Probabilmente non ci credono nemmeno i tifosi del Lione, il cui unico scopo era quello di ferire i sentimenti del popolo cinese. Durante l’ultimo turno di campionato in Ligue 1, la partita fra Olympique Lione e Nantes è stata anticipata alle 13:30 in modo da poter essere maggiormente visibile in Cina.

Nonostante sia ancora un prodotto di nicchia rispetto a Premier League, Bundesliga e Liga spagnola, il campionato francese ha siglato importanti contratti televisivi con la Pptv di Suning e l’emittente di stato CCTV, mentre la Federazione da due anni a questa parte organizza la Supercoppa di Francia a Shenzhen in collaborazione con il gruppo immobiliare Kaisa Group, proprietario del club allenato da Donadoni.

Se le istituzioni sportive francesi stanno tentando di migliorare il proprio prodotto in Francia spostando alcune partite di punta in orari più comodi per il pubblico asiatico, il tifo francese ha risposto in maniera molto aggressiva. Gli ultras del Lione hanno esposto una grande coreografia con la bandiera del Tibet al fine di mettere in difficoltà le emittenti cinesi e ferire i sentimenti della Cina in modo da non permettere più alla Federazione di anticipare il fischio d’inizio in orari inusuali.

Gli ultras del Lione successivamente hanno comunicato che a loro non interessa che la partita sia visibile maggiormente da poche migliaia di tifosi cinesi e che se la Federazione proverà nuovamente ad anticipare il fischio d’inizio saranno pronti a replicare l’azione di protesta. Un messaggio chiaro e forte quello del tifo francese che non vuole sottostare a stravolgimenti di orario per favorire il pubblico della Cina.

Il caso tedesco

Non è la prima volta che delle inusuali manifestazioni pro Tibet vengono utilizzate per respingere la Cina in ambito calcistico.

Nel novembre del 2017 dopo aver raggiunto un accordo con la Federazione Tedesca, una rappresentativa cinese U19 guidata dall’allenatore Sun Jihai (ex difensore del Manchester City) fece il suo debutto nella quarta divisione tedesca (girone sud-ovest) come squadra fuori concorso. L’obiettivo dell’accordo era quello di far disputare il girone di ritorno ad una rappresentativa giovanile cinese in cambio di 15.000 euro per ogni club contro cui avrebbero giocato (19 in totale). Le partite sarebbero state ininfluenti dal punto di vista della classifica.

Un accordo win-win che però ha trovato subito degli oppositori da parte del tifo tedesco che durante la prima partita a Magonza hanno messo in piedi una dimostrazione pro Tibet con un’associazione locale con esposizione di bandiere sugli spalti. L’episodio ha scatenato le ire della Federazione Cinese che ha chiesto ai colleghi tedeschi di proibire questo tipo di manifestazioni. La Federcalcio tedesca, non potendo arrivare a tanto, proibendo la libertà di espressione sugli spalti, non ha potuto sottostare alle richieste della Cina, che ha ritirato la propria squadra dopo una sola partita.

Questione di Soft power

Per Soft Power si intende la capacità di uno stato a persuadere gli altri attraverso la forza della propria cultura, economia ed iniziative, e si contrappone all’Hard Power, che generalmente prevede l’utilizzo di forze armate. Negli ultimi anni si è parlato in maniera molto dettagliata delle strategie di soft power cinese, nel quale il calcio e lo sport in generale hanno avuto un ruolo importante, basti pensare alle olimpiadi del 2008, o in maniera più recente alla spinta degli investimenti nel settore calcistico che hanno indotto club e federazioni a ritagliarsi fette di mercato in Cina.

Eppure sembra che il colosso asiatico non stia riuscendo in maniera netta a migliorare la propria immagine, colpa anche di una facile narrazione spesso stereotipata da parte dei media mainstream nel quale si fa perno sempre sulla presenza di una forma di governo non democratica e le questioni ambientali e dei diritti umani. La Cina nonostante tutto nel corso degli anni ha raggiunto risultati tangibili, basti pensare al cambio di percezione in atto per quel che riguarda l’utilizzo di prodotti Made in China sopratutto in ambito tecnologico con prodotti come Huawei e Xiaomi.

Secondo lo studio ‘The soft Power 30: a global ranking of soft power’ (scaricabile qui) la Cina si classifica solamente al 27mo posto per quel che riguarda la percezione del Soft Power fra Repubblica Ceca e Russia, avendo perso due posizioni rispetto allo scorso anno. Supponiamo inoltre che la classifica del 2019 possa essere addirittura peggiore: con la Guerra dei Dazi contro gli USA ed i conflitti interni fra Xinjiang ed Hong Kong la Cina ne risentirà pesantemente sotto il profilo dell’immagine.

Sostanzialmente, gli sforzi della Cina per farsi accettare e migliorarsi agli occhi dell’opinione pubblica mainstream non trovano risultati. Nello studio sopra citato il prof Zhang Yiwu della Peking University sostiene che l’attrattività culturale della Cina è dipendente dai vantaggi economici che può offrire e che vi è bisogno di una maggior flessibilità nella comunicazione esterna ed una maggior spinta verso lo sviluppo di una cultura pop che si possa slegare da discorsi relativi alla politica e all’economia elargendo un’immagine più leggera della Cina.

Infatti al quinto posto del soft power ranking troviamo il Giappone, il quale continua ad avere una fortissima influenza globale per quanto riguarda la produzione di anime e manga che hanno caratterizzato in maniera più o meno preponderante la nostra adolescenza. Anche la Corea del Sud da un punto di vista della cultura pop ha una notevole influenza, seppur circoscritta al contesto asiatico con soap opera e Tv show che spopolano in Cina.

Detto questo, ipotizzando che la Ligue 1 non sia visibile in Cina e che l’anticipo di Lione – Nantes fosse stato realizzato per raggiungere l’audiance di Corea del Sud e Giappone, abbiamo ragione di credere che i tidosi francesi non avrebbero inscenato questo tipo di protesta.

Di Calcio8Cina

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