Grattacapi in 140 caratteri

In by Simone

La polizia cibernetica assesta un altro colpo alla libertà di espressione. Nell’ultima settimana sono stati chiusi molti microblog, quasi tutti avevano espresso opinioni sui complicati casi che stanno scuotendo la leadership cinese negli ultimi mesi: Bo Xilai e Chen Guancheng.
Questa la denuncia del South China Morning Post che riporta le parole di Wang Xiaoshan, 570mila follower per 36mila tweet. Da ieri il suo microblog sulla piattaforma Sina.com non è più accessibile: “questa decisione non mi sconvolge, tutto può accadere in questo paese”.

A marzo Weibo ha introdotto la registrazione dei nomi reali, e da allora si dice che dopo questa mossa la censura sarà intensificata. La misura non è stata portata a termine (sono molti gli utenti che non hanno fornito all’azienda il loro vero nome e il numero di un documento identificativo di riferimento che continuano a poter accedere al proprio account).

Ma sono in molti a pensare che una misura del genere non possa che portare ad un aumento del controllo e che di fatto sia u segnale di avvertimento da parte dell’autorità per che discute temi e argomenti che in Cina si chiamano “sensibili”.

Wang ha dichiarato di non avere alcuna idea del motivo per cui il suo account è stato chiuso, l’unico forse è l’aver ritwittato una discussione che diffonde “voci” sulla possibilità di dimissioni del Premier Wen Jiabao.

Altri account importanti chiusi nelle ultime settimane sono quelli del professore di scienze politiche  He Bing e dei giornalisti  Yang Haipeng and Shen Yachuan.

Anche lo scrittore  Murong Xuecun ha dichiarato che ieri il suo account (più di un milione di follower) è stato chiuso. Secondo quello che ha sentito, la chiusura potrebbe durare fino al 4 giugno, anniversario dei fatti di Tian’anmen.

Secondo quello che è riuscito a scoprire e che ha dichiarato al quotidiano di Hong Kong, gli ordini sarebbero arrivati da censori all’interno delle più alte sfere di governo.

Ha dichiarato inoltre che pensa che questa misura sia stata rivolta a lui per aver discusso troppo del caso dell’attivista cieco Chen Guangcheng e per essere andato a visitarlo lo scorso ottobre (senza riuscire, ovvio). “Se chiedete a me o a altri blogger, possiamo dirvi con sicurezza che sapevamo di stare valicando una linea”.

L’account weibo del blogger Wang Xiaoshan comunque è tornato attivo stamattina, annunciato anche su twitter dal giornalista Michael Anti che riporta addirittura l’orario (12:08)

Quello dello scrittore Murong Xuecun, invece sembra attivo,ma non pubblica nuovi messaggi dal 3 maggio, e uno degli ultimi messaggi diceva che non riusciva a entrare su TEngxun weibo (il microblog della piattaforma Tencent).

Da segnalare comunque che lo scrittore ha ha pubblicato oggi sul suo blog un bell’articolo sulla corruzione (tradotto in inglese sul Newyork Times).

Nella discussione rientra anche un editoriale infuocato del Global Times, che riporta la visione governativa già nel titolo: “La libertà di espressione va raggiunta gradualmente”.

Alcuni passi sono esemplificativi: “Weibo sta diventando pieno di informazione spazzatura e, occasionalmente, rumors. […] Opinioni differenti in Cina devo assecondare il ritmo della società ed essere aderenti alla realtà.

Una grande libertà di espressione richiede grandi sforzi in un paese popoloso e con una scarsa esperienza in questo campo. La Cina non smetterà di andare verso questo obiettivo. Non arriviamo a conclusioni affrettate per la chiusura di alcuni account su Weibo".