China E-Files – Hanfu, una nuova Rivoluzione Culturale dei costumi e consumi

In China E-Files, Cina, Economia, Politica e Società by Redazione

Lunghe e morbide vesti colorate, capelli raccolti in acconciature classiche e giubbe dai bottoni dorati. Non è l’ultima collezione di una maison di moda, bensì la riscoperta da parte del pubblico cinese degli Hanfu, un vero e proprio movimento che, iniziato nel lontano 2003, è oggi divenuto una vera tendenza che sta influenzando l’intero settore della moda che si affaccia in Cina.

Ma andiamo con ordine. Con il termine Hanfu, 汉服, si intende quel vestito tradizionale in voga tra l’etnia Han prima dell’avvento della dinastia Qing. L’ interesse per questo vestiario classico iniziò quasi in sordina nei primi anni duemila, ma il punto di svolta avvenne nel 2013 ad opera del compositore Vincent Fang. Per far accorrere più persone all’Hanfu Cultural Festival – un evento che ha sede nella città di Xitang – il noto paroliere taiwanese decise che chiunque indossasse un Hanfu, sarebbe entrato gratuitamente. Inutile dire che l’idea ebbe successo, ma nessuno si sarebbe mai aspettato che diventasse il trampolino di lancio per il “movimento Hanfu”.

UN BUSINESS MILIONARIO – In pochi anni i cinesi, specialmente i giovanissimi della GenZ, hanno riscoperto queste classiche vesti ed il business che vi è dietro agli atelier o maison che creano questi abiti è milionario. Tra store fisici ed e-commerce, solo nel 2020 il settore ha guadagnato circa 160 milioni di dollari. Un risultato niente male per degli abiti con secoli di storia.

In realtà sono proprio i giovanissimi ad essere il vero motore di questa crescita, anche foraggiati dal governo centrale che non ha mai nascosto l’interesse per questi revival della cultura classica cinese, Chi è dunque il target di riferimento? La GenZ, ovvero quella fetta di popolazione nata dopo il 1995 che, ad oggi, è destinata a diventare la nuova forza dei consumi del Dragone. Sempre connessi con il mondo, curiosi di tutto ciò che riguarda mode e tendenze, la metà dei post ’95 usa piattaforme di e-commerce ogni giorno e circa il 10% di loro acquista oggetti online su base giornaliera, ed in fatto di acquisti non rinunciano alla valorizzazione della propria identità cinese.

Il movimento Hanfu, nato principalmente come una moda femminile, è ad oggi apertamente unisex. Le donne rappresentano ancora il maggior numero di vendite, ma anche i giovani ragazzi cinesi sembrano non resistere alla voglia di indossare questi abiti tradizionali e, perché no, mettersi in mostra sui social media, TikTok in primis. Indossare Hanfu non è più un hobby, è diventato un vero trend.

COSPLAY? NO, RISCOPERTA DELLE RADICI – In Cina vi è una riscoperta culturale profonda che si riflette anche sui consumi. E per carpire l’interesse che il pubblico nutre per gli Hanfu, basta fare un giro su Weibo. L’account da 1.8 milioni di follower @微博汉服 genera quasi quotidianamente hot topic seguitissimi dagli amanti degli Hanfu. A sorprendere è tuttavia la varietà dei contenuti a tema Hanfu su Weibo. Un esempio sono i video pubblicati dall’attrice Xu Jiao (徐娇). In uno dei suoi quick video, che è anche una pubblicità della piattaforma e-commerce RED (小红 书), l’attrice indossa un abito tradizionale in varie ambientazioni, mentre parla del significato dietro questa moda.
Xu Jiao, con i suoi 23 anni, incarna perfettamente il pubblico di riferimento di appassionati di questo movimento.  Sebbene gli appassionati di Hanfu escano raramente per le strade mentre indossano i loro abiti, le vendite di Hanfu sono aumentate molto negli ultimi anni. Specialmente durante la pandemia. Molti analisti hanno visto questo incremento come una volontà di evadere la quarantena o le difficoltà dovute a stress lavorativi causati dallo scoppio del coronavirus. Quale che sia la motivazione, molti ragazzi vedono negli Hanfu non tanto uno stile, quanto una missione: quella di riappropriarsi della propria identità cinese.

Come abbiamo detto, nella sua idea più elementare, il movimento Hanfu può essere descritto come un movimento sociale incentrato pienamente sull’uso degli abiti tradizionali di etnia Han. I cinesi Han costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione in Cina, oltre il 90% della popolazione totale, ma assai spesso il Dragone, specialmente in fatto di abiti e tendenze, è nota per aspetti di origine manciù, come la coda negli uomini.
Importante però sottolineare che i Manciù sono un gruppo etnico della Cina nord-orientale (vicino ai mongoli) che diedero origine all’ultima dinastia cinese, la dinastia Qing (1644-1912). Il loro stile di abbigliamento ha influenzato totalmente le percezioni straniere della Cina. Benché i Qing abbiano governato il Paese di Mezzo per quasi tre secoli, questa rimarrà sempre per la maggioranza una etnia non cinese. Da qui l’enfasi sull’etnia Han. Al centro del movimento Hanfu vi è proprio l’indossare l’abbigliamento etnico Han in voga durante le dinastie “puramente cinesi”, come la dinastia Han, 202 aC-220 dC; la dinastia Tang, 618-907; la dinastia Ming, 1368-1644. Questo elemento etnico non è da sottovalutare, e, nonostante ora il movimento sia divenuto una vera moda, è ciò che ha permesso una prima diffusione mainstream.

