Autore di moltissimi racconti e romanzi e vincitore di prestigiosi premi, Su Tong è uno dei più importanti scrittori cinesi contemporanei, esponente di spicco della letteratura d’avanguardia. Ha raggiunto la fama internazionale grazie al romanzo breve “Mogli e concubine”, consacrato come suo capolavoro grazie anche all’incredibile successo ottenuto dalla trasposizione cinematografica ad opera del regista Zhang Yimou dal titolo “Lanterne rosse”, Leone d’argento al Festival del Cinema di Venezia nel 1991.

Nato nel 1963 come Tong Zhonggui, ha poi scelto lo pseudonimo Su Tong con cui è conosciuto a livello internazionale, mantenendo il cognome ma inserendo il carattere 苏 Su come riferimento a Suzhou, sua città d’origine a cui lo lega un sentimento profondo.

I cinque racconti contenuti nella raccolta L’epoca dei tatuaggi, scritti tra il 1989 e il 1999, tradotti dal cinese da Maria Rita Masci ed editi da Orientalia Editrice, sono ambientati proprio nei luoghi della sua infanzia, in particolare nel microcosmo di via Xiangchunshu, cornice di molti suoi scritti. Come nel romanzo, inedito in Italia, intitolato “The yellowbird story” (黄雀记Huangque ji), vincitore del premio Mao Dun nel 2015, che trae ispirazione da un caso di violenza sessuale realmente accaduto negli anni Ottanta, ma anche nel racconto della vita piatta delle sorelle Jian e di quella decisamente più movimentata delle commesse del negozio di soia in “Altre vite di donne”.

“Una volta arrivati in via Xiangchunshu, si era investiti dall’odore che mandava il fiume. Scorreva proprio sotto le nostre finestre. Ho già detto che corrodeva la vita della strada come la ruggine corrode il ferro, non si poteva sfuggire alla sua influenza. Il tempo della strada era ritmato dal tempo del fiume.”

Il periodo è quello della prima metà degli anni Settanta, durante l’oscuro decennio di storia cinese conosciuto come la Rivoluzione culturale (1966-1976). Sebbene non la menzioni mai direttamente, lo scrittore lascia qui e là dei riferimenti temporali che ci fanno inquadrare il periodo e comprendere il contesto sociale. A quel tempo troppo giovane per prender parte attivamente agli eventi, Su Tong riporta in questi racconti ricordi e impressioni della quotidianità in via Xiangchunshu, di cui è in parte spettatore, in parte protagonista. Una quotidianità scandita da atti violenti, molto più di semplici ragazzate, anzi veri e propri scontri armati che finiscono per segnare per sempre il futuro dei ragazzini protagonisti, che nel peggiore dei casi pagano con la propria stessa vita. Tutto questo all’insaputa dei genitori, spesso assenti, incapaci di barcamenarsi tra lavoro e famiglia, di trasmettere valori sani in un’epoca di caos generale, loro che per primi sfogano rabbia e insoddisfazione sui più piccoli, i quali finiscono inevitabilmente per imitarne i comportamenti. Nel primo racconto che dà il titolo alla raccolta, bandiere e tatuaggi sono simboli di appartenenza a una banda. Come la banda dei cinghiali che il giovane Guai è deciso a ricostituire, le cui regole ricalcano in qualche modo quelle dell’Esercito Popolare di Liberazione, come a volerne conferire maggiore autorevolezza.

Fra bande rivali si organizzano risse e zuffe, finché non ci scappa il morto, segue un’ondata di arresti e su Via Xiangchunshu cala momentaneamente un silenzio insolito. Quelli meno scaltri come Tang in Banda autonoma, vengono invece scambiati per spie e processati dai coetanei, sulla falsariga delle sessioni di denuncia imposte ai controrivoluzionari in quell’epoca. L’aggressività non manca nemmeno nel racconto I fratelli Shu, dove i normali litigi e dispetti tra fratelli nascondono in realtà un risentimento più profondo. Episodi di violenza sono all’ordine del giorno in Via Xiangchunshu, non c’è modo di annoiarsi, c’è sempre qualcosa di cui chiacchierare. È difficile nascondere un adulterio, una gravidanza inattesa o semplicemente tenere un segreto, ogni cosa è subito sulla bocca di tutti, gli sguardi della gente diventano difficili da evitare e il peso della vergogna porta i giovani ragazzi, confusi, spaventati e senza una figura adulta di riferimento a prendere decisioni sconsiderate.

“Gli abitanti della strada erano persone attente, ma non erano capaci di andare oltre l’aspetto esteriore delle cose e coglierne il senso profondo.”

Sguardi pieni di rabbia, sentimenti di vendetta e odio: sembra impossibile che così tanta violenza e cattiveria possa venire da ragazzini di 14/15 anni, che lanciano pietre addosso alla gente come in Diario di Agosto o che iniettano liquidi di loro invenzione in La scena del crimine, facendo arrabbiare persino i pochi animi tranquilli come il dottor Mo. La realtà è che agiscono in maniera inconsapevole, senza rendersi conto delle conseguenze, come un atto di ribellione al clima di violenza in cui sono immersi.

Uno sguardo diverso al periodo della Rivoluzione Culturale, ambientazione di molte opere di letteratura cinese, attraverso quelle che Su Tong stesso definisce le proprie impressioni di quell’epoca. In poche pagine ci restituisce un racconto vivido di quel periodo buio, facendoci immergere completamente nella realtà di via Xiangchunshu e nelle vicende dei suoi abitanti. Dando prova, inoltre, di non essere solamente “scrittore di donne” come spesso viene definito per la sua maestria nel tratteggiare l’animo femminile, ma di possedere anche una grande abilità nel delineare i personaggi maschili.

Di Linda Zuccolotto*

*Laureata magistrale in Language and Management to China all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ho studiato per un periodo a Pechino con una borsa di studio. Su Instagram condivido la mia passione per la Cina sulla pagina @hanzilovers.