Sabato è iniziata in India la più grande campagna vaccinale contro il coronavirus al mondo. Secondo i dati preliminari diffusi dal ministero della sanità, al termine della giornata oltre 165mila persone impiegate nel settore medico nazionale hanno ricevuto la prima dose di uno dei due vaccini autorizzati per la somministrazione: il Covishield, come è stato battezzato in India il vaccino sviluppato da Oxford University e Astrazeneca, e il Covaxin, sviluppato dall’azienda farmaceutica indiana Bharat Biotech in collaborazione con l’Indian Council of Medical Research.

ENTRAMBI I VACCINI sono prodotti in India. Il piano del governo prevede di vaccinare 300 milioni di persone entro la fine di luglio: dopo il personale medico, toccherà ai soggetti inseriti nelle «liste di priorità», il cui criterio di selezione al momento non è ancora chiaro. In questa prima fase il governo indiano si farà carico delle spese del vaccino, che sarà quindi somministrato gratuitamente ai pazienti.

Durante l’inaugurazione virtuale della campagna il primo ministro Narendra Modi ha sottolineato a più riprese l’eccezionalità indiana, capace di dotarsi in tempo record di ben due vaccini «made in India», mentre altri vaccini locali sono in attesa di approvazione. «Oggi il mondo guarda all’India con speranza. Mentre la nostra campagna vaccinale proseguirà, altri Paesi ne trarranno beneficio. Il vaccino indiano e la nostra capacità di produzione devono essere utilizzati per l’interesse dell’umanità, questo è il nostro impegno» ha spiegato Modi riferendosi al ruolo centrale che l’India ricopre nel settore della produzione farmaceutica globale.

L’INDIA È CONSIDERATA la «farmacia del mondo»: oltre il 60 per cento di tutti i vaccini somministrati nel mondo viene prodotto in India. Il Serum Insitute of India (SII), colosso farmaceutico con sede a Pune e più grande produttore di vaccini al mondo, è al momento il principale fornitore di vaccini anti-coronavirus nel Paese, essendosi aggiudicato la produzione del siero di Oxford University e Astrazeneca. Per Reuters, il SII ha già in stock oltre 50 milioni di dosi del vaccino di Astrazeneca e prevede di produrne 400 milioni entro la fine di luglio, per arrivare a un miliardo entro la fine del 2021.

QUANTE DI QUESTE DOSI saranno distribuite in India e quante potranno essere esportate è una questione da cui dipenderà gran parte del successo delle campagne vaccinali internazionali extra europee e statunitensi. Oltre a far parte di Covax, il programma dell’Oms per distribuire nei Paesi meno ricchi vaccini di qualità a prezzi abbordabili, il SII si è già impegnato per vendere i propri vaccini ad Arabia Saudita, Myanmar e Marocco, tra gli altri. È

inoltre in trattativa con Brasile, Nepal e Sri Lanka.Il presidente del SII, Adar Poonawala, ha dichiarato a Bbc: «Una volta che copriremo la richiesta di vaccini in India, allora inizieremo a esportare anche all’estero». Il business internazionale dei vaccini non interessa solo i produttori del siero, ma l’intero indotto del settore: fiale di vetro, siringhe, catena del freddo per il trasporto dovranno essere potenziati a livello esponenziale per sostenere lo sforzo produttivo.

LE NUMEROSE AZIENDE indiane coinvolte lamentano la poca chiarezza mostrata sino a questo momento dall’esecutivo guidato da Modi, che non ha ancora definito quante dosi serviranno al Paese e quante potranno essere destinate all’export.La poca chiarezza sta anche influenzato pesantemente la campagna vaccinale in corso in India, a causa di inquietanti critiche che da settimane accompagnano il vaccino «100% indiano» Covaxin, di Bharat Biotech. Il governo infatti ha dato il via libera alla somministrazione del vaccino prima della conclusione della terza fase dei trial clinici, prevista per il mese di marzo.

SIGNIFICA CHE AL MOMENTO si sta somministrando in India un vaccino di cui non si conoscono con esattezza né l’efficacia né i potenziali effetti collaterali.Le opposizioni e parte della comunità scientifica hanno accusato il governo di aver accelerato l’approvazione del Covaxin in ottica nazional-populista, per avere un «vaccino indiano» con cui rilanciare la campagna «Aatmanirbhar Bharat» («India autosufficiente»).

MENTRE MODI e il ministro della sanità Harsh Vardhan hanno minimizzato le critiche bollandole come «dicerie», alcuni medici del Ram Manohar Lohia Hospital di New Delhi ieri hanno chiesto alla direzione dell’ospedale di non somministrare il Covaxin e di procedere alla vaccinazione solo col Covishield, almeno finché non saranno disponibili i dati scientifici di fine trial.

Bharat Biotech – che produce Covaxin – ha dichiarato che, in caso di «seri effetti avversi» riscontrati dai pazienti in seguito alla somministrazione del vaccino, la compagnia pagherà tutte le spese mediche del caso.

[Pubblicato su il manifesto]