Basato sul  diritto romano, il codice civile entrato in vigore in Cina il 1 gennaio 2021 (7 libri, oltre 1200 articoli)  è il  primo codice adottato dalla Repubblica Popolare dopo anni di lavoro per sistematizzare una materia vastissima, una serie di norme che riguardano famiglia, contratti, diritti individuali, diritto d’autore, privacy..  Un cambiamento epocale per un paese socialista che ha comunque intercettato attraverso studi approfonditi delle fonti latine valori giuridici e culturali che possono  essere  applicati al mondo cinese. Uno dei protagonisti di questa impresa intellettuale è Oliviero Diliberto,  ex Ministro di Giustizia, professore di Diritto Romano all’Universita’ di Roma La Sapienza nonchè chair professor alla Zhongnan University of Economics and Law di Wuhan

Professore com’è nata questa sua collaborazione con la Cina? Lei ha partecipato alla stesura di questo codice?”

In realta’  i cinesi il codice se lo sono scritto da soli, noi abbiamo contribuito a formare una classe di giuristi per redigere questo testo, un lavoro iniziato tanto tempo fa, ancora prima di Tian Anmen, nel 1988 quando un  collega adesso in pensione che insegnava diritto romano, Sandro Schipani, ebbe un’intuizione geniale che io gli riconosco sempre. E cioè che essendo la Cina avviata sulla via delle riforme economiche di Deng Xiaoping, introducendo la proprietà privata e l’economia di mercato,  avrebbe avuto bisogno di regole giuridiche che non c’erano,  e ha iniziato a far tradurre in cinese i testi del diritto romano, quindi il gruppo dirigente cinese ha potuto accedere direttamente ai testi originali  e contemporaneamente noi abbiamo iniziato a formare i giuristi cinesi a Roma con i dottorati, nel senso che ancor oggi noi abbiamo 10 ragazzi cinesi che fanno il dottorato di ricerca con noi e alcuni di quelli che si sono formati negli anni ’90 sono entrati nelle commissioni redigenti il codice civile.  Quindi il nostro supporto è stato intanto conoscitivo, per far sapere la realtà del  diritto romano, che è  alla base di tutti i codici civili contemporanei a cominciare dal  Codice Napoleone del 1804.  Contemporaneamente vengono formati  questi ragazzi cinesi che io ho conosciuto perchè ho insegnato tanti anni lì e sono straordinari: in tre anni in Italia imparano innanzitutto la lingua italiana,  poi imparano il latino per poi studiare il diritto romano…è’ vero che arrivano i migliori, però anche per i migliori è un tirocinio molto faticoso…

Anche perchè partono da una lingua come il  cinese…

Assolutamente,  e questo dovrebbe essere d’esempio all’Italia dove si parla dell’abolizione delle lingue classiche. Ma se la più grande potenza del mondo forma la futura classe dirigente sui nostri classici, beh ci sarebbe da riflettere davvero…

In effetti lo stesso Xi Jinping ha fatto spesso  citazioni riferite alla nostra cultura classica a cominciare dalla trappola di Tucidide…

Quando Xi Jinping è venuto in Italia scrisse un articolo sul Corriere della Sera, in cui proprio  alla vigilia della firma del MOU, il Memorandum of Understanding sulla Via della Seta , il presidente cinese affermava  che così come la Cina è il punto di riferimento culturale per l’Oriente, l’Italia è il punto di riferimento culturale di tutto l’Occidente, il che non è un dettaglio, ma un grande riconoscimento. Tanto è vero che io cito sempre questa faccenda perchè è un unicum:   noi abbiamo aperto a Wuhan una sede della Sapienza;  in Cina ci sono tutte le principali università del mondo, Cambridge, Stanford, la Columbia, ma tutte queste Università hanno pagato un’enormità di denaro per aprire queste sedi, hanno investito.. mentre a noi ha dato tutto il governo cinese: la Sapienza non ha messo un euro. Evidentemente c’è il riconoscimento che vale la pena investire sull’Italia e la cultura italiana.

Un riconoscimento che forse va al di là degli interessi economici o geopolitici,  ma è solo riferito al valore culturale.

