La Cina è riuscita a creare i primi esseri umani geneticamente modificati. È quanto sostenuto da He Jiankui, un ricercatore cinese con formazione americana oggi affiliato alla Southern University of Science and Technology di Shenzhen, alla vigilia di una conferenza sull’editing genetico in programma per martedì 27 novembre a Hong Kong.

Secondo quanto racconta lo scienziato in un video pubblicato su Youtube (vedi immagine), le gemelle “Lulu” e “Nana” sono nate alcune settimane fa nell’ambito della sperimentazione sull’alterazione degli embrioni a cui sono state sottoposte sette coppie durante regolari trattamenti di fertilità. L’obiettivo conclamato dell’esperimento non è curare o prevenire malattie ereditarie, quanto piuttosto sviluppare una resistenza alle possibili future infezioni come l’HIV. Infatti, mentre in tutte le coppie coinvolte l’uomo risultava positivo al virus dell’AIDS, la trasmissibilità della malattia si sarebbe potuta evitare con metodi molto meno complessi dell’editing genetico.

Come precisa He, lo scopo dell’esperimento è quindi quello di “offrire alle coppie affette da HIV la possibilità di avere un bambino che possa essere protetto dal loro stesso destino.” Come? Modificandone il DNA attraverso la tecnologia di editing genomico CRISPR-Cas9, così da disabilitare il gene CCR5 che compone le proteine che permettono al virus dell’HIV di penetrare nelle cellule. L’operazione chirurgica viene effettuata da un embriologo subito dopo l’inserimento dello sperma nell’ovulo, prima che questo venga impiantato nell’utero.

L’università prende le distanze – L’annuncio, in attesa di ricevere conferme indipendenti, ha già suscitato non poche polemiche. Stando alla MIT Technology Review – la rivista che per prima ha riportato la notizia domenica scorsa – “la nuova tecnologia ha implicazioni etiche perché le modifiche di un embrione possono essere ereditate dalle generazioni future, finendo per interessare l’intero pool genetico“, l’insieme di tutti gli alleli dell’intero set di geni appartenenti a tutti gli individui che compongono una popolazione in un determinato momento. Ben 122 scienziati cinesi hanno sottoscritto un comunicato di condanna, mentre la Southern University of Science and Technology ha preso le distanze dichiarandosi ignara di quanto sperimentato dal ricercatore. La Guangdong Health Commission ha aperto un’indagine. In un’intervista esclusiva ad AP, He afferma di sentire “una forte responsabilità non solo per essere stato il primo, ma anche per aver fornito un esempio per gli sviluppi futuri della scienza”. “Sarà la società a decidere cosa fare in seguito”, afferma.

I dubbi degli scienziati – A impensierire gli esperti è anche la metodologia impiegata. Per Nicholas Evans, assistente di filosofia presso la University of Massachusetts Lowell, “annunciare il test attraverso un video su YouTube è una pratica scientifica molto problematica, in quanto esclude processi di controllo come la revisione paritaria”, ovvero la procedura di selezione degli articoli o dei progetti di ricerca proposti dai membri della comunità scientifica effettuata attraverso una valutazione di specialisti del settore che ne verificano l’idoneità alla pubblicazione scientifica.

La tecnica e i possibili benefici – Bandito nel resto del mondo, negli Stati Uniti l’editing del DNA umano è stato fino ad oggi consentito solo nelle ricerche di laboratorio. In Cina tuttavia la tecnica è al vaglio da tempo, tanto che lo scorso settembre gli scienziati della Sun Yat-sen University hanno annunciato di aver impiegato l’editing genomico per correggere una mutazione degli embrioni umani all’origine della beta-talassemia, una malattia del sangue potenzialmente fatale. Nonostante le preoccupazioni diffuse, c’è anche chi riconosce i benefici della pratica. Secondo George Church, famoso genetista della Harvard University, l’utilizzo dell’editing genetico è “giustificabile” se finalizzato a combattere l’HIV, “una grave e crescente minaccia per la salute pubblica”. Stando ai dati ufficiali, nell’ultimo anno i casi di Aids e HIV oltre la Muraglia sono aumentati del 14%. Oggi sono più di 820mila le persone affette, con 40mila nuovi casi solo nel secondo trimestre del 2018.

[Pubblicato su Il Fatto quotidiano online]