Si celebrano oggi i 20 anni di Alibaba. Il gigante dell’internet cinese, fondato da Jack Ma nel lontano 1999 ad Hangzhou con un capitale iniziale di 60,000 dollari e oggi al vertice di un ecosistema digitale dalle mille applicazioni. L’anniversario è anche l’occasione per il fondatore per uscire definitivamente dall’azienda, passo annunciato con una lettera ai dipendenti esattamente un anno fa. Il poliedrico Ma non intende stare però con le mani in mano. Intende infatti utilizzare i 41 miliardi di dollari che costituiscono la sua fortuna personale per scopi benefici. Come fa notare Jerry Yang, docente alla Peking University “a Jack Ma è riuscito quello che non è riuscito a personaggi del calibro di Steve Jobs o Bill Gates, ovvero rendersi superfluo, creando in Alibaba una cultura di impresa solida”. Ora la patata bollente passa nelle mani del suo successore, il Ceo Daniel Zhang, la mente dietro la catena di supermercati Hema. A Zhang l’incombenza di ritoccare la finora fallimentare strategia di go global lanciata da Alibaba a partire dal Sudest asiatico  [fonte: Techxplore, WSJ]

Il mea culpa di Apple e Foxconn

Apple Inc. e il partner taiwanese Foxconn hanno ammesso la veridicità delle accuse contenute nel rapporto della Ong China Labor Watch, secondo il quale le due aziende avrebbero violato le leggi cinesi sull’impiego. Le indagini condotte nell’impianto di Zhengzhou attestano infatti che Foxconn si sia avvalsa per il 50% di personale con contratti temporanei (rispetto a un massimo del 10% previsto dalle leggi locali), compresi studenti tirocinanti. Superiori ai limiti previsti anche le ore di  straordinario concesse, sebbene l’azienda taiwanese affermi siano state richieste volontariamente dai dipendenti e retribuite con i dovuti bonus. I salari dei lavoratori temporanei sono superiori a quelli degli operai con regolare contratto, sebbene i primi non godano di assicurazione contro la disoccupazione, contributi pensionistici, congedi per malattia retribuiti, prestazioni mediche e ferie pagate. Non è la prima volta che Apple e il suo principale partner locale finiscono nell’occhio del ciclone. Il reclutamento di lavoratori temporanei è infatti pratica ormai assodata prima del lancio di un nuovo modello di iPhone. Ma quest’anno, incoraggiata dalla guerra commerciale con Washington, la stampa cinese nazionalista pare aver rilanciato con un certo gusto la notizia, invitando le autorità a indagare senza pietà sulle attività del gigante di Cupertino [Bloomberg, Global Times]

Ripartono i negoziati tra Cina e Stati Uniti

Cina e Stati Uniti potrebbero riuscire a siglare un primo mini-accordo nel giro di sei mesi. E’ quanto traspare dalle opinioni raccolte durante il China Development Forum andato in scena a Pechino la scorsa settimana. Secondo Huo Jianguo, vicepresidente di un think tank affiliato al ministero del Commercio cinese, ci sono un 60-70% di possibilità che il prossimo round di colloqui – previsto per ottobre a Washington – si concluda positivamente. Un’impressione condivisa da Jeffrey Schott, senior fellow del Peterson Institute for International Economics, per il quale tuttavia l’intesa potrebbe avere vita breve. Stando a Politico, durante una recente conversazione telefonica, Pechino avrebbe offerto l’acquisto di un imprecisato quantitativo di prodotti agricoli in cambio della rimozione delle restrizioni imposte contro Huawei e la sospensione delle nuove minacciate tariffe [fonte: Caixin, Scmp]

Pechino comincia a regolamentare l’AI

Pechino si appresta a “limitare e regolare” l’utilizzo del riconoscimento facciale e di altre app nelle scuole. Lo ha annunciato Lei Chaozi, responsabile per la scienza e la tecnologia presso il Ministero della Pubblica Istruzione, sollevando preoccupazioni per possibili violazioni della privacy. Informazioni personali riguardanti gli studenti devono essere raccolte solo se necessario e “il meno possibile se proprio dobbiamo”. Le nuove misure giungono in risposta a all’uso sperimentale della tecnologia presso la China Pharmaceutical University (CPU) di Nanchino e una scuola superiore di Hangzhou al fine di monitorare la frequenza e il comportamento degli studenti in classe. Sempre in questi giorni i media statali hanno annunciato nuove linee guida per tutte le app utilizzate dai fornitori di servizi educativi, che verranno registrate e inserite in un database per facilitarne il controllo. Sono passati i tempi in cui il fine della tecnologia ne giustificava qualsiasi applicazione. [fonte: BBC]

Tra un test e l’altro, la Nord Corea apre al dialogo

La Corea del Nord si è detta pronta a riprendere il dialogo con Washington entro la fine di settembre in data e luogo ancora da stabilire. Nonostante i buoi propositi riaffermati durante l’ultimo meeting tra Trump e Kim nella zona demilitarizzata, sono due mesi che le due parti hanno interrotto contatti formali. In questo lasso di tempo, Pyongyang ha cercato di cementare la propria posizione al tavolo negoziale effettuando otto test di missili e proiettili a corto raggio, di cui l’ultimo alle 6.35 di questa mattina. Nel mese di aprile, rigettando le precedenti richieste statunitense per una denuclearizzazione unilaterale, il leader nordcoreano aveva intimato il raggiungimento di un accordo entro la fine dell’anno. Con il tempo che stringe, emergono le prime avvisaglie di un possibile ritorno al byungjin, la strategia dello sviluppo parallelo di economia e forze armate. E’ in questo senso che potrebbe essere letta la recente nomina di Pak Jong Chon, esperto di artiglieria, a capo dell’esercito [fonte: WSJ, NKnews]

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