Giappone – TeZukA, la danza dei manga

In by Simone

(Saturno, l’inserto culturale del Fatto Quotidiano) E’ iniziata a Roma la kermesse sulla Nuova Danza, aperta da una coreografia del belga Sidi Larbi Cherkaoui ispirata ai fumetti giapponesi. Un ricco spettacolo, con qualche pecca.
Sidi Larbi Cherkaoui, il celebre coreografo belga che quest’anno dirige la quinta edizione di Equilibrio – Festival della Nuova Danza all’Auditorium Parco della Musica di Roma, ama i fumetti giapponesi. Questo è piuttosto chiaro.

Questo suo amore si concentra con maggiore precisione su Osamu Tezuka, il capostipite dei popolari manga.
TeZukA, appunto, il titolo dell’opulento spettacolo che ha aperto il festival: a metà tra lavoro biografico e il forsennato sbracciarsi di una passione irresistibile.

Sul palco undici danzatori, tre musicisti e un calligrafo. Si parte dal disastro nucleare di Fukushima 2011 per andare indietro fino a Hiroshima e Nagasaki, al rapporto quasi karmatico del Giappone con i cataclismi atomici, un impatto con la storia talmente traumatico da ricostruire da zero un immaginario. Per esorcizzare un terrore quasi endemico nasceva il guizzo dei manga.

Cherkaoui ha da sempre il gusto del lavoro d’insieme, della coreografia che scolpisce una massa multietnica di corpi in grado, di per sé, di fare sensazione. In questo lunghissimo pezzo (90 minuti più 20 di intervallo) sul palco si riversa ogni tipo di suggestione.

Il personaggio-simbolo Astro Boy, ricreato in moonboot vermigli, mutandoni neri e movimenti da marionetta; il rimando ai passati di Tezuka come biochimico, con una scoppiettante “ricerca danzata” sulle capacità anti-radioattive delle popolazioni di batteri; le vignette come simbolo di comparti del vissuto solo apparentemente stagni; la calligrafia e gli ideogrammi come segni lasciati a paradigma di una storia interiore; e quell’Oriente antico, zen e severissimo che rivive nella muscolarità scintillante delle arti marziali. Tutto questo sparso sullo stesso palco, spesso nello stesso momento.

La sontuosissima produzione permette al coreografo di dare forma a ogni singola idea, come un maxischermo sul quale i danzatori possono interagire con le proiezioni, scrivendo con il corpo e sfogliando le pagine dei fumetti, riprodotte in gigantografia, quasi su un immenso iPad, un grande spazio touch-screen che amplifica i movimenti con animazioni sorprendenti, perfette, ma esagerate.

Se risultano posticci gli inserti acrobatici dei maestri di spada e il live-video del calligrafo dall’angolo del palco, i momenti più emozionanti sono quelli in cui il corpo ritrova una propria essenzialità, in passi a due o a tre che hanno insieme tensione di lotta e sesso o che richiamano, con un intrico di articolazioni e prese, il disegnarsi stesso degli ideogrammi e del loro senso.

La durata eccessiva (peraltro brutalmente interrotta dall’intervallo, che sempre giunge a intiepidire la visione) penalizza la visione di Cherkaoui, di certo imprevedibile e prolifica, ma questa volta eccessivamente ipertrofica e barocca. Le musiche appositamente composte dal noto Nitin Sawhney e squisitamente eseguite dal vivo subiscono la stessa dinamica, finendo per ripetersi in molti passaggi.

Una degna apertura, piena di cuore, per questo grande festival, che tuttavia attende una danza più viscerale e, insieme, meno personale, meno autoreferenziale. Anche e soprattutto quando si offre un tributo a un’icona – come in effetti è TeZukA -, occorre sempre applicare la severità che trasforma la passione personale in materia scenica in grado di comunicare e di raccontare.


[Foto credit: festival.co.nz]