Giappone – L’Isis chiede il riscatto per due ostaggi

In by Gabriele Battaglia

In un video diretto "al governo e al popolo" del Giappone, un gruppo di militanti afferenti probabilmente all’Isis hanno chiesto pubblicamente un riscatto da 200 milioni di dollari per il rilascio di due cittadini giapponesi. Sono il giornalista Kenji Goto e il contractor militare Haruna Yukawa. Ma Tokyo condanna l’atto e fa sapere che non cederà alle richieste dei terroristi. La risposta dello Stato islamico (Is) alle promesse del governo giapponese di supporto non militare ai paesi mediorientali impegnati al fianco di Europa e Stati Uniti nella “guerra globale al terrore” non si è fatta attendere.

Con un video postato oggi in rete, l’Is fa appello “al governo e al popolo giapponese” per la liberazione di due cittadini giapponesi rapiti in Siria.

La richiesta è ingente: 200 milioni di dollari (100 per ciascun prigioniero) per il rilascio, la stessa somma che nei giorni scorsi il primo ministro Shinzo Abe, in tour diplomatico in Medio Oriente, aveva promesso per il solo scopo di arginare il rischio di un’avanzata del terrorismo che metterebbe a rischio anche l’interessa nazionale giapponese – in particolare, l’approvvigionamento di greggio dai Paesi della penisola arabica.

I due ostaggi, nella consueta divisa arancione da prigionieri, sono il giornalista Kenji Goto, impegnato a seguire la guerra in Siria da indipendente, e il 42enne Haruna Yukawa, contractor militare di cui si erano perse le tracce ad agosto dello scorso anno.

In apertura del video, vengono mostrate le parole del primo ministro Shinzo Abe riguardo l’impegno di Tokyo all’indomani della strage del settimanale satirico Charlie Hebdo a Parigi: “Il mondo soffrirebbe enormi perdite se terrorismo e armi di distruzione di massa si diffondessero (in Medio Oriente, ndr)”, aveva affermato il primo ministro nipponico, annunciando il sostegno del suo governo agli sforzi dell’ “occidente” per pacificare e stabilizzare la regione.

A stretto giro dalla pubblicazione del video è arrivata da Gerusalemme – dove si trova nell’ambito di un tour regionale che lo ha portato in Egitto, Giordania e Israele – la risposta del capo del governo di Tokyo: un secco no a ogni possibile trattativa e una forte denuncia agli atti di terrorismo perpetrati in nome del Califfato islamico.

Abe ha inoltre promesso che il suo governo manterrà la promessa sui 200 milioni di dollari in aiuti ai paesi interessati dall’avanzata dell’Is. “Non retrocederemo di un passo da questa posizione”, ha spiegato il premier giapponese durante una conferenza stampa convocata questa mattina. “La comunità internazionale non si arrenderà al terrorismo – ha aggiunto Abe – e perciò dobbiamo assicurarci di lavorare tutti insieme”.

In contemporanea a Tokyo, ha parlato Yoshihide Suga, capo segretario di gabinetto – il primo portavoce del governo – ribadendo la posizione netta espressa dal premier: nessun passo indietro. Secondo quanto riportato dalla tv nazionale Nhk, i ministri sono al lavoro per discutere i possibili margini di azione del governo giapponese sulla vicenda. “Il governo giapponese – ha concluso Suga – è determinato a fare del proprio meglio per garantire il rilascio dei due concittadini al più presto”.

Il video pubblicato oggi segna comunque una svolta anche nella strategia dell’Isis, che per la prima volta chiede apertamente un riscatto monetario per la liberazione di ostaggi.

Non è la prima volta che un governo giapponese deve affrontare una crisi di questo tipo. Nel 2004, durante il secondo conflitto in Iraq, tre cittadini giapponesi erano stati sequestrati e poi rilasciati, mentre a distanza di qualche mese un altro, Shosei Koda – apparentemente nel paese per turismo, venne decapitato dagli uomini di Al Qaeda in Iraq come rappresaglia all’impegno delle forze militari giapponesi a fianco delle forze americane.

Nel gennaio 2013, poi, a distanza di quasi dieci anni da quell’evento, alcuni cittadini giapponesi vennero sequestrati nuovamente da militanti di Al Qaeda ad In Amenas, in Algeria. Dieci di loro rimasero uccisi.

Nel paese del Sol Levante l’allerta Is è avvertita da quando, a ottobre 2014, era stata diffusa la notizia dell’arresto di uno studente 26enne sospettato di voler raggiungere la Siria ed unirsi alla lotta dei militanti islamisti.

[Foto credit: nydailynews.com; scritto per il manifesto]