Sono d’accordo, un riconoscimento che va molto al di là della Via della Seta, perchè sulla Via della Seta ci sono tanti paesi e nessuno ha avuto un riconoscimento del genere; l’impressione che ho avuto in tutto questo tempo, visto che collaboro da tanti anni  con la Cina e con l’Università cinese,  è che  la Cina riconosca, dopo quello cinese, solo un altro grande impero che è quello romano.

Che cosa significa per la Cina avere un codice civile?

Il solo fatto di aver scelto di redigere un codice è un fatto epocale perchè nel mondo ci sono due modelli possibili di codice, uno è quello romanistico l’altro è quello del Common Law anglosassone, quindi senza codice,  e anche in Italia e in Occidente si sta diffondendo molto quest’idea della decodificazione: i cinesi invece hanno scelto proprio il contrario e cioè attingere al modello romanistico per fare un codice che è a tutti gli effetti  come il nostro, tra l’altro con dei vantaggi, che pochi hanno colto, incalcolabili  anche sul piano economico, perchè parlare la stessa lingua sul piano giuridico – il diritto di proprietà, l’usufrutto, le obbligazioni,  la locazione, la legge sulle società che è similissima alla nostra-  è un grande vantaggio anche per gli operatori economici. E poi c’è un dato strettamente culturale molto interessante e cioè che tutti i codici contemporanei compreso quello italiano hanno come punto di riferimento il diritto romano ma attraverso la mediazione del Codice Napoleone del 1804,  cioè il codice della borghesia per eccellenza, mentre i cinesi  non hanno avuto la mediazione del Codice Napoleone, sono andati direttamente alle fonti romane,  quindi paradossalmente il codice cinese è più legato al diritto romano originario  rispetto al nostro

Come si applica praticamente questo codice nella vita sociale ed economica cinese?

Intanto è un codice civile e quindi un codice che regola i rapporti  tra i privati e quindi verrà applicato esattamente come lo applichiamo noi: ci sono le corti  – in Cina hanno anche introdotto ad esempio la class action, o le nuove leggi sulla cybersecurity. E’ un sistema a tutti gli effetti simile al nostro per cui non vedo grandi differenze, le grandi differenze sono  sul piano costituzionale non sul piano del diritto privato.

Ad esempio lei ha citato la cybersecurity, come sa adesso in Cina la tecnologia è avanzatissima e il tracciamento tecnologico è stato usato anche per vincere l’epidemia, sfruttando ad esempio le telecamere a riconoscimento facciale o il sistema dei crediti sociali già esistente prima della pandemia. Quindi, con questa sorveglianza di massa sempre più diffusa,  che garanzie nuove potrà dare questo codice,  ad esempio nella tutela della privacy cosa potrà cambiare?

Il codice dà certezza alle regole nel senso che sono codificate, sono pubbliche, sono conoscibili da parte di tutti per cui si tratta di un passo in avanti decisivo verso la certezza del diritto che è un principio cardine anche per l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge; aggiungo che uno dei capisaldi della politica di  Xi Jinping è proprio il potere subordinato alla legge che è un principio importantissimo…

A questo proposito mi chiedo come si potrà esprimere questo codice e che novità potrà portare questa normativa in un clima politico in cui  Xi Jinping sembra aver dato al suo governo una svolta autoritaria: ha  cambiato la costituzione e prolungato il suo mandato a oltranza..

Mah io non sono d’accordo sull’idea della svolta autoritaria nel senso che Xi Jinping ha prolungato il suo mandato, come  il mandato di qualsiasi presidente, oltre i 10 anni, ma se noi guardiamo anche la storia occidentale, ad esempio  Roosevelt, avrebbe governato, anzi sarebbe stato presidente degli Stati Uniti, se non fosse morto,  per 6 mandati. Diciamo  per poter portare a conclusione una serie di progetti, che per una classe dirigente seria non sono per l’indomani,  ma sono a distanza di anni se non di decenni, la stabilità  è una condizione indispensabile

Provare ad applicare la nostra mentalità in un paese che non ha avuto Pericle, non ha avuto la Magna Carta, non ha avuto la Rivoluzione Francese secondo me è una forzatura francamente non condivisibile. In Cina non c’è la democrazia occidentale, c’e’ un’altra democrazia che è  il potere del popolo. D’altro canto noi abbiamo avuto un esempio plastico con le cosiddette primavere arabe: in Egitto è stato deposto Mubarak che era sicuramente un autocrate, dopodichè i Fratelli Musulmani hanno vinto le elezioni modello occidentale, immediatamente è stato  fatto un colpo di Stato e i militari hanno ripreso il potere con il plauso di tutto l’Occidente.

