Fin dallo scoppio dell’epidemia a Wuhan nel dicembre 2019, il governo taiwanese aveva subito compreso la gravità della situazione (anche grazie alla precedente esperienza con l’epidemia SARS di circa vent’anni fa), adottando tempestivamente una serie di strategie sanitarie per contrastare la diffusione del virus. Notevole era stata l’efficacia del modello taiwanese, tanto che nell’ultimo anno e mezzo era perfino riuscito a sottrarsi (almeno in parte) dall’ombra imponente della Cina, ponendosi sotto i riflettori del palcoscenico internazionale. Un successo che, tuttavia, non era destinato a durare fino alla fine. A partire da maggio 2021 anche la bolla protettiva di Taiwan è scoppiata, permettendo al virus di dilagare nell’isola. Ma che cosa è andato storto?

“Perdere Jingzhou a causa di negligenza”

Durante l’era dei Tre Regni (220-280 d.C.), Guan Yu, il generale più potente, era stato incaricato di rimanere nel Regno di Shu mentre il primo ministro Zhuge Liang marciava verso nord per combattere contro il Regno di Wei. L’unico ordine che Zhuge Liang diede a Guan Yu era di difendere la provincia di Jing (Jingzhou). Tuttavia, il generale Guan neglesse il compito che gli era stato assegnato e decise di invadere da solo i due regni confinanti (il Regno di Wei e il Regno di Wu), lasciando così un vuoto di potere nella provincia di Jing. Il Regno di Wu colse l’occasione per attaccare la provincia di Jing, e Guan Yu venne ucciso. Da qui la frase idiomatica “perdere Jingzhou a causa di negligenza” (dayi shi Jingzhou 大意失荊州).

Questo chengyu (espressione idiomatica cinese) rappresenta perfettamente il fallimento del modello taiwanese dal momento che, la principale motivazione della diffusione del virus sembra essere stata l’incauta decisione del 15 aprile di ridurre il periodo di quarantena dei piloti di aerei di linea da 15 a 3 giorni, poiché i vettori lamentavano di non riuscire a gestire le merci con una quarantena così lunga. Il motivo di questa concessione straordinaria sembra essere legato a fattori di interesse politico: la richiesta al Taiwan Centers for Disease Control di rivedere la quarantena per i piloti è infatti arrivata direttamente da Zheng Wencan, sindaco di Taoyuan e prossimo candidato del DPP alle elezioni presidenziali del 2024. Ed è così che una variante britannica altamente trasmissibile del virus è riuscita a penetrare l’isola e a diffondersi rapidamente.

Il 15 maggio Taiwan ha riportato 185 nuovi casi giornalieri, fino ad arrivare al picco massimo di 723 casi del 22 maggio. Certo, si tratta di numeri relativamente contenuti se visti su scala mondiale, ma comunque sorprendenti per il fatto che fino al 1° maggio Taiwan registrava un totale di appena 1132 casi dall’inizio della pandemia.

Campagna vaccinale rallentata dalla scarsità dei vaccini

La lenta implementazione dei vaccini anti Covid-19 a Taiwan ha le sue radici nella controversia riguardante il suo status politico. Taiwan (Repubblica di Cina) pur dichiarandosi politicamente indipendente dalla Cina (Repubblica Popolare Cinese), a livello internazionale non gode a pieno dei diritti di nazione indipendente. Anche nel caso della campagna vaccinale contro il coronavirus, il controllo diplomatico di Pechino ha rallentato in maniera significativa la risposta sanitaria del governo taiwanese all’emergenza sanitaria in corso.

Secondo Pechino, Taiwan avrebbe dovuto acquistare i vaccini Pfizer dalla Cina, passando per la Shanghai Fosun Pharmaceutical Group (Shanghai Pharma, 复星医药). Avendo investito nell’azienda tedesca BioNTech, la Shanghai Pharma detiene i diritti commerciali esclusivi nell’area cosiddetta “Greater China”, ovvero Cina continentale, Hong Kong, Macao e Taiwan. Il contratto tra BioNTech e Shanghai Pharma implica che Taiwan non può acquistare i vaccini direttamente dalla Germania, poiché questo violerebbe i diritti commerciali dell’azienda cinese. Da parte sua, Taiwan si rifiuta di comprare i vaccini tedeschi reimballati in Cina, trovandosi quindi in un punto di stallo dove da una parte non può agire in completa autonomia e dall’altra non vuole sottomettersi al dominio politico cinese. Una simile situazione conflittuale tra la Cina e Taiwan si era già verificata nel lontano 2003, durante l’epidemia SARS, quando Pechino aveva inizialmente disapprovato l’intervento diretto dell’OMS nell’isola e la fornitura di personale sanitario e attrezzature mediche, insistendo che questi sarebbero dovuti arrivare a Taipei passando prima per Pechino.

A far fronte all’attuale emergenza sanitaria causata dalla scarsezza dei vaccini nell’isola sono intervenuti gli alleati storici di Taiwan: Giappone e Stati Uniti. Il 4 giugno il Giappone ha donato 1,24 milioni di vaccini AstraZeneca; il 20 giugno gli Stati Uniti hanno donato 2,5 milioni di vaccini Moderna. L’avvio della campagna vaccinale con AstraZeneca ha suscitato però anche alcuni timori – al 22 giugno Taiwan ha registrato 144 morti tra i nonagenari cui è stata somministrata la prima dose di vaccino AZ, anche se le autopsie effettuate finora non hanno riscontrato un nesso diretto tra il siero e i decessi.

Misure adottate dal governo e atteggiamento della popolazione

Attualmente Taiwan è considerata zona arancione (semi lockdown), ma le rigide disposizioni atte a bloccare la diffusione del virus includono anche alcune delle misure tipiche delle zone rosse: mascherina obbligatoria fuori casa; chiusura dei mercati tradizionali; lavoro da remoto dove possibile; chiusura di scuole e università; divieto di assembramento; distanziamento sociale; registrazione tramite QR code e monitoraggio della temperatura all’ingresso di supermercati, negozi e uffici postali; frequente disinfezione dei mezzi di trasporto pubblico e delle strade maggiormente trafficate.

Il 3 giugno, il sindaco di Taipei Ko Wen-je (柯文哲) ha invitato i membri di tutte le famiglie a mangiare separatamente anche a casa, poiché il 43% dei recenti contagi erano stati trasmessi all’interno dei singoli nuclei familiari. Se c’è una cosa da lodare, è sicuramente lo spirito cooperativo dei taiwanesi nei confronti dell’emergenza coronavirus – i consigli del sindaco Ko non sono considerati eccessivi, anzi, molte famiglie stanno già mettendoli in pratica. Del resto, come altri paesi asiatici, Taiwan ha sempre avuto un atteggiamento socialmente responsabile quando si tratta di malattie infettive, al punto che l’uso della mascherina anche nel caso di un banale raffreddore è visto come la norma.

Di Ambra Minoli (Taipei)