Giappone – Abe, le donne e il calcolo politico

In by Gabriele Battaglia

Con il tasso di popolarità ai minimi da quando ha preso il potere e il rischio di ritrovarsi assediato da nemici interni al suo partito, Abe ha deciso di cambiare tutto. O quasi. La novità principale sono le cinque donne nell’esecutivo. Una scelta di pari opportunità o mero calcolo politico? Un rimpasto di governo era nell’aria da qualche settimana. Ad agosto la popolarità del primo ministro era scesa sotto il 50 per cento dopo una primavera e un’inizio d’estate particolarmente intensi: ad aprile l’aumento della tassa sui consumi dal 5 all’8 per cento, che ha frenato gli entusiasmi dei consumatori giapponesi, fino a quel momento sedotti dai primi effetti positivi della Abenomics.

Poi, a luglio, il vero colpo da maestro: l’approvazione di una nuova interpretazione dell’articolo 9 – quello che sancisce la rinuncia eterna alla guerra – della costituzione del 1947 in senso di permettere azioni militari in nome dell’autodifesa collettiva. Una mossa che ha creato scontento nell’opinione pubblica: diversi sondaggi hanno dimostrato che oltre la metà degli interpellati era contrario a qualsiasi modifica all’articolo più celebre e universalmente apprezzato della Carta postbellica. Migliaia di persone sono scese in piazza e le manifestazioni sono arrivate sotto l’ufficio del primo ministro a Nagatacho, il distretto del potere politico di Tokyo.

Oggi la storia sembra diversa. E Abe potrebbe diventare più simpatico anche a Cina e Corea del Sud. Il nuovo vertice del Partito liberaldemocratico (Pld) è costituito da personaggi considerati vicini alla Cina, come Sadakazu Tanigaki, l’ex ministro della giustizia, che appena una settimana prima del rimpasto e di essere descritto come un moderato, aveva firmato la condanna per due detenuti nel braccio della morte.

Due piccioni con una fava: con la nomina di Tanigaki Abe si è liberato del rischio di un “ribaltone”, prima delle elezioni nel 2016, ad opera degli uomini del suo stesso partito. Indiziato numero uno: Shigeru Ishiba ex segretario generale del Pld ed esponente meno conciliante del suo successore. Nel 2012, Ishiba era già stato sconfitto alle presidenziali di partito proprio da Abe che poi lo aveva scelto come suo numero due nel partito. “Con la collaborazione di Ishiba ci riprenderemo il Giappone”, aveva detto allora Abe. Ora Ishiba entra nella squadra di governo come ministro per la ripresa economica regionale e per le zone speciali strategiche, un ministero creato ad hoc nell’ambito del rimpasto.

Il quotidiano economico Nikkei Shimbun ha comunque calcolato che in due giorni il grado di apprezzamento del premier è rimbalzato di 11 punti percentuali. Merito soprattutto della sua – apparente – attenzione al gender gap.

Mentre le figure cardine del precedente esecutivo, quali il ministro delle Finanze Taro Aso, il ministro degli Esteri Kishida e il capo segretario di gabinetto Yoshihide Suga, hanno mantenuto il loro posto, Abe ha sparigliato le carte nominando cinque donne ministro, eguagliando il record di Koizumi.

Alcune di loro occupano posti chiave. Tre in particolare: Yuko Obuchi all’Economia, commercio e industria, Midori Matsushima alla Giustizia e Sanae Takaichi agli Interni. Poi, Eriko Yamatani, consigliera di Abe dal 2006 oggi ministra per la questione dei sequestri di cittadini giapponesi in Corea del Nord e per la gestione dei disastri naturali, e Haruko Arimura, incaricata di risolvere il problema del declino della natalità. Nessuna di loro arriva però dal nulla: tutte avevano già occupato posti di rilievo nella prima esperienza di governo di Abe (2006-7) o nelle successive amministrazioni del Pld.

Takaichi, Yamatani e Arimura fanno parte della Nippon Kaigi, un’associazione non partitica neonazionalista, nota, tra l’altro, per le sue posizioni sulla necessità di un’educazione patriottica delle nuove generazioni. Arimura, in particolare, scrive lo Asahi Shimbun, nel 2004 era salita agli onori delle cronache per aver contestato un opuscolo distribuito nelle scuole da un’agenzia ministeriale accusandolo di incitare le ragazze all’uso della pillola.

Quella di Matsushima, nota per il suo passato da giornalista dell’Asahi e per la sua abitudine di vestirsi sempre di rosso sul lavoro, sembra una candidatura meno allineata. Dovrà gestire la giustizia, il che, in Giappone, significa anche la patata bollente delle esecuzioni.

Obuchi, invece, è erede di una dinastia politica, essendo figlia dell’ex primo ministro Keizo Obuchi, e, almeno sulla carta, gode di una notevole popolarità: nel 2009 diventa la prima donna ad aver un figlio durante un mandato ministeriale. È lei, secondo alcuni analisti, il volto nuovo e più spendibile del nuovo corso. In particolare nell’ottica del progetto di totale riattivazione delle centrali nucleari del paese.

Obuchi è donna e madre di due figli piccoli”, ha spiegato Yuki Tatsumi, ricercatrice dello Stimson Center di Washington a Deutsche Welle. “Abe ha probabilmente valutato che le spiegazioni del governo sulla questione della riattivazione sembreranno più convincenti provenendo da un politico di fiducia come lei”.

Alcune indiscrezioni rivelano che Abe fosse contrario al rimpasto. I sondaggi, invece, sembrano aver dato ragione a chi lo ha persuaso a farlo. Una vittoria del calcolo politico, con buona pace delle pari opportunità.  

[Foto credit: thenational.ae]