“Sin dall’antichita’ il mare della Cina Meridionale appartiene al territorio cinese Voi siete i guardiani sulla linea del fronte della nostra sovranita’ marittima” .

Lo slogan stampato su un manifesto gigante in cui mi sono imbattuta  qualche anno fa  nell’isola cinese di Hainan, mi ha molto colpito e ancora una volta confermato quanto sia capillare, irriducibile e potente non solo la propaganda del governo cinese nelle sue regioni piu’ remote, (Hainan dista da Pechino circa 2800 chilometri) ma il senso di orgoglio nazionale della popolazione che rappresenta indubbiamente una risorsa non da poco e un asso nella manica dell’ex celeste impero che, da questo punto di vista, ne trae indubbiamente vantaggio rispetto al piu’ disgregato Occidente. Cararatteri cubitali accanto al volto sorridente di Xi Jinnping che, rivolto ai pescatori dell’isola, usa queste parole per incitarli alla difesa di quelle preziose acque territoriali legittimando  il ruolo di primo piano che i pescatori di Hainan hanno avuto nel tempo : senza di loro le rivendicazioni della Repubblica Popolare Cinese su   questo  bacino  strategico  forse non potrebbero essere cosi’ assertive. Un presidio determinante per la Cina continentale : sono i pescatori di Hainan  che monitorano, osservano, affrontano pirati, contrastano attivamente speronamenti di pescherecci avversari,  con l’esperienza maturata in quei mari  nei secoli, tanto da rappresentare un avamposto eroico, una sorta di braccio armato di Pechino  nel Mar Cinese Meridionale.

Incastonato tra le coste del Vietnam, Malaysia, Indonesia, Brunei, Filippine, Taiwan e Cina questo specchio d’acqua strategico e’ irrinunciabile per la  Repubblica Popolare  che ne rivendica il 90% attraverso la linea dei nove tratti : una tratteggiatura  immaginaria che ingloba le isole Spratley e le Paracelso, creata per definire  l’area di influenza di Pechino , una sorta di limes marittimo  che separa le acque cinesi dal resto del mondo, il luogo dove comincia e finisce la Cina, e dunque un’area ad alto valore simbolico per la narrazione di sè del Paese di Mezzo, oltre a  quello che rappresenta  in senso economico e strategico:  una zona  marittima ricca di risorse energetiche (petrolio e gas naturali) ed ittiche, dove transitano 3000 miliardi di beni ogni anno.

Nel quadro della conquista e del controllo da parte cinese di quest’area l’isola di Hainan ha un ruolo rilevante:  situata dalla parte opposta di Taiwan, da cui dista circa 1500 chilometri, a soli 400 da Hong Kong, poco piu’ di 400 chilometri dalle isole Paracelso, a 1200 chilometri dall’arcipelago delle Spratley, Hainan e’ posta in una posizione strategica che si rivela preziosa sia per ragioni geopolitiche -come presidio militare  del governo cinese – sia per ragioni economiche, al centro delle rotte della pesca e tradizionalmente attiva in questo settore da secoli: tra storia e leggenda si narra nell’isola che il primo pescatore avrebbe preso il largo con la sua imbarcazione gia’ nel 1280.

Oggi la Cina possiede la piu’ grande flotta di pescherecci del mondo, con oltre 20 milioni di uomini e circa 500.000 imbarcazioni, secondo il Pentagono. L’isola di Hainan ha un ruolo di primo piano nell’industria della pesca: nel solo villaggio di Tanmen con circa 40.000 abitanti si contano  piu’ di 9000 pescatori. Una popolazione anfibia che vive bene in terra e sulle barche, che si spinge spesso oltre il pericolo,  abituata a convivere con le insidie di questi mari.  Per guadagnarsi l’appoggio incondizionato dei pescatori di Hainan, il governo cinese, oltre a galvanizzarne gli animi con il senso di appartenenza allo Stato esaltandone la loro missione eroica di baluardo difensivo,  li rifornisce di equipaggiamenti di base, fornendo loro moderne imbarcazioni dotate di nuove tecnologie. Ne consegue che  i pescatori dell’isola sono uniti a Pechino da un patto di  indissolubile fedelta’, partecipano attivamente alla lotta contro la pirateria o si attivano come controllori di postazioni strategiche, con spostamenti imprevedibili, quasi mimetici, con i loro vascelli sotto copertura, difficilmente identificabili per le Marine Militari avversarie: secondo Le Figaro, circa 400 battelli  di Tanmen sono impiegati  da Pechino nelle operazioni sulle isole Spratley mentre gli eroici guardiani del mare fanno da controllori anche alla militarizzazione degli isolotti artificiali che la Cina ha ricavato dagli arcipelaghi delle isole Paracelso.

