Troppo ricche, troppo potenti, troppo pericolose: da tempo il partito comunista cinese ha preso di mira le piattaforme, in particolare Alibaba.

L’azienda di Jack Ma era già stata avvisata mesi fa, quando la quotazione (record) a Hong Kong di Ant Financial era stata bloccata. A dicembre era partita poi l’indagine, il cui esito è arrivato sabato: a causa dell’abuso della sua posizione dominante (in pratica Alibaba impedirebbe ai venditori di utilizzare anche altre piattaforme) l’organo regolatore cinese ha inflitto all’azienda una multa di circa tre miliardi di euro, corrispondente al 4% degli incassi registrati nel 2019. Si tratta di una cifra alta, ma che appare soprattutto simbolica (anche se sarà necessario capire la ricaduta sul valore azionario della società).

IL PARTITO COMUNISTA, in pratica, avvisa tutte le altre piattaforme: in primo luogo il Pcc dimostra di passare dalle parole ai fatti; quando sia Xi Jinping, sia altri funzionari avevano ricordato il ruolo anche etico che le aziende dovrebbero avere, non stavano bluffando: la multa costituisce una sorta di recupero da parte dello Stato della ricchezza prodotta (e incassata) da Alibaba. In secondo luogo si tratta di un chiaro avviso a tutte le altre grandi piattaforme: è finito il tempo degli aiuti da parte dello Stato cinese (senza il quale questi big non sarebbero mai potuti diventare tali, perché il Pcc ha eliminato la concorrenza in Cina, impedendo l’accesso dei colossi occidentali nel mercato): ora è il momento dell’incasso.

NON SI TRATTA SOLO DI RECUPERI economici, perché l’ampiezza di queste aziende costituisce anche un pericolo, per il Pcc, in tema di informazione e gestione dei dati. Alibaba and co, infatti, accumulano una mole imponente di dati e in molti casi posseggono anche partecipazioni all’interno di media, magazine, giornali; il rischio è che prima o poi possano utilizzarli. Ipotesi che da un punto di vista del Pcc, molto semplicemente, non esiste, essendo il Partito l’unico depositario di tutto quanto circola nell’infosfera cinese. Infine, la multa conferma ancora una volta la capacità del Pcc di percepire il polso della situazione, registrando un malcontento nei confronti del grande potere delle piattaforme da parte dei cittadini, che negli ultimi mesi hanno cominciato a denunciare e fare cause ai big per comportamenti monopolistici.

IL COMUNICATO con il quale Alibaba ha commentato la multa – con toni remissivi e di accettazione totale delle critiche implicite rivolte dalle autorità – conferma che la partita non è affatto equilibrata, nonostante le piattaforme siano ormai degli imperi economici. Anche perché ogni azienda sa bene quanto deve al Pcc, e sa bene che la multa economica, in alcuni casi, è davvero il male minore (lo sanno bene i boss di aziende implicate in casi di corruzione o scandali, il cui destino non è stato solo aprire il portafogli, ma finire in carcere o condannati a morte).

Secondo alcuni esperti e analisti sentiti da Reuters, Alibaba potrebbe non essere l’unica a essere multata. Per Wu Ge, direttore di uno studio legale di Pechino, «Le multe antitrust del governo contro le principali piattaforme non finiranno sicuramente qui, piuttosto sono un punto di partenza. Ci saranno altre multe in arrivo. Sarà una tendenza nel prossimo futuro». Ipotesi confermata da Dickie Wong, di Kingston Securities a Hong Kong: «Non toccherà solo ad Alibaba, ma anche a tutti gli altri big di Internet cinesi, incluso Tencent, e il mercato inizierà a speculare su quale società sarà il prossimo obiettivo».

[Pubblicato su il manifesto]