HANFU? E’ UNA MISSIONE –  Nel dicembre dello scorso anno, la nota fashion blogger Mi Qiujun pubblicò un video il cui hashtag riportava #How让世界懂汉服,  Come far capire al mondo il movimento Hanfu? Il video in questione ottenne molti like e divenne un hot topic e mostrava Mi Qiujun in Egitto, Stati Uniti, Francia e Giappone. La particolarità? L’essere sempre ritratta in Hanfu. Il video è interessante anche per un altro fattore. La blogger ha infatti raccontato di come il raccontare e far comprendere gli abiti Hanfu alle persone sia diventata una vera missione. L’obiettivo? Far comprendere pienamente la cultura cinese. Mi Qiujun ha infatti raccontato di come in molti abbiano scambiato un Hanfu per un kimono o, peggio ancora, per un abito cosplay.

Tralasciando le molte discussioni in seno al mondo di internet sul movimento Hanfu (l’ultima per la quale l’Hanfu derivi dall’abito tradizionale coreano Hanbok generando una vera “guerra” da tastiera tra coreani e cinesi), c’è da chiedersi se questo sia un movimento nazionalista. Nel web cinese i più integralisti ritengono che “indossare Hanfu non significa far capire agli altri la cultura cinese, al contrario è un modo per costruire un’identità cinese Han purificata, libera da influenze straniere” indossare Hanfu significa ricacciare l’utilizzo “di pratiche barbare”. Sia ben chiaro che questa condotta, benché definita assurda  da molti, è in crescita e nonostante rappresenti una estremizzazione dell’essenza di indossare un abito tradizionale, evidenzia perfettamente come la nuova generazione di cinesi stiano portando avanti una Rivoluzione Culturale 2.0 che guarda al passato, alle radici e al loro essere cinesi tout courtI, Il tutto foraggiato anche dai tanti sceneggiati ambientati in epoca imperiale. Come si domanda un utente: “I giapponesi hanno il kimono, i coreani l’hanbok, perché noi non dovremmo riscoprire l’hanfu?”.

E-COMMERCE E TRADIZIONE – Nazionalismo a parte, i ragazzi cinesi sono pronti a spendere centinaia di yuan per acquistare un Hanfu. Anche in questo caso il pubblico ricerca la qualità. Un abito di media fattura può anche arrivare a costare 150 dollari, ma nel tempo si sono moltiplicati compagnie che creano vestiti di buona fattura a prezzi ben più economici. Eppure nonostante il mercato generi un indotto importante, ancora non è possibile trovare un marchio che si sia specializzato in Hanfu. Questo perché le diverse case produttrici, anche dato lo scarso utilizzo di questi vestiti da parte del pubblico, preferiscono produrre piccoli lotti piuttosto che abbracciare una produzione di massa. L’e-commerce ha svolto un ruolo importante nella diffusione del movimento Hanfu. Ad oggi Taobao conta oltre 810 marchi interamente dedicati ad Hanfu e nell’anno appena trascorso le vendite tramite canali e-commerce sono più che raddoppiate. Tuttavia, molti marchi stanno anche aprendo degli store fisici, abbracciando ulteriormente la tendenza di avere una duplice presenza, sia online che offline.

Questo è l’esempio di Zhiyuji che a Chengdu ha aperto il suo primo brick and mortar store.  Secondo Huang Zhengneng, fondatore di Zaiyi Tech e principale fautore dell’approdo offline di Zhiyuji, Chengdu è stata scelta per via del suo gran numero di fan Hanfu. Dopo aver venduto online per anni, Zhiyuji ha attirato oltre un milione di follower. La mission è quello di formare e saldare questa fan base affinché questi amanti degli Hanfu provino nuovi vestiti e incontrino persone con gli stessi interessi. “I marchi Hanfu devono crescere ed andare oltre il semplice avere un negozio su Taobao.com”, haa afferma Huang. “Con il modello online-to-offline, possiamo stabilire un sistema di vendita completo, che è una mossa naturale e inevitabile per l’ulteriore espansione delle dimensioni e dell’influenza del mercato di ogni marchio”.

Cosa c’è da aspettarsi nei prossimi anni? Riuscirà l’Hanfu ad approdare, come nel caso del qipao, nelle passerelle? Probabilmente si, ma nell’attesa che questo avvenga questo abito classico è divenuto il principale alfiere della riscoperta riscoperta culturale riflessa sui consumi da parte del pubblico cinese.

Di Stefano Venza*

*Giornalista freelance con background in lingua e cultura cinese. Nuotatore professionista, nel tempo libero segue da vicino le vicende hi-tech del Dragone, viaggiando sempre a cavallo tra Oriente ed Occidente.

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