Cina – Terzo plenum, l’acceleratore sulle riforme

In by Gabriele Battaglia

Il Comitato Centrale del Pcc si prepara a riunirsi il prossimo novembre. In attesa di conoscerne i dettagli, già si parla degli argomenti caldi del prossimo plenum: riforma della proprietà terriera, internazionalizzazione dello yuan, abolizione dello hukou, welfare e lotta alla corruzione saranno al centro del dibattito.  Il conto alla rovescia è iniziato. Non si sa ancora la data precisa in cui, a novembre, si terrà il terzo plenum del Comitato Centrale del Partito comunista cinese, ma sulle riforme che verranno decise in quella sede circolano già numerose voci. E sono autorevoli.

Dopo le dichiarazioni fatte nel weekend da Yu Zhengshengil numero 4 della nomenklatura di Pechino – secondo cui i cambiamenti saranno “senza precedenti”, è ora un think tank molto vicino al Consiglio di Stato cinese (il governo) a presentare un dettagliato piano di riforme, segno che l’attuale leadership intende schiacciare sull’acceleratore.

Si tratta del Centro di Ricerca per lo sviluppo del Consiglio di Stato, che ha divulgato attraverso un rapporto consegnato a China News Service una serie di “raccomandazioni” che spaziano in otto aree: finanza, fiscalità, politica della terra, patrimonio dello Stato, welfare, innovazione, investimenti stranieri e correttezza della governance.

Tra gli autori del rapporto, ci sono Li Wei, già segretario dell’ex premier Zhu Rongji, e Liu He, uno dei maggiori consiglieri economici attorno al presidente Xi Jinping. Gli autori raccomandano cambiamenti sensibili, come lo spezzettamento dei monopoli di Stato, e insistono affinché si acceleri nella grande riforma della proprietà terriera. Tracciano linee guida da qui al 2020.

È evidente che ogni esito del plenum sarà il frutto dei negoziati dietro le quinte tra le mille anime del Partito, comunista di nome ma in realtà enorme contenitore diviso al suo interno su basi ideologiche, di clan, di interessi costituiti. Tuttavia i segnali lasciano pensare che si stia andando
verso una limitazione del ruolo del governo in materia economica, per una maggiore apertura alle leggi di mercato.

Il rapporto traccia la “lunga marcia dello yuan”: dovrà diventare grande valuta di scambio, di fatturazione e di riserva nei “mercati regionali” entro dieci anni, si dice.
I tre progetti chiave per promuovere la riforma economica sono una maggiore libertà di accesso al mercato (leggi, “meno controlli politici”), la creazione di un “pacchetto di sicurezza sociale di base” (cioè welfare) per tutti i residenti, la libera vendita dei terreni rurali di proprietà collettiva.

Nel pacchetto welfare sono previsti una tessera di sicurezza sociale che garantisca una pensione minima ed “eguale”, un’assicurazione medica e sussidi per il percorso di formazione.

Nel frattempo – dice il rapporto – il sistema dell’hukou deve essere gradualmente eliminato. Si tratta della “residenza obbligatoria” che lega diritti e servizi alla propria località di residenza e che avrebbe dovuto teoricamente scoraggiare le migrazioni di massa. Tuttavia, senza ottenere questo scopo, si è risolto durante gli ultimi trent’anni nella creazione di un’enorme manodopera a basso costo perché senza diritti – i migranti rurali – che da un lato ha favorito il boom del Dragone ma che dall’altro è il simbolo vivente di una diseguaglianza sociale a livelli ormai destabilizzanti.

La road map propone anche di concedere ai contadini il diritto di scambiare i terreni di proprietà collettiva in un mercato aperto unificato nel quale le terre urbane e rurali dovrebbero essere valutate più o meno analogamente.

Attualmente, gli agricoltori hanno sui terreni solo diritti di utilizzo e ricevono un compenso esiguo quando i lotti vengono requisiti dai governi locali per i cosiddetti “progetti di sviluppo” (in genere grandi speculazioni immobiliari). Questa situazione è fonte di enorme disagio sociale.

Strettamente collegato al problema dei terreni agricoli è un altro punto del piano, che insiste per una dura lotta senza quartiere alla dilagante corruzione dei funzionari locali, proponendo però anche un incentivo: una “indennità di governo pulito”, che i funzionari potranno reclamare al momento del pensionamento, previa certificazione della loro onestà durante la carriera. Una sorta di pensione integrativa, la mercatizzazione dell’onestà, che però lascia molti dubbi (c’è già qualcuno che ironizza sul fatto che i funzionari potrebbero corrompere qualche ispettore per risultare, agli atti, “non corrotti”).

La fattibilità di queste riforme è dubbia, stanti i forti e diffusi interessi costituiti. “Come le idee saranno ricevute dai gruppi di interesse resta da vedere”, dice per esempio al South China Morning Post, Hu Xingdou, docente al Beijing Institute of Technology.

Va inoltre detto che questa road map è solo uno dei diversi rapporti che sono stati presentati alla leadership nelle ultime settimane, secondo quanto dicono diverse fonti vicine alla stanza dei bottoni. Ma gli argomenti sul tavolo non dovrebbero discostarsi di molto da quelli contenuti nelle “raccomandazioni” del Centro di Ricerca per lo sviluppo del Consiglio di Stato.

[Scritto per Lettera43; foto credits: wantchinatimes.com]