La storia dei pescatori di Hainan e’ fatta di lacrime e sangue: nella visita al villaggio di Tanmen di Xi Jinping avvenuta subito dopo la sua ascesa al potere nel 2013, il presidente cinese ha commemorato solennemente l’incidente di Scarborough avvenuto l’anno prima: otto uomini del villaggio morti in mare per aver affrontato una nave da guerra filippina nelle acque rivendicate da Manila. Uomini radicati nel territorio che si rivelano  punti di riferimento irrinunciabili per le autorita’ di Pechino. Anche in questo caso il governo centrale cinese ha la capacita’ di coinvolgere o mobilitare la  popolazione,  non solo attraverso il dirigismo del partito/stato,  che si impone usando  una condotta  autoritaria, ma anche facendo leva su quel senso di appartenenza e bene comune insito nella cultura confuciana. Una visione  con cui  il resto del mondo e’ stato spinto a confrontarsi in più di un’occasione,  soprattutto in quest’ultimo anno con la crisi provocata dalla pandemia.

Patrimonio sociale e culturale che va di pari passo con il rigore del pragmatismo: nella lotta per il controllo del Mar Cinese Meridionale ora in piena escalation, la Cina deve confrontarsi soprattutto con gli USA, nettamente superiore come potenza marittima. Cosi’ accanto allo spirito confuciano e nazionalista che compatta il paese all’interno,  la Repubblica Popolare persegue una lucida politica di investimenti militari per modernizzare la Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione. Da una parte Washigton  dispiega nel Mar Cinese Merdionale  la Nimitz e la Ronald Regan,le due gigantesche  portaerei a propulsione nucleare,  dall’altra  la Cina costruisce proprio ad Hainan la  base di Yulin, un’imponente installazione militare completata nell’arco degli ultimi 15 anni che si estende per 25 chilometri quadrati a est del conosciutissimo centro turistico di Sanya. Concepita per ospitare sommergibili nucleari d’attacco custoditi nelle gole delle montagne circostanti, la base di Yulin avra’ un ruolo centrale per la difesa di questo bacino strategico conteso, sebbene la Cina sia consapevole che non potra’ competere con la superiorita’ navale statunitense nel resto del mondo. E proprio da Wenchang, un’altra base di Hainan, e’ partita Tian Wen 1 la sonda spaziale cinese lanciata alla conquista di Marte.

Per il momento il primo obiettivo fissato dal MEPL, la Marina dell’Esercito di Liberazione Popolare, e’ previsto  per il 2035: per quella data la Cina dovra’ eguagliare la potenza navale degli USA  nell’area del Pacifico.

Una  sfida che si esprime in uno scenario geopolitico complesso e ad alta tensione: la Repubblica Popolare e’ di fronte a una serie di problemi insidiosi,  primo fra tutti,  nel Mar Cinese Meridionale,  mantenere o attrarre,  nella propria sfera d’influenza la maggior parte dei paesi rivieraschi che cominciano a percepire la crescente espansione cinese come una minaccia, a cominciare  dal  Vietnam, il quale,  paradossalmente, sembra orientarsi verso la rete di alleanze americane nell’area.  La posta in gioco e’ altissima: Cina e USA, le due grandi potenze,  si affrontano su piu’ temi:  il  mantenimento dell’indipendenza di Taiwan per conto degli Stati Uniti, la competizione feroce che Washington ha messo in atto per ostacolare il piano Made in China 2025 in ambito spaziale, cibernetico  e dell’intelligenza artificiale, come pure l’esportazione del modello cinese di autoritarismo politico e del capitalismo di stato dal Pakistan allo Sri Lanka passando per la Cambogia il Laos, la Birmania o la Thailandia. Una pressione alla quale anche l’India sembra sempre piu’ insofferente. Scenari ingarbugliati e  imprevedibili….

Intanto a Hainan i pescatori di Tanmen prima di prendere il largo continuano a pregare i loro antenati nel Tempio Rosso dei “108 fratelli”: 108 uomini morti eroicamente durante una tempesta in mare alcuni secoli fa per aver protetto eroicamente il territorio di pesca  intorno al villaggio, secondo l’antica leggenda.

Di Maria Novella Rossi*

**Maria Novella Rossi, sinologa e giornalista RAI tg2, redazione esteri. Laureata in Lingua e Cultura Cinese, Dottore di Ricerca su “Gesuiti in Cina”, è stata in Cina la prima volta con una borsa di studio del Ministero degli Esteri dal 1984 al 1986; quindi è tornata molte volte in Cina per studio e per lavoro; è autrice di servizi e reportage sulla vita e la cultura in Cina trasmessi da Tg2 Dossier e da Rai Storia. Autrice anche di reportage sulle comunità cinesi in Italia. Corrispondente temporanea nella sede di Pechino per le testate RAI in sostituzione di Claudio Pagliara, attualmente continua a occuparsi di esteri con particolare attenzione alla Cina e all’Asia.