Stipendi e acquisti di ogni genere con lo yuan digitale: da tempo ormai la Cina si sta concentrando nello sviluppo e nella diffusione della moneta virtuale. In un paese che è ormai cashless in molte delle sue metropoli, questa «novità» contribuisce ulteriormente a dimostrare il grande dinamismo tecnologico del paese.

A CHENGDU I DIPENDENTI delle banche principali possono già scaricare un’app che converte i propri risparmi in yuan digitali che possono essere poi spesi sia per fare acquisti nei supermercati, sia per pagare la bolletta del proprio cellulare; un altro progetto è stato lanciato a Shenzhen già a metà ottobre. Più di 47.500 persone hanno ricevuto 200 yuan a testa, utilizzabili in ristoranti e negozi.

Dopo aver testato le applicazioni e i trasferimenti da persona a persona off line, lo scopo della banca centrale cinese è lanciare il servizio in tutto il paese per le Olimpiadi del 2022. Il piano prevede altri test in 28 città, tra cui Pechino, Tianjin, Shanghai, Guangzhou e Chongqing.

SI TRATTA DI UN FENOMENO in corso da tempo e che ha avuto un’accelerazione nell’ultimo periodo, in concomitanza con la sfida lanciata dallo stato cinese alle sue piattaforme, Alibaba e Tencent in particolare: da tempo infatti la banca centrale cinese sta testando forme di moneta digitale, specie da quando Facebook annunciò il lancio della sua moneta virtuale, «Libra».

Lo scopo del governo cinese è triplice: da un lato c’è il tentativo di inserirsi in uno dei business più redditizi in Cina in questo momento, ovvero i pagamenti on line; c’è poi lo scopo di «digitalizzare» un’ampia fascia di popolazione che non ha conti correnti nelle banche nazionali (la Cina è uno dei paesi con la media più alta di persone fuori dal sistema bancario) e infine c’è il tentativo di globalizzare lo yuan digitale, ponendolo come potenziale valuta per gli scambi internazionali.

Sul primo aspetto pesano le recenti azioni con le quali il Pcc sta cercando di portare a un vero e proprio smembramento delle piattaforme (quanto da tempo si prova a fare in Occidente, in particolare negli Usa con un consenso bipartisan): come riportato da Asia Nikkei Review, Yao Qian, capo dell’ufficio di supervisione scientifica e tecnologica presso la China Securities Regulatory Commission, ha dichiarato a dicembre «che il paese dovrebbe prendere in considerazione l’imposizione di una tassa sui servizi digitali alle grandi società tecnologiche».

DA QUESTA CONSIDERAZIONE, deriverebbe però un problema: i pagamenti tramite smartphone sono ormai diventati «una parte fondamentale della vita per le persone comuni. Se vengono regolamentati in modo eccessivo, l’economia reale, come il settore della vendita al dettaglio e lo shopping online, crollerà». La svolta? Lo yuan digitale: questo tipo di pagamenti, infatti, «non dovrà fare affidamento su alcuna funzione di intermediario».

Il piano del governo in questo senso è piuttosto chiaro: «gli utenti potranno creare conti in yuan digitali, o portafogli digitali, presso le banche in cui hanno i loro conti di deposito e quindi convertire le quantità di denaro necessarie in yuan digitali». A questo punto gli utenti potranno pagare e passarsi soldi anche off line.

E TUTTO ATTRAVERSO un servizio statale. In pratica, non dovranno utilizzare, né pagare fee a intermediari, come – guarda caso – Alipay o WeChat (di Alibaba e Tencent). A questo proposito è bene chiarire che non saremo in presenza di una vera e propria criptovaluta, perché le criptovalute sono decentralizzate, al contrario dello yuan digitale che sarà fortemente centralizzato.

In secondo luogo le criptovalute sono anonime (in maniera variabile a seconda della moneta), mentre per quanto riguarda lo yuan digitale, il governo cinese sarà in grado di monitorare costantemente la valuta e i consumatori (che dovranno fornire tutti i dati necessari a un loro tracciamento). Come spesso accade in Cina digitalizzazione e controllo vanno di pari passo.
Sul progetto di yuan digitale esiste anche una bozza di legge della banca centrale, pubblicata il 23 ottobre, nelle quali sono inserite clausole che forniscono il quadro giuridico, dando allo yuan digitale lo stesso status legale dello yuan fisico.
E il piano a lungo termine della Cina per l’economia fino al 2035, pubblicato dopo il Quinto Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista svoltosi a fine di ottobre, fa un riferimento preciso «al progresso costante nella ricerca e nello sviluppo della valuta digitale».

