Cambiare sesso. A 84 anni.

In by Simone

Qian Jinfan ha deciso di cambiare sesso e il fatto di avere oltre ottant’anni non è stato un problema. In Cina i pregiudizi sono diffusi, e l’uomo ha trascorso decenni a nascondersi. Per qualcuno è un uomo libero, per altri un malato. La comunità LGBT: una grande notizia. Nessun problema per la moglie. Qian Jinfan è nato nel 1928 a Jiaxing, una cittadina nelle vicinanze di Shanghai. Sposato, una vita da funzionario nell’amministrazione nel Guangdong, con una passione per la calligrafia e l’arte.

Non sarebbe mai finito sui giornali e nei discorsi dei cinesi, anche on line, se non avesse appena deciso di cambiare un piccolo dettaglio di quella che è stata la sua vita per decenni: vuole diventare donna.

La Cina ha un rapporto difficile con l’argomento legato alla comunità gay: fino al 1997 l’omosessualità era punibile a norma di legge. Quindi è stata declassata a “malattia mentale” fino al 2002, quando è stata accettata in via definitiva dallo Stato.

La comunità LGBT (acronimo per lesbiche, gay, bisessuali e transgender), tuttavia, fa ancora fatica ad essere accettata dalla società tradizionale.

La storia di Qian è un esempio di come le cose stiano lentamente cambiando.

Secondo la storia riportata oggi 15 giugno anche dal britannico Daily Telegraph, Qian, che ora “preferisce essere chiamato Yi Ling, usa i servizi igienici per le donne ed è considerato il più anziano transessuale della Cina” avrebbe dichiarato di essersi nascosto per ottant’anni: “Questo è il mio vero io”, avrebbe affermato, una volta presa la decisione di cambiare sesso.

Qian non ha perso di vista il quadro generale, e ha affermato di voler “affrontare i pregiudizi che la gente ha contro i transessuali. Voglio eliminare questi pregiudizi”, aggiungendo di non credere di essere inferiore agli altri: “non mi arrenderò facilmente. Non sono dalla parte del torto”.

Finora i segnali ricevuti da Qian sono stati incoraggianti. La stampa locale ha scritto che l’uomo aveva iniziato la sua trasformazione nel 2008 e che l’anno seguente aveva “inviato una lettera ai suoi ex datori di lavoro presso l’ufficio culturale di Foshan lamentandosi di essere stato costretto a indossare abiti maschili per tutta la vita. Non ricevette alcuna risposta, ma la prese come un tacito assenso”.

La sua pensione non sarebbe cambiata per nulla.

Per Wei Jianggang, un attivista di Pechino, è un gesto “davvero coraggioso è una grande notizia per la comunità dei transessuali che la gente stia uscendo allo scoperto”.

Wei ha anche aggiunto che “se facciamo il paragone con dieci anni fa c’è stato un grande miglioramento. Ci sono sempre più organizzazioni LGBT che svolgono attività diverse. Ci sono sempre più perone della comunità LGBT e c’è più aiuto e comprensione”.

Secondo quanto è stato riportato dai media, la storia di Qian ha causato reazioni contrastanti. “Mentre i suoi colleghi gli hanno dato una mano quando ha iniziato a presentarsi ai meeting in abiti femminili, Qian ha detto di essere stato insultato dai ragazzini vicino a casa” che lo avrebbero chiamato “uomo mostro”.

Anche su internet le opinioni sono state divergenti. Qualcuno ha scritto che “vivere come si vuole a questo mondo è una libertà individuale, a patto che non si danneggino gli interessi delle altre persone”.

Altri sono stati meno liberali: “Quel tipo potrebbe essere pazzo”.

Secondo Wei, l’attivista della comunità LGBT, “sono stati fatti dei passi avanti, ma le persone in Cina, sono ancora spaventate da chi si comporta in modo diverso”.

Qian si era sposato a 54 anni e non ha lasciato la moglie. Secondo quanto ha raccontato il sito internet Wantchinatimes, la donna avrebbe risposto alle domande del figlio dicendo che il padre “ha resistito per decenni e alla fine ha avuto il coraggio di farlo, e non c’è nessun problema”.

* Michele Penna è nato il 27 novembre 1987. Nel 2009 si laurea in Scienze della Comunicazione e delle Relazioni Istituzionali con una tesi sulle riforme economiche nella Cina degli anni ‘80-’90. L’anno seguente si trasferisce a Pechino dove studia lingua cinese e frequenta un master in relazioni internazionali presso l’Università di Pechino. Collabora con Il Caffè Geopolitico, per il quale scrive di politica asiatica.

[Scritto per Lettera 43; Foto Credits: whatsonningbo.com]