Non si placano le acque nello stretto di Taiwan. Questa volta nel mirino è finita Aero, la compagnia di personal computer del colosso Gigabyte, tra i leader mondiale nella produzione di processori. I cinesi del “continente”, hanno subito lanciato un appello a boicottare il lancio del nuovo pc della casa di Taipei. A far saltare i nervi, una pubblicità dove Gigabyte ha definito la producione cinese, ovvero della Repubblica Popolare, di bassa qualità. “A differenza di altri marchi che hanno optato per la produzione a contratto a basso costo e di bassa qualità in Cina, Gigabyte Technology si impegna a produrre componenti e laptop eccellenti e ad alte prestazioni”, si legge nella pubblicità. “In qualità di produttore di laptop e componenti con sede a Taiwan, garantiamo che il 90% dei nostri laptop sia prodotto localmente a Taiwan”.

Apriti cielo! La promozione ha attirato l’attenzione della Lega della gioventù comunista cinese, che martedì ha pubblicato uno screenshot dell’annuncio su Weibo, con il commento: “Gigabyte, chi ti ha dato così tanto coraggio?” Con quasi 16 milioni di follower sul social network di Sina, la Lega della gioventù si è posizionata negli ultimi anni come un punto di riferimento patriottico sui social media cinesi. Ad esempio a marzo, ha criticato il marchio di abbigliamento svedese H&M per il rifiuto dell’azienda di acquistare cotone dallo Xinjiang, dove il governo cinese è stato accusato di aver commesso violazioni dei diritti umani. Ed i netizen cinesi come hanno reagito? Molti sono stati i commenti ironici, specialmente sul perché Gigabyte  abbia scelto una campagna pubblicitaria decisamente suicida. Tuttavia altri, benché ammettendo sempre che Taiwan è parte della Cina, hanno sottolineato che non si compra un pc in base alla provenienza, bensì in base alla qualità.

Immediata la risposta di Gygabye, che ha cercato di correre ai ripari. L’azienda di Taiwan, che gestisce anche una fabbrica nel polo industriale di Ningbo dal 2003, si è scusata subito dopo. La società ha dichiarato in una dichiarazione di aver sempre sostenuto il principio “Una Cina”, una posizione politica sostenuta da Pechino che riconosce la Cina continentale e Taiwan come parte di un unico paese. “Alcuni dei contenuti pubblicati di recente sul nostro sito Web ufficiale sono gravemente incoerenti con i fatti, un evento causato da una cattiva gestione interna dell’azienda”, ha affermato Gigabyte in un recente post su Weibo. “Abbiamo linee di produzione in tutta la Cina continentale, che rappresentano il 90% della nostra produzione. Gigabyte è orgogliosa della qualità della produzione cinese”.

Tutto risolto? Non proprio. Cercando “Gigabyte” nei principali marketplaces online come JD, Suning non trova risultato. Anche il negozio ufficiale online dell’azienda su Tmall, non ha alcun prodotto in catalogo.  Anche in borsa non è andata meglio. Il prezzo delle azioni di Gigabyte è sceso di quasi il 20%, anche in luce ad una oscillazione in negativo globale dei titoli hitech. Molti pensano che tempo 24 ore e la situazione si sbloccherà e tutti “saranno tranquilli e felici”, scrive ironicamente un utente di Weibo. Rimane tuttavia la certezza che Gigabyte ci penserà due volte prima di lanciare uno nuovo slogan pubblicitario.

Di Stefano Venza*

**Giornalista freelance con background in lingua e cultura cinese. Nuotatore professionista, nel tempo libero segue da vicino le vicende hi-tech del Dragone, viaggiando sempre a cavallo tra Oriente ed Occidente.