Come sottolineato dai media statali, negli ultimi mesi, lo stesso presidente Xi Jinping ha sottolineato la necessità per la Cina di essere coinvolta nell’impostazione degli standard internazionali per stabilire regole per le future monete digitali. «Dovremmo partecipare attivamente alla formulazione di regole internazionali sulla valuta digitale per creare nuovi vantaggi competitivi», ha scritto Xi in un articolo pubblicato su Qiushi la principale rivista teorica del Partito Comunista.
Analogamente in un discorso al G20 ha invitato tutti i paesi «a discutere lo sviluppo degli standard e dei principi per le valute digitali della banca centrale con un atteggiamento aperto e accomodante, e gestire adeguatamente tutti i tipi di rischi».

SECONDO CAIXIN, sul tema della valuta digitale, la Cina ha un vantaggio competitivo non da poco rispetto al resto del mondo, tenendo conto che Alibaba e Tencent utilizzano da tempo «la tecnologia digitale per trasformare un’architettura bancaria e finanziaria arretrata in un sistema all’avanguardia, focalizzato sull’online e di facile utilizzo per l’era di Internet».

Un’indagine sulle 66 più importanti banche centrali condotta dalla Banca dei regolamenti internazionali (BRI) verso la fine del 2019, mostrava che l’80% di esse era già impegnato nello studio di sistemi di valuta digitale. Questo tipo di ricerca ha subito un’accelerazione a causa dell’epidemia di Covid che ha portato all’aumento dell’utilizzo dei pagamenti digitali.

La Bank of Japan, ad esempio, nel suo documento pubblicato a ottobre The Bank of Japan’s Approach to Central Bank Digital Currency, ha individuato l’inizio del 2021 come data dalla quale fare partire alcune sperimentazioni di moneta digitale. Analogo presupposto starebbe guidando le analisi effettuate nel continente europeo.

IN CINA L’EFFETTO COVID ha innalzato la preoccupazione che centinaia di milioni di consumatori, in particolare gli anziani e le persone senza un conto corrente bancario, possano essere escluse dal sistema finanziario. Per questo motivo nell’ex celeste impero è già tutto approntato.

Secondo i documenti prodotti dalla Banca centrale cinese (per ora disponibili solo in mandarino) l’emissione di una valuta digitale sovrana permetterà alla banca centrale cinese il pieno controllo sul settore finanziario e sul sistema monetario, «neutralizzando la minaccia rappresentata da Libra e altre criptovalute» e promuoverà l’inclusione finanziaria «rendendo i pagamenti elettronici più accessibili alle persone senza conti bancari» oltre a voler «combattere il riciclaggio di denaro, la frode finanziaria e il finanziamento di movimenti terroristici».

Lo yuan digitale «è un sostituto del contante e sarà controllato centralmente dalla Banca del popolo». La tecnologia alla base della valuta «consentirà alle persone di inviare e ricevere fondi toccando i telefoni l’uno dell’altro indipendentemente dal fatto che siano o meno connessi a Internet» indicando così una possibilità che costituisce un vantaggio non da poco rispetto ad Alipay e WeChat Pay.

L’ATTENZIONE DELLA CINA è rivolta soprattutto all’uso domestico: questo, secondo la rivista Caijing, «è in parte dovuto al fatto che la Cina ha un’enorme economia informale guidata dai pagamenti in contanti»: interrompere questo «ciclo informale» dovrebbe consentire al governo di controllare «la corruzione, i flussi di cassa illegali e l’evasione fiscale».

Ma a lungo termine, come sottolineato dal documento programmatico della Banca centrale, «poiché il sistema finanziario cinese diventa più sviluppato, lo yuan digitale favorirebbe l’internazionalizzazione dello yuan».

Questa è una delle ragioni principali per cui la Cina sta spingendo con forza per standard globali comuni per le valute digitali e per un maggiore coordinamento tra le autorità finanziarie internazionali affinché si proceda a una regolamentazione condivisa. La Cina punta ad arrivare per prima per provare a imporre le proprie regolamentazioni: siamo di fronte a un altro dei tanti tentativi cinesi di produrre standard «con caratteristiche cinesi» in grado di diffondere il «modello cinese» laddove è possibile.

[Pubblicato su il manifesto]