Coree – Park guarda all’esempio tedesco

In by Simone

La presidentessa sudcoreana, Park Geun-hye, sfrutterà la tappa tedesca del suo viaggio in Europa per annunciare la politica di approccio alla Corea del Nord. La riunificazione è stata recentemente definita una manna, per il Sud e per i paesi che ne vorranno approfittare. Si potrebbe chiamare “dottrina Park Geun-hye” oppure “dichiarazione sull’unificazione”. Andando oltre i nodi semantici, la sostanza è che la presidentessa sudcoreana potrebbe annunciare la propria politica di riavvicinamento alla Corea del Nord durante la visita in Germania che inizia oggi.

Se il presidente cinese, Xi Jinping, secondo indiscrezioni smentite da Pechino, vorrebbe usare il passato e il modo con il quale i tedeschi si assunsero la responsabilità per i crimini del nazismo nelle dispute di Pechino con il Giappone, facendo leva sul revisionismo riguardo il militarismo nella prima metà del secolo scorso che serpeggia in parte della dirigenza nipponica, Seul guarda a un altro snodo della storia: la riunificazione tra Germania Ovest ed Est.

Il viaggio della presidentessa Park, rivelano fonti governative citate dall’agenzia Yonhap, prevede incontri con il presidente Joachim Gauck, con la cancelliera Angela Merkel e con altri protagonisti del processo di riavvicinamento tedesco.
La fonte governativa sentita dall’agenzia sudcoreana, parla dell’unificazione come una sorta di jackpot.

O meglio una manna, affidandosi alla traduzione ufficiale del termine, “daebak” usato dalla presidentessa per descrivere i benefici di cui la Corea del Sud e gli altri Paesi potrebbero godere in caso di unificazione, vista anche con uno stimolo per il rating del Paese, considerato il venir meno delle tensioni lungo il 38esimo parallelo.

D’altra parte, spiegava già a gennaio Yoon Deok-ryong, del Korea Institute for International Economic Policy, sentito dal Chosun Ilbo, “i rischi per la sicurezza connessi con la Corea del Nord sono stati sempre una delle ragioni delle carenze nella valutazioni delle principali società internazionali. Quando verranno meno, gli investimenti diretti stranieri dovrebbero aumentare”.

Come sottolinea Aidan Foster-Carter, osservatore della realtà coreana, nel discorso che ha marcato il primo anno di mandato della presidentessa, Park ha preso spunto dalle parole dell’investitore statunitense, Jim Rogers. “Un altro Paese verso il quale sono estremamente ottimista e dove metterei i soldi se potessi è la Corea del Nord”, ha spiegato il sodale di George Soros, nello specificare che questo potrebbe accadere in una Corea unita.

Lo studioso britannico, in un articolo per il blog Korea Real Time del Wall Street Journal, non manca di sottolineare tuttavia le stime sui costi della riunificazione. Lo scorso anno il ministero delle Finanze di Seul fissava l’asticella al 7 per cento del prodotto interno lordo per un decennio, pari a 80 miliardi di dollari l’anno.

Quattro anni fa un’analisi dello stesso quotidiano del gruppo Murdoch faceva oscillare i costi tra i 2mila miliardi e i 5mila miliardi di dollari, spalmati in tre decenni. Foster-Carter ricorda tuttavia anche uno studio di Goldam Sachs, datato 2009, che, forse con troppo ottimismo, ipotizzava che il Pil della Corea unita possa diventare l’ottavo più grande al mondo entro il 2050.

La presidentessa Park sembra decisa a impegnarsi in prima persona nel “jackpot della riunificazione”. Ad aprile sarà istituito un comitato preparatorio al riguardo, la cui presidenza sarà assunta proprio dal capo di Stato. Un segno, commenta la stampa sudcoreana, dell’intenzione della Casa Blu di portare la questione a livello nazionale. Il comitato prenderà le redini delle politiche verso Pyongyang. Ne faranno parte funzionari del ministero degli Esteri e di quello per la riunificazione, assieme a esperti, accademici, rappresentati del settore privato.

Alcuni commentatori sono tuttavia scettici sull’approccio seguito da Park. All’impegno sulla necessità di creare un clima di fiducia con Pyongyang, la cosiddetta trustpolitik, non sono seguiti passi concreti. Gli ultimi tempi sono stati segnati da sia dalle riunioni tra le famiglie divise dalla guerra degli anni Cinquanta del secolo scorso, tenuti a fine febbraio dopo essere saltati lo scorso autunno per divergenze tra Pyongyang e Seul.

Le ultime settimane sono state tuttavia segnate dal lancio nordcoreano di decine missili a corto raggio. Si tratta della risposta del regime alla serie di esercitazioni congiunte tra sudcoreani e statunitensi che andranno avanti sino a fine aprile e che al Nord bollano con prove per un’ipotetica invasione.

Seul, inoltre, si è espressa recentemente contro l’invio di 20mila tonnellate di fertilizzanti al Nord per sostenere l’agricoltura. “Non è ancora tempo”, ha spiegato il ministero per la riunificazione. Il divieto all’invio di fertilizzanti era una delle misure varate dal governo sudcoreano come sanzione per l‘affondamento a marzo 2010 della corvetta Cheonan, nel quale persero la vita 46 marinai.

Un’eventuale sblocco potrebbe però essere una delle misure che Park annuncerà da Berlino, come l’apertura di un dialogo per arrivare a istituire un secondo complesso industriale congiunto inter-coreano sul modello di Kaesong. Il progetto è caldeggiato dalle piccole e medie imprese, che guardano ai risultati della zona industriale in cui oltre 120 società del Sud danno lavoro a 53mila nordcoreani.

Nonostante gli scossoni dello scorso anno, quando la produzione fu bloccata per mesi durante le tensioni per il terzo test nucleare di febbraio, Kaesong è comunque considerato uno dei risultati più duraturi della distensione tra le Coree dei primi anni Duemila. Distensione che vede nella Dichiarazioni di Berlino di marzo 2000, dell’allora presidente Kim Dae-jung, uno dei punti d’inizio.

[Scritto per Linkiesta. Foto credit: bundesregierung.de]