Da ormai oltre una settimana la nave da crociera Diamond Princess staziona nel porto di Yokohama, in Giappone. A bordo, rimangono in quarantena quasi 2.700 passeggeri e circa 1.100 membri dell’equipaggio. 135 le persone risultate finora positive al test del coronavirus, 10 delle quasi fanno parte dell’equipaggio. Ora i passeggeri sono obbligati a rimanere nelle loro cabine e a limitare i contatti.
L’equipaggio, però, dorme e lavora in ambienti comuni in cui impedire il contagio è praticamente impossibile. E dovendo occuparsi anche dei passeggeri il rischio che il contagio si allarghi ulteriormente è elevato. La quarantena durerà almeno fino al 19 febbraio. Ma sempre più esperti ritengono che la situazione claustrofobica della Diamond Princess non sia sostenibile dal punto di vista etico e scientifico. Tra loro c’è Angela Rasmussen, virologa alla Columbia University di New York. Rasmussen si è occupata a lungo di virus a elevata mortalità come Mers (un altro coronavirus) e Ebola.

Perché trattenere i passeggeri sulla Diamond Princess non è una buona idea?

Le navi da crociera sono ambienti ideali per la trasmissione del virus. Centinaia o migliaia di persone insieme in grande prossimità, con pasti collettivi e attività di gruppo a bordo. Per questo c’è una grande quantità di focolai di norovirus (la gastroenterite alimentare) a bordo di queste navi. In queste situazioni, le navi vengono evacuate immediatamente per prevenire l’ulteriore diffusione tra i passeggeri non infetti. Nel caso della Diamond Princess, anche se i passeggeri sono reclusi nelle loro cabine, rimangono a contatto con l’equipaggio. Se capisco bene, almeno 10 membri dell’equipaggio sono stati contagiati e non possono essere isolati perché vivono in alloggi comuni a bordo. È probabile che la diffusione si allarghi se l’equipaggio continuerà a assistere i passeggeri con i pasti e altre necessità.

Quali azioni alternative si potrebbero intraprendere?

Isolati i casi confermati, i passeggeri entrati in contatto con loro potrebbero essere messi in quarantena. Gli altri passeggeri potrebbero essere evacuati e rimpatriati e poi messi in isolamento nelle loro case. In molti casi, in assenza di esposizione a un caso confermato, l’auto-quarantena a casa probabilmente è sufficiente. Significa rimanere a casa per due settimane con un monitoraggio dei sintomi e un test prima di lasciare la quarantena per confermare che un paziente non sia infetto.

Sono state violate norme bioetiche?

Non sono una specialista di bioetica, ma credo che sia allo stesso tempo antietico e dannoso privare le persone dei loro diritti senza sufficienti evidenze scientifiche, in particolare se le si espone a un rischio accresciuto di esposizione al virus. E entrambe queste condizioni sono verificate. Inoltre, ci sono già altri casi in Giappone, così come in molti altri paesi di provenienza dei passeggeri. Impedire l’ingresso a altre persone potenzialmente esposte all’infezione avrà uno scarso impatto sul contenimento dell’epidemia, dato che il virus è già diffuso a livello globale.

Di Andrea Capocci

[Pubblicato su il manifesto]