Sono diventate 6 le vittime del nuovo coronavirus, e i casi accertati sono saliti a 440, di cui almeno sette all’estero. Ma sono numeri già superati nel momento stesso in cui vengono diffusi. Solo nella giornata di martedì il conto dei malati è salito di settanta unità.

E ieri sera è stato segnalato il primo caso statunitense. Secondo l’ufficio regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’evoluzione del focolaio partito dalla città di Wuhan il 31 dicembre suggerisce una “sostenuta” trasmissione da persona a persona. Il rischio dunque non è limitato a chi è entrato in contatto con gli animali del mercato di Wuhan, come era sembrato inizialmente.

Oggi è previsto un vertice di emergenza all’Oms per valutare se dichiarare un’emergenza di salute pubblica di interesse internazionale: in caso affermativo, l’agenzia potrebbe raccomandare restrizioni alla circolazione delle persone in Cina. Le autorità sanitarie cinesi stanno già invitando la popolazione a evitare spostamenti: si avvicina il capodanno lunare e sono previsti 400 milioni di persone in movimento per raggiungere le famiglie.

Lo sforzo di medici e ricercatori è legato all’imprevedibilità di un virus di cui non si conosce bene ancora il rischio. Nei centri di ricerca di tutto il mondo, i supercomputer macinano dati sulla popolazione per stimare le reali proporzioni dell’epidemia e anticiparne l’evoluzione. Uno dei modelli più potenti in circolazione è quello sviluppato alla Northeastern University di Boston dal team guidato da Alessandro Vespignani, che mescola un numero enorme di fonti sulla popolazione per estrapolare gli scenari più probabili.

“I modelli aiutano innanzitutto ad eseguire previsioni, però servono anche nei casi in cui non si ha completa conoscenza della situazione sul terreno” spiega Vespignani al manifesto. “Ad esempio, in questo caso non si conoscono le vere dimensioni dell’epidemia, e il numero di casi internazionali e il numero dei viaggi da Wuhan permettono di stimare il numero di casi nella regione, che pubblichiamo in tempo reale”. Secondo le stime di Vespignani, il numero di persone contagiate avvicina già le tremila unità, ma sono numeri in aggiornamento.

Lo scenario ricorda quello della Sars del 2003, che si fermò dopo circa 800 vittime grazie ad alcuni fattori decisivi : “l’allerta internazionale, la condivisione di informazione, lo sviluppo di buoni protocolli di identificazione e l’isolamento dei casi”, ricorda Vespignani. “Speriamo che anche in questo caso si riesca a contenere il focolaio”.

Di Andrea Capocci

[Pubblicato su il manifesto]