Rimbalzata su Weibo, la notizia ha attirato i commenti di molti utenti che lamentavano un utilizzo improprio di un patrimonio nazionale. Il veto finale è però venuto dalla commissione del distretto di Yanqing che gestisce il monumento e che ha rifiutato il permesso perché non in linea con le direttive di conservazione del sito. Ad Airbnb non è rimasto altro che fare ammenda e un passo indietro.

Lo scivolone avviene in un periodo di alterne vicende per la ex start-up americana prossima a una probabile quotazione in borsa. Galvanizzata dagli incoraggianti risultati avuti fino ad ora nella Terra di Mezzo, dove detiene l’8,7% del mercato degli affitti brevi con margini di crescita incoraggiati, è però anche assediata dalla competizione dei suoi emuli cinesi Oyo, Tujia.com, Xiaozhu e sconta la mancanza di una connessione diretta con uno dei giganti dei tre giganti del web da Alibaba a Tencent e Baidu.

La storia di Airbnb in Cina è esaltante quanto travagliata.Insediatasi oltre la Muraglia nel 2015, la filiale cinese Airbnb China inizialmente si occupava di intercettare i flussi di turismo cinese in partenza per l’estero. Si è però rapidamente adeguata al trend inverso, decidendo di puntare sul turismo domestico che cresce a ritmi impressionanti (+15.9% nel solo 2017).

Sulla scelta del nome cinese, operazione sempre tra le più delicate, Airbnb non è stato molto fortunato. La scelta è caduta su Aibiying, che in italiano suona come “accogliamoci con amore “, ma è stata criticata dal pubblico cinese perché difficile da pronunciare o troppo melensa. In più la sussidiaria cinese ha avuto qualche difficoltà a trovare la persona giusta in grado di guidare stabilmente l’espansione nel paese, tanto che per qualche tempo Blecharczyk, uno dei fondatori, se ne occupa in prima persona affiancando il nuovo country manager Tao Peng, cofondatore a sua volta di CityHome, una piattaforma simile ad Airbnb da cui ha ricevuto 5 milioni di dollari di finanziamento.

A differenza di altri giganti dell’hi-tech americani che hanno perso il diritto ad operare nel paese (vedi Google) o non l’hanno mai ottenuto nonostante gli sforzi titanici, come nel caso di Facebook o ancora hanno scelto la strada della vendita come Uber con Didi Chuxing, Airbnb ha tenuto duro. Arrivata a un soffio dal matrimonio con il competitor Tujia nel gennaio 2017, l’azienda di San Francisco ha fatto un passo indietro, preferendo ballare da sola.

Come ha affermato lo stesso Blecharczyk: “In Cina abbiamo scelto un modello di crescita lenta e costante piuttosto che uno veloce e insostenibile.” Questo ha significato per Airbnb China comprendere il mercato cinese dell’accoglienza ed adattarvisi. Due i tratti principali che lo distinguono dal resto del mondo: scarsa propensione e abitudine delle persone a condividere le proprie case e per contro una vasta disponibilità di alloggi vuoti, eredità di una bolla immobiliare di cui ancora si sentono gli effetti.

In questa logica dell’adattamento alle circostanze locali, Airbnb China ha ceduto alle richieste del governo di condividere i dati di host e ospiti e di sospendere tutti gli annunci le operazioni in concomitanza di eventi sensibili per il paese come il Congresso del Partito Comunista dello scorso ottobre, mossa la prima questa fortemente criticata all’estero ma difesa dall’azienda americana come condizione normale per operare nel paese.

Archiviato l’incidente della Grande Muraglia, la sfida ora rimane per Airbnb che nel frattempo ha inserito l’espansione in Cina , insieme alle “Esperienze”, gli alloggi di lusso e i viaggi di lavoro nei pilastri della propria strategia di sviluppo futura, mantenere i tassi di crescita odierna e schivare le possibili ritorsioni nelle quali, in quanto azienda americana, potrebbe incorrere nel paese.