Honor, l’ex consociata di smartphone a basso costo del gigante Huawei, ha lanciato a giugno Honor 50, il suo primo modello 5G. Per molti è l’ultima battaglia, dalla quale si deciderà il futuro dell’azienda. La storia è oramai nota. A novembre dell’anno scorso, anche a causa del bando imposto dall’amministrazione Trump, Ren Zhengfei in persona, numero uno di Huawei, annunciò la vendita della controllata. Il motivo? Salvare Honor stessa.

I prodotti a marchio Honor poggiavano infatti su quelle stesse tecnologie Huawei, sulla cui testa pendevano le sanzioni di Washington. Troppo per una compagnia che non ha la stessa potenza di fuoco del gigante di Shenzhen. La società è quindi passata nelle mani di Shenzhen Zhixin New Information Technology e tramite la cessione l’azienda è stata “libera di tornare ad operare riprendendo finalmente la produzione come faceva prima delle sanzioni”, come ha affermato Ren Zhengfei. In realtà, oltre alla Shenzhen Zhixin New Information Technology si è mosso un vero drappello di “capitani coraggiosi” dell’imprenditoria cinese che hanno fatto di tutto per salvare un nome che in Occidente non dirà nulla, ma che in Cina ed in altri mercati secondarti è un brand assai noto. Alla cordata si sono aggiunti anche investimenti di Alibaba, Suning, Tencent e di altre compagnie operanti nella finanza e persino chimica. Una “huoguo”, per non dire calderone, con caratteristiche cinesi non affini al Dragone

Dopo l’uscita ufficiale di Huawei nel gennaio di quest’anno, Honor ha subito stretto una partnership con il  gigante statunitense dei chip Qualcomm, già fornitore di Oppo, Vivo e Xiaomi.  Qualcomm, secondo fonti del settore, ha promesso 8 milioni di chip a Honor, e se il nuovo H50 si rivelerà un successo, il colosso a stelle e strisce ha già promesso un rinnovo del contratto, al contrario se si rivelerà un fiasco, Qualcomm è pronto a fare le valigie e tornare in patria. Un aut-aut secco per una compagnia che ha un solo fornitore. Il dado è tratto, ma la concorrenza è spietata e non è rimasta ferma a guardare. La pandemia non ha infatti frenato le grandi manovre economiche dei giganti della telefonia cinese. Se Huawei continua imperterrita per la sua strada, Oppo ha già annunciato la fusione con OnePlus per consolidare la propria posizione nel mercato, mentre Xiaomi,

uno dei suoi rivali storici nel settore degli smartphone economici, ha tenuto in primavera un evento per lanciare in grande stile una serie di nuovi ed innovativi prodotti.

LA LUNGA MARCIA DI HONOR – Come dicono fonti interne all’azienda, Honor si è separato da Huawei con un obiettivo chiaro: riprendersi il mercato che Huawei ha perso negli ultimi anni. Certo la sfida è importante. Oppo e Vivo rappresentano insieme circa il 46% combinato del mercato locale degli smartphone, senza contare che le vendite di Vivo, specialmente online, hanno registrato l’anno scorso un +79%. Xiaomi ha venduto 1 milione di unità su JD.com nella prima settimana di giugno durante il suo 618 shopping festival. Al contrario, nel primo trimestre, il volume delle vendite di Honor su JD.com è stato inferiore a 10.000 in un solo giorno. Dopo che il suo Changwan 20 è stato rilasciato a maggio, il suo volume di vendita ha raggiunto le 14.000 unità, circa un terzo di quello di Xiaomi.

Per ora Honor ha redatto un piano aziendale triennale, prevedendo come target vendite per 100 miliardi di RMB (circa 15,4 miliardi di dollari), vale a dire la metà del business consumer di Huawei nel 2019. Honor prevede inoltre di spedire da 70 a 80 milioni di unità nel 2021. Per ora gli analisti non si sbilanciano sul destino dell’azienda, anche se a pesare c’è stato il ritardo del lancio del suo H50, ovvero di un prodotto di punta, facilmente riconoscibile nell’immediato per una azienda totalmente rinnovata nel midollo.

IL MOMENTO PIU’ BUIO E’ FINITO –  Per ora alcuni distributori ed esperti di settore stanno osservando le prestazioni di mercato della nuova serie Honor 50. Le incognite, così come le attese, sono molte. Per Honor, tempo e denaro sono limitati, anche se il divorzio da Huawei non ha lasciato l’azienda ferma sul ciglio di un dirupo. Dalla separazione la compagnia ha incassato 263,3 miliardi di yuan (oltre 40 miliardi di dollari), ma l’azienda brucia denaro ad un ritmo incredibile. “I soldi versati dagli azionisti sono quasi finiti. Se il nuovo prodotto non arriverà presto sul mercato, l’azienda dovrà affrontare serie conseguenze. Se non iniziamo a fare soldi ora, non ci saranno più soldi da bruciare”, ha detto a 36Kr un dipendente che ha parlato in condizioni di anonimato.

Gli oltre 8 mila dipendenti dello stabilimento di Shenzhen sono quindi in trepidante e comprensibile ansia. Il punto è che Honor ha deciso di competere direttamente con Huawei nel mercato dei dispositivi premium, sebbene Honor storicamente abbia rilasciato solo smartphone di fascia media. “Un problema questo che va a minare la credibilità dell’azienda”, afferma Zhao Ping, professore di marketing della Tsinghua University, “Honor ha uno zoccolo duro di utenti compresi nella fascia a basso-medio reddito, penso che difficilmente, nonostante abbia le capacità, riuscirà a conquistare la fiducia di un target più elevato, dal momento che il consumatore ha già in mente un prodotto Honor. Vincente sarà un processo similare a Xiaomi, che ha saputo muoversi offrendo una vasta gamma di prodotti”, ha commentato Zhao Ping.

Zhao Ming, CEO di Honor, ha affermato che i prodotti della sua azienda “saranno in grado di superare le serie Mate e P di Huawei (nelle vendite) in futuro”. Si dice che Honor stia preparando un nuovo dispositivo di fascia alta da rilasciare nei prossimi mesi. Lo smartphone equipaggerà l’ultimo chipset Snapdragon 888+ di Qualcomm e costerà circa 6.000 RMB (927 USD).

All’evento di lancio del nuovo H50 tenutosi il 16 giugno, una diapositiva della presentazione di Honor diceva: “Il momento più buio è finito”. Dopo quello che ha passato, l’ aziende sta lentamente imboccando la strada giusta ed i prodotti vengono lanciati come previsto, con altri in cantiere. Tuttavia Honor deve ancora scendere nell’arena del mercato e la battaglia con i concorrenti sarà tutt’altro che semplice. Con molto in gioco, essenzialmente la sua esistenza, la compagnia sta trattenendo il respiro per vedere se affonderà definitivamente o risorgerà come una fenice.

Di Stefano Venza*

**Giornalista freelance con background in lingua e cultura cinese. Nuotatore professionista, nel tempo libero segue da vicino le vicende hi-tech del Dragone, viaggiando sempre a cavallo tra Oriente ed Occidente.