Professore passando ad alcuni punti cardine del codice, come ad esempio la proprietà privata, che cosa cambierà con questa normativa?

Non cambierà molto nel senso che il Codice recepisce leggi preesistenti: il concetto di proprietà privata è garantito, sebbene in Cina  la terra sia totalmente proprietà dello Stato perchè è il bene di produzione principale: non va dimenticato che è un’economia ancora largamente agricola e la proprietà privata invece riguarda gli edifici, gli appartamenti, le aziende e quant’altro ed è un sistema misto.

Per quanto riguarda l’individuo invece? Abbiamo visto anche in occasione di questa pandemia che il concetto di collettività cinese di origine confuciana si è contrapposto al concetto di individualismo occidentale: l’individuo con questo nuovo codice come viene tutelato?

I diritti della  personalità dell’individuo sono tutelati come da noi sempre dal punto di vista del diritto privato: mentre le libertà costituzionali che conosciamo noi in base alla costituzione del ’48 sono diverse però quello non attiene al diritto privato ma al diritto costituzionale

Per quanto riguarda l’ingerenza dello Stato, un paese socialista è diverso rispetto all’Occidente : ad esempio nel conflitto commerciale con gli USA il sostegno dato dallo Stato alle aziende avvantaggia l’industria cinese e favorisce una pianificazione economica a lunga scadenza

In realtà non c’è un’ingerenza dello Stato nel senso che le aziende godono della massima libertà, l’unico  vincolo è che le aziende devono produrre all’interno di una pianificazione economica: in Cina esistono i piani quinquennali come c’erano nell’ex Unione Sovietica e in Cina i piani quinquennali vengono rispettati. L’intervento dello Stato nell’economia è molto diverso da come lo possiamo immaginare noi, nel senso che il 70% dell’economia cinese è ancora statale e parliamo di dimensioni enormi, per cui  il 30% in mano ai privati è comunque una cosa inimmaginabile per noi ma la parte principale è nelle mani dello Stato. in ogni caso vorrei ricordare che noi in Italia abbiamo avuto un sistema  molto simile, con le Partecipazioni Statali,  che in fondo sono state smantellate vent’anni fa:  era quasi tutto in mano allo Stato: i trasporti, le poste , le autostrade, le ferrovie, le banche erano dello Stato, erano di proprietà del Tesoro, altro che paese socialista..! E quindi diciamo che è un modello di economia mista che ha funzionato anche in Occidente.

La Cybersecurity, la regolamentazione della tecnologia come si sviluppa anche in relazione a questo codice?

La legge in questo settore  è una legge avanzatissima, forse tra le più avanzate del mondo per garantire la sicurezza di un settore strategico che riguarda tutta l’economia, quella privata e quella pubblica. Pensiamo ad  imperi via web, alla telefonia mobile…in Cina non esiste più il denaro, anche  al supermercato tutti pagano  con il telefonino soprattutto nelle grandi città

Per quanto riguarda il diritto di famiglia , o il matrimonio, la mentalità confuciana come influisce?  

La parità di genere c’è sempre stata, ma quello è un portato del maoismo. Da noi sono diverse le successioni ereditarie, perchè  è preminente  il testamento che fa legge tra i  privati indipendentemente dai rapporti di parentela , mentre  in Cina la successione intestata,  cioè senza testamento,  è importante perchè contano prima di tutto la famiglia e i rapporti di parentela.

E’ stato difficile per voi fare una simile mediazione tra due culture così diverse?

In realtà la mediazione l’hanno fatta loro. Una cultura millenaria come quella cinese che incontra una cultura aliena come quella giuridica  romanistico occidentale… e sono riusciti a mediare, sono stati straordinariamente duttili.

