Lo scorso 23 giugno, a margine del congresso fra i leader dei paesi dell’area ASEAN (sudest asiatico) svoltosi a Bangkok, il primo ministro thailandese Prayut Chan-O-Cha, ha dichiarato che l’intera regione ha interesse a candidarsi per ospitare l’edizione dei Mondiali del 2034: “I leader hanno il supporto della regione – ha dichiarato Prayut al congresso – Voglio invitare le persone del sudest asiatico a supportare le iniziative delle federazioni nazionali al fine di realizzare questo sogno”.

Sono ben 10 i paesi del sud est asiatico che sarebbero coinvolti in questo processo del quale si discute già dal 2017, oltre alla Thailandia anche il Vietnam, la Malesia, Filippine, Singapore, Laos, Cambogia, Myanmar, Indonesia e Brunei. Un progetto estremamente ambizioso che coinvolgerebbe complessivamente una popolazione di 640 milioni di persone molte delle quali appassionate di calcio, che eventualmente, andrebbe a dare una spinta notevole allo sviluppo del calcio nella regione, in costante crescita.

Il 2034 è anche l’anno in cui la Cina vorrebbe ospitare la propria candidatura in solitaria per la Coppa del Mondo, anche se il paese asiatico ha già espresso interesse per l’edizione del 2030, quella del centenario della competizione, fatto che allo stato attuale non sarebbe possibile a causa delle regole FIFA. Secondo il principio della rotazione, è necessario attendere due edizioni prima che la Coppa del Mondo torni in un determinato continente, ed essendo l’edizione del 2022 assegnata al Qatar, dunque un paese asiatico, la Cina dovrà aspettare il 2034 per ambire alla Coppa del Mondo.

Nonostante tutto il presidente della FIFA, Gianni Infantino, ha fatto intendere senza tanti veli che potrebbe esserci un cambio nelle regole del sistema di rotazione per favorire la Cina in vista del 2030 e che la questione verrà discussa durante il congresso FIFA che si svolgerà ad ottobre a Shanghai. Non è una novità, come abbiamo avuto modo di riportare in più occasioni (leggi qui), che la Cina, a livello di sponsorizzazioni, ha una notevole influenza economico-politica nelle scelte della FIFA grazie ai soldi di colossi quali Dalian Wanda, Hisense, Vivo e Yili Group.

Tornando alla candidatura del sudest asiatico, la proposta in blocco dell’intera regione ricalca il trend recente che vede più nazioni ospitare competizioni sportive così grandi al fine di contenere i costi ed evitare sprechi nella costruzione di infrastrutture con debiti che rischiano di protrarsi per anni come successo al Brasile in occasione di Coppa del Mondo ed Olimpiadi. Inoltre, la necessità di unire le forze è data dal fatto che a partire dal 2026, la competizione verrà ampliata da 32 a 48 squadre.

L’edizione dei Mondiali di calcio del 2026 infatti verrà ospitata dai tre principali paesi del Nord America: Canada, Messico e Stati Uniti, divenendo così la seconda Coppa del Mondo ad essere ospitata in più paesi dopo quella del 2022 organizzata da Giappone e Corea del Sud. Gli Europei di calcio del 2020 invece non avranno una sede fissa, bensì saranno itineranti con la competizione che si svolgerà in ben 12 diversi paesi, fra cui l’Italia.

Probabilmente il sudest asiatico potrebbe seguire lo stesso esempio di EURO 2020, senza pretendere che i paesi ospitanti, come da tradizione, siano automaticamente qualificati alla Coppa del Mondo. Infatti, nonostante l’enorme passione del pubblico, l’unica rappresentativa dell’ASEAN che ha partecipato ai Mondiali di calcio fu l’Indonesia (ai tempi Indie Olandesi) nel 1938.

Nel grande progetto del sudest asiatico, pochi giorni dopo, si è inserita l’Australia, con la Federazione Locale che è interessata all’edizione del 2034, con la volontà di coinvolgere l’Indonesia nelle proprie ambizioni, strappando così al sudest asiatico un asset molto importante: “La Football federation of Australia conferma che sono state avviate le discussioni con l’Indonesian Football Association al fine di presentare un comunicato congiunto per ospitare l’edizione dei Mondiali del 2034”. Si legge in un comunicato ufficiale delle autorità australiane.

Nonostante l’edizione target della Cina sia fra 15 anni, molti paesi stanno cercando di istituire alleanze strategiche per presentare forti candidature. E’ chiaro che, eccezion fatta forse per la Cina, i prossimi Mondiali di calcio non saranno più esclusiva di un singolo paese, ma saranno i Mondiali di alcune macro regioni, fenomeno che potrebbe coinvolgere anche le Olimpiadi in futuro.

In attesa della Coppa del Mondo, nelle scorse settimane la Cina si è aggiudicata il diritto di ospitare l’edizione del 2023 della Coppa d’Asia, manifestazione a 24 squadre. Il colosso asiatico era rimasto l’unico paesi in lizza dopo il ritiro dalle candidatura da parte della Corea del Sud.

Nonostante l’immensa mole di stadi già presenti nel territorio cinese, la Chinese Football Association ha presentato un piano preliminare con 12 città e la costruzione di nuovi stadi specifici per il calcio senza pista atletica. Il rischio più evidente, come avevamo evidenziato in un nostro precedente intervento, analizzando il caso di Tianjin (leggi qui), è che la Cina possa andare a costruire nuove cattedrali nel deserto,ovvero stadi che, a seguito dello svolgimento dell’evento, divengono praticamente inutilizzabili e gravano sul bilancio territoriale per la loro manutenzione.

Evidentemente l’eredità delle Olimpiadi del 2008, con lo Stadio Nido di Rondine di Pechino che rimane un’imponente opera architettonica pressoché inutilizzata, non è servita da lezione.

di Calcio8Cina

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