È uno dei paesi meno accessibili e con una reputazione tra le peggiori al mondo. Eppure la
Corea del Nord attira sempre più turisti, anche occidentali. Ciò che attira della Corea del Nord è proprio il fascino del proibito. Raggiunto da China Files, un viaggiatore ce lo conferma: “La Corea del Nord sembrava assai diversa da tutto ciò che avevo visto fino a quel momento”. E intanto, le agenzie specializzate in viaggi nel “Regno eremita” vedono lievitare i propri profitti.

Dati – seppure non ufficiali – alla mano lo confermano. In meno di dieci anni, le presenze turistiche in Corea del Nord hanno registrato un incremento vertiginoso. La maggior parte dei turisti proviene dalla Cina, il principale alleato di Pyongyang. Tuttavia, sono in aumento americani ed europei. A inizio degli anni 2000, i turisti a nord del 38esimo parallelo erano appena 700 ogni anno. Oggi sono dieci volte tanto.

Washington è il principale governo ad alimentare l’aura di fascino che aleggia sul “Regno eremita”. Il mese scorso, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha ufficialmente “sconsigliato” i viaggi in direzione Pyongyang, specificando che potrebbero verificarsi “arresti arbitrari”. L’avvertimento arriva infatti in seguito all’arresto negli ultimi due mesi di due cittadini statunitensi: a maggio quello di Jeffrey Fowle, 56 anni, e ad aprile quello di Matthew Todd Miller, 24.

Il primo si trovava in Corea del Nord in vacanza. Il secondo, invece, da quanto è trapelato dall’agenzia ufficiale Knca, pare abbia strappato il suo visto turistico chiedendo asilo politico alle autorità di Pyongyang. I due si aggiungono a Kenneth Bae, un missionario di origine coreana ma di nazionalità Usa, detenuto in Corea del Nord da 18 mesi.

E allora cosa attira tanto i turisti occidentali? Ulv Hanssen, 32 anni, esperto di rapporti Corea del Nord-Giappone, originario di Trondheim, Norvegia, nel 2008 si è imbarcato su un volo della Koryo Air Pechino-Pyongyang. Ci ha raccontato la sua esperienza. “Avevo letto molto di torture, fame, violenza psicologica e violazioni dei diritti umani. Non mi sono illuso che avrei scoperto la verità sulla Corea del Nord, ma mi chiedevo in che modo una società del genere potesse funzionare visto ciò che se ne dice. Andare in Corea del Nord poi mi sembrava un’opportunità di avere un assaggio di un periodo della storia del mondo [la Guerra fredda] in cui le scelte di pensiero e comportamento della popolazione mondiale erano dettate dall’alto. In questo senso è stato un po’ un viaggio nel tempo in un periodo che altrimenti non avrei capito appieno”.

Il turismo è una delle poche fonti di valuta straniera per le casse dello stato nordcoreano. Secondo quanto scritto nei giorni scorsi da Reuters, un tour organizzato di quattro giorni può costare tra i 500 e i 1800 dollari. Una delle più grandi agenzie specializzate in tal senso è Koryo Tours. Nel 2012, dichiarano dall’azienda, hanno portato a nord del 38esimo parallelo oltre 2000 turisti.

Anche grazie a questi proventi Pyongyang limita i danni derivanti dalle sanzioni della comunità internazionale sul sistema bancario e sul commercio in uscita e in entrata da e verso la Corea del Nord – soprattutto quello di armamenti. Le più recenti sono quelle approvate all’unanimità dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a marzo 2013, in seguito al terzo test nucleare nordcoreano.

Oggetto della risoluzione “punitiva”, alla cui stesura ha contribuito anche la Cina, oltre ai già citati movimenti di merci e capitali, anche una stretta da parte degli stati membri dell’ONU sui controlli ai cargo sospettati di trasportare materiali illeciti da o verso Pyongyang e sul personale diplomatico dalla Repubblica Democratica del Popolo di Corea.

Tra chi si è rivolto a Koryo Tours c’è anche Hanssen. “Ho trovato Koryo Tours dopo aver fatto una ricerca su Internet. Si sono occupati di tutto, dal visto al biglietto aereo e all’itinerario. Ci hanno anche spiegato dettagliatamente il giorno prima della partenza – eravamo un gruppo di 12 persone – cosa si può e non si può fare in Corea del Nord”.

Le compagnie straniere di viaggio devono infatti siglare un contratto con il governo di Pyongyang in cui dichiarano di “far obbedire e rispettare volontariamente le leggi, i regolamenti e l’ordine pubblico a tutti i visitatori”. Nei contratti viene specificato che cittadini di tutte le nazionalità possono entrare, tranne sudcoreani e israeliani. Tra gli ordini professionali, sono banditi i giornalisti.

In Corea del Nord comportarsi bene “premia”: “Dopo due giorni di comportamento impeccabile – spiega Hannsen – ci hanno permesso di fare foto dai finestrini del bus. A patto che non fossero strutture militari”.

In Corea del Nord si arriva in aereo – i velivoli della compagnia di bandiera di epoca sovietica, ci spiega Hanssen, sono banditi da tutti gli aeroporti del mondo tranne che da Pechino – o in treno. Una volta oltrepassato il confine, i turisti prendono parte a tour guidati. “Non eravamo liberi di andare dove volevamo, questo no. Ma questo non ha inciso tanto quanto ci si aspetterebbe. Il nostro programma quotidiano era pieno, quindi non c’era comunque troppo tempo per girare”, ricorda Hannsen.

Ciò che è saltato subito agli occhi è stata l’enorme disparità tra la città – Pyongyang – e il resto del paese. “Le condizioni di vita erano visibilmente peggiori e la gente non sembrava avere lo stesso vigore che in città”.

A proposito della popolazione locale aggiunge: “Non potevamo allontanarci dal gruppo e non abbiamo avuto la possibilità di comunicare con la gente del posto. Qualche volta abbiamo deciso di camminare più veloci o di rimanere indietro rispetto agli altri. Tuttavia, la gente sembrava evitarci di proposito”.

“Eppure –
conclude – è stata una piacevole sorpresa vedere alcuni bambini usciti da scuola agitare le mani verso di noi e urlarci “hello” su Piazza Kim Il-Sung”.

[Scritto per Lettera43; foto credit: ibitimes.com]