ll direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha chiesto ulteriori accertamenti per appurare che l’epidemia non sia il frutto di un errore umano. Sebbene il team abbia concluso che una perdita di laboratorio è l’ipotesi meno probabile”, sono necessarie “ulteriori indagini, potenzialmente con missioni aggiuntive che coinvolgano esperti specializzati, che sono pronto a schierare”, ha spiegato Tedros ventilando per la prima volta la possibilità che il contagio non sia avvenuto da animale a uomo come sostenuto dallo studio redatto congiuntamente dagli scienziati cinesi e la squadra dell’Oms dopo la visita in Cina. “Per comprendere i primi casi, gli scienziati trarrebbero vantaggio dal pieno accesso ai dati, compresi i campioni biologici risalenti almeno a settembre 2019”, ha aggiunto l’esperto. Nella giornata di ieri, Stati uniti, Gran Bretagna, Giappone e altri paesi hanno pubblicato un comunicato congiunto per chiedere maggiore trasparenza nell’analisi e nella valutazione dei dati. La stessa richiesta è stata avanzata dall’Ue attraverso la propria delegazione all’Onu. La reazione di Pechino non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri cinese ha avvertito che “la politicizzazione della questione della tracciabilità del virus ostacolerà seriamente la cooperazione globale, minerà gli sforzi globali contro la pandemia e porterà a ulteriori perdite di vite umane”, mentre esperti consultati dal nazionalista Global Times hanno invitato l’Oms a estendere le indagini all’estero, a cominciare dagli Stati uniti dove i casi di coronavirus continuano a crescere in 22 stati. [fonte Bloomberg, WSJ]

Pechino è ancora il più grande produttore di energia elettrica da carbone

La strada di Pechino verso la neutralità carbonica è in salita. Secondo un recente studio di Ember, un gruppo di ricerca con sede a Londra, la Cina nel 2020 ha rappresentato il 53 per cento dell’energia elettrica generata da carbone in tutto il mondo. Negli ultimi cinque anni, la produzione cinese di energia da carbon fossile è aumentata annualmente dell’1,7 per cento, tanto che nel 2015 costituiva ancora il 44% del totale globale. La Cina è stato l’unico paese del G20 a riportare un incremento della generazione di energia di carbone, nonostante i massicci investimenti nelle rinnovabili. Stando a Ember, il gigante asiatico non è in grado di trovare energia pulita per soddisfare il rapido aumento della domanda e le rinnovabili hanno raggiunto solo la metà della crescita del consumo di quella di carbone. Secondo i calcoli del gruppo di ricerca, la Cina ha ridotto la quota del carbone nel consumo energetico totale, partendo da circa il 70 per cento un decennio fa fino ad arrivare al 56,8 per cento lo scorso anno. Ma i volumi di generazione assoluta sono aumentati del 19 per cento nel periodo 2016-2020. [fonte Reuters ]

Gli insegnamenti della crisi del canale di Suez

La crisi del canale di Suez, sebbene quasi risolta, ha messo in luce i rischi derivanti dell’eccessiva dipendenza dall’impervia rotta marittima. Giorni fa, un commerciante di cereali cinese spiegava come fosse impraticabile per le navi più piccole girare intorno al Capo di Buona Speranza e come l’incidente della Ever Given avrebbe potuto compromettere le importazioni di grano dall’Ucraina, che passano proprio attraverso lo stretto egiziano. Ma come sempre non tutti i mali vengono per nuocere. Con il canale fuori uso più aziende hanno preso in considerazione i collegamenti ferroviari a tutto vantaggio della linea Yiwu-Xinjiang-Europa, fiore all’occhiello della Belt and Road. “Spedizioni che normalmente impiegano 30-40 giorni in nave dalla Cina all’Europa, richiedono solo 15-25 giorni di treno”, commenta il commerciante. E le tariffe di trasporto di treni e navi sono complessivamente simili, nonostante la domanda per le rotte terrestri sia in forte espansione. Detto questo, è altamente improbabile che i collegamenti ferroviari possano sostituire in toto il trasporto marittimo. Basta pensare che una nave da carico di grandi dimensioni può trasportare più di 20.000 container standard. Per trasportare lo stesso quantitativo di merci via treno occorrerebbero 50 viaggi. [fonte GT]

Cina e Usa collaborano su Marte

Cina e Stati uniti hanno condiviso informazioni sulle rispettive missioni marziane. Secondo quanto annunciato lunedì, “per garantire la sicurezza delle nostre rispettive missioni, la Nasa si sta coordinando con gli Emirati Arabi Uniti, l’Agenzia spaziale europea, l’Organizzazione per la ricerca spaziale indiana e l’Amministrazione spaziale nazionale cinese, che hanno tutti veicoli spaziali in orbita attorno a Marte”. Una legge del 2011 vieta all’agenzia spaziale americana di collaborare con la Cina a meno che – come in questo caso – non venga espressamente autorizzata dal Congresso. Per quanto rari, scambi con la China National Space Administration erano già avvenuti nel 2019 quando le autorità statunitensi hanno richiesto informazioni sulla spedizione lunare Chang’e 4. Non è chiaro se gli ultimi colloqui abbiano riguardato solo Tianwen-1, la missione con cui Pechino sta esplorando Marte. La scorsa settimana il capo della NASA Steve Jurczyk aveva espresso preoccupazione per l’impatto negativo delle restrizioni sulla cooperazione con l’agenzia cinese, uno dei tanti settori ad aver risentito del generale peggioramento dei rapporti bilaterali durante l’amministrazione Trump. Ma a compromettere le future sinergie spaziali potrebbero non essere solo le preoccupazioni in materia di sicurezza. Proprio in questi giorni la NASA è finita nella lista nera di Pechino per aver rubricato sul suo sito Taiwan tra i “paesi”. Un editoriale pubblicato lunedì dalla versione online del People’s Daily ha e l’incidente come “imperdonabile”. [fonte SCMP, Bloomberg]

Un treno alta velocità maglev per collegare Hong Kong alla mainland

Il vice ministro dei trasporti cinese Wang Zhiqing ha annunciato che Hong Kong entrerà presto nel piano governativo per la rete ferroviaria intercity con treni maglev (a levitazione magnetica). Il progetto per la rete di trasporti nazionale fa parte degli obbiettivi contenuti nel nuovo piano quinquennale, approvato durante il Congresso Nazionale del Popolo a inizio marzo, e includerà formalmente l’ex colonia britannica. La ferrovia a levitazione magnetica per collegare Hong Kong sarà inoltre un ulteriore tassello nello sviluppo di treni ad alta velocità made in China, obbiettivo già fissato dal governo nel 2019.  Come dichiarato dal  vice ministro, “introdurremo il treno maglev ad altà velocità a Hong Kong il prima possibile, così che la città possa partecipare allo sviluppo delle linee ferroviare dirette già in corso nella Cina continentale”. Il nuovo treno – che dovrà raggiungere i 600km/h – è ancora nelle fasi preliminari del suo sviluppo, anche se i risultati ottenuti con un prototipo a giugno dell’anno scorso sembrano promettenti. Il governo ha di recente approvato nuovi test, nella speranza di raggiungere presto l’obbiettivo. [fonte: scmp]

Ha collaborato Lucrezia Goldin