Il 5 novembre è stata inaugurata la seconda edizione della China International Import Expo di Shanghai. Questa edizione dell’Expo è stata caratterizzata da dimensioni ancora maggiori, da un flusso maggiore di visitatori e da una superficie espositiva pari a 360 mila metri quadrati, il 20% in più rispetto all’anno scorso. Le aziende partecipanti sono più di 3.000, provenienti da 150 paesi e regioni, tra cui 250 delle «Fortune 500» e circa 500 mila compratori specializzati tra i partecipanti. L’Expo si è già trasformata in una piattaforma mondiale che permette ai venditori di ogni Paese di esporre i propri prodotti di alta qualità e aprirsi al mercato cinese, ma anche a quello internazionale in uno spirito caratterizzato dai «fattori di apertura» e dai «risultati dell’apertura».

L’Italia è paese ospite di onore di questa edizione dell’Expo, per cui è stato creato il tema della «Italian Technology & Design Along the New Silk Road». Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha presenziato alla fiera e ha avuto modo di presentare l’altissimo livello del Made in Italy direttamente al Presidente Xi Jinping. Sono state più di 160 le aziende italiane a «incontrare l’Expo», provenienti da settori come la manifattura high-end, la moda e il fashion, l’arredamento, il sanitario e l’healthcare e l’agroalimentare.

Tra queste più di 20 erano imprese che avevano già partecipato all’edizione dell’anno scorso, come Leonardo con i suoi elicotteri, la Fiat Chrysler con le sue automobili e altre egregie rappresentanti dei diversi settori.

Sono convinto che siano «ritornate» perché hanno toccato con mano le opportunità di business reali create dalla precedente edizione e ne hanno trovato un tangibile beneficio. Attualmente, l’andamento dell’economia della Cina mantiene equilibrio e stabilità a livello generale.

Nei primi tre trimestri di quest’anno, l’economia cinese ha mantenuto un tasso di crescita del 6,2% e nonostante vi sia stato un rallentamento nel ritmo di crescita, tuttavia la Cina si mantiene saldamente al primo posto per tasso di crescita tra le maggiori economie mondiali.

Al contempo, tale fenomeno è in linea con il passaggio dell’economia cinese da una fase di crescita a ritmo sostenuto a una incentrata sulla qualità. Nel mondo odierno con un alto livello di globalizzazione, i sistemi economici di tutti i paesi sono fusi insieme, perciò se uno è prospero tutti prosperano, se uno è in perdita lo sono tutti.

I fattori di incertezza nell’attuale economia mondiale sono sempre di più, inoltre la pressione al ribasso è sempre più forte.
Su questo sfondo, ogni paese deve rimanere saldo sulla via dell’apertura e dell’inclusione, della cooperazione di mutuo vantaggio e nella volontà di costruire insieme un’economia mondiale aperta. Proprio come ha sottolineato il Presidente Xi Jinping nel suo discorso di apertura dell’Expo, dobbiamo ricorrere a misure e ad atteggiamenti di sempre maggiore apertura, ampliando insieme la torta del mercato mondiale e realizzare un sistema in cui le opportunità sono condivise a livello mondiale, nonché agire in un contesto di cooperazione globale.

È per questo che la Cina ha creato tale piattaforma «per gli acquisti globali», anche per migliorare attivamente il suo ambiente per il business. A marzo scorso, la Cina ha approvato la «legge sugli investimenti esteri» e non molto tempo prima aveva emanato il «trattato sull’ottimizzazione dell’ambiente di business». La comparsa di tali provvedimenti invia tre chiari segnali agli investitori stranieri.

Il primo è che la Cina intende ampliare i settori oggetto di apertura verso l’estero. Ad esempio, stiamo per cancellare del tutto le limitazioni all’operatività degli istituti bancari, delle assicurazioni e degli altri attori finanziari, garantiremo anche un equo accesso al mercato per le automobili a energie rinnovabili, siano esse a capitale cinese o straniero.

Il secondo segnale è la volontà di promuovere la facilitazione degli investimenti. Continueremo a lasciare alle aziende straniere la possibilità di scegliere in autonomia i propri modelli di debito estero e le incoraggeremo ad utilizzare i propri capitali legalmente all’interno dei confini nazionali per l’acquisto di azioni e investimenti.

Il terzo segnale è che la Cina intende garantire i diritti e gli interessi legittimi degli attori stranieri. Non forziamo aziende straniere ad effettuare transfer di tecnologie, tuteliamo legalmente i segreti industriali e la proprietà intellettuale. Il mese scorso, la Banca Mondiale ha diffuso il «Rapporto 2020 sull’Ambiente di Business», e la Cina è passata dalla 46esima posizione alla 31esima, con un salto di 15 posizioni.

Si tratta di un chiarissimo «voto di fiducia» nei confronti dell’ambiente di business della Cina. Guardando al futuro, la Cina porterà avanti le riforme e l’apertura, sarà guidata dall’innovazione, promuoverà uno sviluppo economico di qualità e creerà sempre maggiori opportunità per la crescita economica mondiale. Sono fiducioso che sotto l’egida dell’iniziativa Belt and Road, Italia e Cina continueranno a tutelare insieme l’apertura dei mercati e il libero scambio, condivideranno le opportunità che vengono dalla condivisione, dall’apertura e dal mutuo vantaggio, a beneficio reale dei due popoli.

*Di Li Junhua

**Ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia

[Pubblicato su il manifesto]