Vorrei chiederle qualcosa ancora sulla sua esperienza a Wuhan,  sia quando insegnava lì sia ora che continua a rimanere in contatto con i suoi studenti dall’Italia

Io sono stato in contatto quotidiano con Wuhan anche in piena epidemia  perche’ facevo lezione e ho visto passo passo quello che hanno fatto…chi dice che  si tratta della repressione di un sistema autoritario non capisce niente.. perche’ una citta’ con 11 milioni di abitanti,  se non ci fosse stata una collaborazione della popolazione,  certamente non  ne sarebbe uscita, la repressione non sarebbe stata sufficiente…invece  sono rimasti tutti a casa, disciplinati e hanno fatto 11 milioni di tamponi, non sono mai usciti!

Cosa ha visto e cosa ricorda in particolare?

Ho visto quello che succedeva nel campus universitario di Wuhan, che tra l’altro è una citta’ universitaria, cosa che nessuno ha detto in tutto questo periodo. Wuhan è una citta’ molto giovane, degli  11 milioni di abitanti un milione sono studenti universitari, è la città universitaria per eccellenza…solo a Wuhan ci sono 200 università, una cosa straordinaria,  il campus dove insegno io è grande come Cagliari, all’interno  ci si sposta  in macchina. In un campus del genere i ragazzi sono rimasti chiusi nei loro dormitori mentre un servizio efficiente di navette passava tre volte al giorno per portare i pasti o ritirare la biancheria, un’organizzazione che ha a che fare anche con una grande disciplina autoctona della popolazione che è molto confuciana, orientale, non è una questione di comunismo

Wuhan è anche una città molto tecnologica, avanzatissima, coperta dalla rete 5g, quella rete che ha permesso di costruire degli ospedali in 10 giorni, ma al tempo stesso ha delle aree o degli aspetti della tradizione che ai nostri occhi possono sembrare arretrati  come ad esempio i famosi mercati dove si vendono gli animali selvaggi, uno di quelli da cui sarebbe partito il virus…

Wuhan è una città modernissima dove è vero che  c’erano i mercati degli animali ma  adesso sono stati aboliti cosi’ come sono stati aboliti in tutta la Cina ma è una città avveniristica proprio perchè è una citta’ universitaria dove ci sono  le grandi industrie elettroniche. Ma la caratteristica di Wuhan è  anche che ha 80 laghi, è una città sul Fiume Azzurro,  ed è una città verdissima, mi manca moltissimo

Professore per concludere una sua opinione su  Hong Kong. Cosa pensa della legge sulla sicurezza nazionale?

Sono stato  a suo tempo intervistato dalla tv cinese che mi ha chiesto un’opinione mentre si stava approvando la legge  e io mi sono permesso di ricordare  che in Italia,  e quindi non in un paese comunista è successo un fatto emblematico: lei si ricorda la storia dei “Serenissimi”‘, quei pazzi che occuparono piazza San Marco con un finto blindato? Ebbene furono condannati a 7 anni di carcere e non avevano fatto niente. Quanto a Hong Kong bisogna tenere presente che  una legge in difesa dell’integrità territoriale c’e’ in tutti i paesi: se lei prende  il codice penale italiano ci sono pene  molto più severe della legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong  dove peraltro stanno asfaltando il parlamento;  da noi sarebbe impensabile; noi ad esempio abbiamo il reato di sedizione con pene che vanno fino all’ergastolo;  bisogna informarsi prima di parlare; io leggo sui nostri giornali certi commenti  non solo superficiali ma dettati proprio dall’ignoranza; la legge fatta a Hong Kong sulla sicurezza nazionale è una legge assolutamente normale,  anzi molto blanda, perchè fatta sotto la pressione internazionale. Se fosse stata assaltata la Casa Bianca avrebbero sparato ad altezza d’uomo.

Di Maria Novella Rossi*

*Maria Novella Rossi, sinologa e giornalista RAI tg2, redazione esteri. Laureata in Lingua e Cultura Cinese, Dottore di Ricerca su “Gesuiti in Cina”, è stata in Cina la prima volta con una borsa di studio del Ministero degli Esteri dal 1984 al 1986; quindi è tornata molte volte in Cina per studio e per lavoro; è autrice di servizi e reportage sulla vita e la cultura in Cina trasmessi da Tg2 Dossier e da Rai Storia. Autrice anche di reportage sulle comunità cinesi in Italia. Corrispondente temporanea nella sede di Pechino per le testate RAI in sostituzione di Claudio Pagliara, attualmente continua a occuparsi di esteri con particolare attenzione alla Cina e all’Asia.