In occasione del Capodanno lunare in Cina si usa eliminare dalle case tutto quello che si pensa abbia portato male, compresi i vestiti, rinnovare il guardaroba con capi rossi per le celebrazioni o viziarsi con il capo desiderato per tanto tempo e finalmente acquistato. Insomma la moda è spesso al centro dello shopping compulsivo cui si assiste nei giorni precedenti il Capodanno, con conseguenze ambientali devastanti per la Cina per prima. Ne parla Christina Deanin un editoriale per la Cnn. Fondatrice di Redress e di R Collective che si occupano di advocacy e upcycle nel settore moda, che da solo pesa per il 10% sul totale delle emissioni di gas clima alteranti nell’atmosfera e per 20% sull’inquinamento delle falde acquifere, a causa dell’uso di prodotti chimici nelle varie fasi produttive. Nella Cina che consuma, nascono i primi designer che mixano sostenibilità dei materiali a innovazione per un futuro migliore.

La Cina nel discorso sullo Stato dell’Unione

Lo ha ricordato anche nel suo discorso sullo Stato dell’Unione: Trump pretende dalla Cina concessioni strutturali “per porre fine alle pratiche commerciali sleali, ridurre il nostro deficit commerciale cronico e proteggere i posti di lavoro americani “. Mentre in Cina sono in corso i festeggiamenti per il Capodanno cinese, secondo il Wall Street Journal, i colloqui sono ancora in corso e Pechino avrebbe abbandonato le tradizionali resistenze, diminuendo il numero delle questioni considerate non negoziabili tra le 142 richieste commerciali avanzate da Washington. La cybersicurezza rientrerebbe tra i nuovi argomenti di dialogo. I negoziati riprenderanno a pieno regime la prossima settimana, quando – secondo la Reuters – il rappresentante per il commercio degli Stati Uniti Robert Lighthizer e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin saranno a Pechino. Il tempo stringe. In assenza di un accordo, il 2 marzo Washington incrementerà le tariffe sul made in China dal 10 al 25%. La decisione finale verrà verosimilmente presa da Trump e il presidente cinese Xi Jinping durante un faccia a faccia che – stando a quanto affermato da The Donald – potrebbe avvenire in Vietnam a margine del secondo atteso meeting con il leader nordcoreano Kim Jong-un (27-28 febbraio).

Dura risposta di Pechino alle accuse di protezionismo

Pechino a muso duro contro le accuse avanzate da Washington per mancanza di conformità con il principio portante di libero mercato del World Trade Organization (WTO). Secondo il ministro del commercio cinese, il documento prodotto da Washington è inattendibile e le accuse di unilateralismo e di protezionismo sarebbero prive di fondamento e frutto di un’analisi parziale e incentrata sul diritto americano interno più che sugli accordi e le regole di commercio multilaterale promosse dal WTO. Secondo l’amministrazione Trump, cercare di negoziare nuove regole all’interno del WTO per contenere l’atteggiamento mercantilistico cinese è una perdita di tempo e l’unica via percorribile è un approccio unilaterale volto a proteggere i lavoratori e le imprese americane. Con questo documento, Washington ha essenzialmente voluto giustificare agli occhi del Congresso americano le scelte politiche che hanno dato il via alla guerra commerciale con Pechino.

Espianti forzati, comunità scientifica internazionale “complice” di Pechino

Oltre 400 paper scientifici sul trapianto di organi potrebbero aver violato il codice etico che impone una verifica della volontarietà delle donazioni. Lo afferma uno studio pubblicato mercoledì sulla rivista medica BMJ Open secondo il quale la ricerca internazionale sarebbe complici dei metodi “barbarici” di acquisizione degli organi adottati sui prigionieri cinesi. Un rapporto pubblicato nel 2016 ha riscontrato una notevole discrepanza tra le cifre ufficiali dei
trapianti rilasciate dal governo cinese (10.000 l’anno) e i dati ospedalieri (tra 60.000 e 100.000). Un divario che attesterebbe l’impiego di prigionieri di coscienza giustiziati. Nonostante una condanna formale del parlamento europeo del 2017, secondo l’autrice dello studio il 99% delle ricerche in lingua inglese condotte tra il 2000 e il 2017 non sono state in grado di verificare la provenienza degli organi.

Il Myanmar verso un emendamento della costituzione

Stamattina, il parlamento birmano ha approvato la creazione di una commissione per discutere la modifica della Costituzione del paese, nonostante le obiezioni sollevate dai legislatori allineati alle forze armate contro una mossa che minaccia di sfidare il potere dell’esercito. La scorsa settimana la Lega nazionale per la democrazia (NLD) di Aung San Suu Kyi ha presentato una “proposta di emergenza” volta a modificare parti della Costituzione del 2008
redatta dai militari che preclude a Suu Kyi la possibilità di diventare presidente, affida la guida dei principali ministeri e un quarto dei seggi in parlamento all’esercito. Per poter procedere con la modifica servono il 75% dei voti favorevoli e con il potere di veto in mano ai militari non sarà cosa semplice.

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