Sono molte le considerazioni che si potrebbero fare riguardo il rapporto tra cibo e potere. Agli albori della società umana, i primi a esercitare una forma di governo sugli altri furono coloro che controllavano in primis le risorse idriche, ma anche le fonti di cibo: i terreni più fertili per le colture, i pascoli più verdi per il bestiame. Oggi, al contrario, alcuni politici usano il cibo, immortalato quotidianamente sui social, per mostrarsi più vicini, e non superiori, al popolo. Foucault considerava la nutrizione come una sfera del bio-potere, ovvero l’insieme delle pratiche di potere volte a controllare ed assoggettare i corpi.

La Cina offre, come accade spesso, nuovi spunti di riflessione in proposito, perché la storia del paese contiene esempi di personaggi che hanno scalato le vette del potere politico affidandosi alle proprie abilità culinarie.

Il più celebre è probabilmente Yi Yin 伊尹, nato nel 1649 a.C. a Luoyang. Inorridito dalla decadenza politica e morale dei regnanti, riuscì a sfruttare le sue abilità di cuoco, coltivate con studio e attenzione negli anni, per farsi assumere come schiavo nella cucina di Tang, re di Shang. Colse ogni occasione, servendo i suoi piatti a tavola, per aggiungere alla presentazione del piatto un commento sull’attualità e su possibili strategie militari. Tang, colpito dalla bontà delle preparazioni ma anche dall’acume dei commenti, prese a cuore questo cuoco e decise di ascoltare i suoi consigli e tentare di rovesciare il regno corrotto di Jie della dinastia Xia. Yi Yin paragonava la strategia a una ricetta: per una buona riuscita, era fondamentale rispettare i tempi e l’ordine di aggiunta degli ingredienti e assicurarsi che il condimento non fosse né troppo e né insufficiente. E così, misurando le attese e i discorsi ai soldati, vinsero tutte le battaglie. Cadde così la dinastia Xia, e fu fondata la dinastia Shang dal suo primo imperatore Tang. Yi Yin restò poi al potere, come quello che viene definito il primo “premier” della storia cinese, aiutando il nuovo imperatore a rifondare il governo del paese e creare una serie di istituzioni. Ma non è ricordato solo come politico, bensì come teorico dell’arte culinaria cinese: il suo trattato di cucina fu il primo a distinguere i cinque sapori della cucina in dolce, acido, amaro, speziato e salato, una distinzione valida internazionalmente ancora oggi con la sola eccezione dell’umami, che ha sostituito lo speziato; inoltre fu il primo a raccomandare le alte temperature per rimuovere odori sgradevoli da alcune carni.

Altro celebre personaggio è Peng Keng 彭铿, detto anche Peng Zu 彭祖, “l’antenato Peng”, una figura a metà tra la storia e la mitologia daoista. Infatti, si narra che visse per 834 anni (pari a 130 anni, secondo un conteggio differente) durante la dinastia Shang, nel XXI sec a.C. Questo avvenne grazie alla sua profonda conoscenza delle proprietà benefiche degli alimenti, caratteristica che gli diede il titolo di padre della nutrizionistica tradizionale cinese. Le sue abilità ai fornelli salvarono anche vite umane: a seguito di una pesante inondazione, l’imperatore Yao, turbato dagli effetti della catastrofe sulla gente, si ammalò di anoressia. Allora il suo chef di corte, Peng Zu, ideò una zuppa di fagiano e miglio che, con i suoi effetti benefici sulla salute, salvò la vita dell’imperatore, garantendo al cuoco la gloria eterna.

Il monaco Yi Ya 易牙, invece, visse durante il periodo degli Stati Combattenti (770-476 a.C.), ed entrò tra le grazie del re dello stato di Qi grazie alla sua abilità nel distinguere i sapori. Il re un giorno disse di non aver mai assaggiato la carne umana, e Yi Ya compì un gesto estremo per conquistare la sua fiducia: uccise il suo stesso figlio e lo cucinò per lui. Il re, lusingato da tanta lealtà, decise di designarlo come successore del suo fedele consigliere Guan Zhong, che però si oppose a questa decisione: “Un uomo che non ama il proprio figlio come può amare il proprio re?” Guan Zhong aveva ragione: Yi Ya diede vita a una rivolta, chiudendo gli accessi alla corte, e lasciò il re di Qi morire di fame.

Questi esempi mostrano la stima attribuita nella storia cinese ai cuochi. Come nella cucina, anche in politica il segreto è nell’attenta scelta degli ingredienti e dell’ordine dei passaggi, per ottenere un delicato equilibrio fra gli elementi. Chissà che la storia non si ripeta: il successore di Xi Jinping potrebbe essere un maestro di hot pot o un abile creatore di ravioli?

Di Livio Di Salvatore

*Abruzzese, classe ’93, laureato in Lingue, economie e istituzioni dell’Asia e dell’Africa Mediterranea presso l’Università Ca’Foscari di Venezia, ha poi frequentato un master in Food&Wine Management alla 24 Ore Business School. Attualmente si occupa di export verso la Cina nel settore vinicolo, e nel tempo libero alterna musica e birrini