo di visitatori del 50% rispetto all’anno precedente. [fonte: CNN]

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