Un libro al giorno… Duplice delitto a Hong Kong

In by Simone

Duplice delitto a Hong Kong (14,50 € o 7,99 € ebook) è un romanzo a metà tra il giallo e il thriller. L’ispettore Hui Yau-Yat torna a indagare su un omicidio già apparentemente risolto. Filo conduttore  è la duplice identità dei personaggi e della metropoli di Hong Kong che fa da sfondo alla vicenda. China Files ve ne regala un estratto (per gentile concessione della casa editrice Metropoli d’Asia)
Il commissariato in cui lavoro è uno degli edifici più importanti della zona dal punto di vista architettonico. Nell’avviare la costruzione e l’ampliamento dell’area urbana di Hong Kong, il governo coloniale predispose anche l’istituzione di dieci stazioni di polizia, che andarono a sommarsi alle sedi di Central. A ognuna venne assegnato un numero.

In cinese tradizionale il commissariato viene chiamato chai koon, ovvero «casa degli sbirri», perciò le dieci stazioni vennero chiamate da «chai koon uno» fino a «chai koon dieci». Dopo quasi un secolo erano state trasferite quasi tutte a nuovi indirizzi. Le vecchie strutture erano state smantellate o ristrutturate per ospitare dei musei e i cittadini si erano ormai dimenticati della loro esistenza. Soltanto la sede del numero sette, quella del Western District, non si era mai spostata; nel tempo era stata ampliata. Inoltre, la gente del quartiere continuava a chiamarla «chai koon sette».

Forse hanno ragione gli occidentali a dire che il sette è un numero magico, fatto sta che questa stazione è stata baciata dalla fortuna e le è stato risparmiato il triste destino dello smantellamento.

Attraversai Whitty Street, e dalla Queen’s West mi incamminai verso la Des Voeux West, il commissariato si trovava dopo l’incrocio delle due strade. Quel giorno, il percorso abituale che facevo per andare e tornare dal lavoro mi parve improvvisamente diverso. C’erano il negozio di abbigliamento, l’edicola al lato della strada, i cartelloni affissi sullo spartitraffico e il semaforo. Ogni cosa avrebbe dovuto essermi familiare, tuttavia non riuscivo a fare a meno di provare uno strano senso di stordimento.

Nonostante mi sentissi profondamente spaesato, non sospettati neanche per un secondo di trovarmi in un ambiente che non conoscevo. Sapevo con sicurezza quanto distasse l’incrocio successivo o dove dovevo svoltare. Mi sentivo estraneo a qualcosa che mi era anche familiare, come se avessi preso un bicchiere di acqua calda e mi fossi accorto che era inclusa mentre la bevevo. Sapevo perfettamente che non era possibile, ma ero anche certo di quello che provavo. Era come se mi trovassi su quella strada per la prima volta nonostante la percorressi tutti i giorni.

«Lei soffre di DPTS o “disturbo post traumatico da stress”. Un’esperienza altamente destabilizzante può lasciare nella psiche ferite insanabili. Anche se non ce ne accorgiamo, nel nostro subconscio possono permanere eventi molto dolorosi. Sarà emotivamente instabile, avrà cali di attenzione e potrà perfino soffrire di amnesia temporanea o selettiva». Questo mi aveva detto la psicoterapeuta.

Avevo forse un jamais-vu? Un jamais-vu è il contrario del déja-vu. Si ha un jamais-vu quando ci si sente estranei a qualcosa di familiare. Ma era abbastanza singolare che il distacco dalla realtà non prevalesse del tutto sulla consuetudine e che le due sensazioni si manifestassero simultaneamente.

Scossi la testa cercando di scacciare quei pensieri negativi. Molti poliziotti soffrono di DPTS, il punto è capire se questo influenzi il loro lavoro. Ero ben conscio della mia situazione. Se mi fossi fatto vincere da un piccolo disturbo emotivo, non avrei mai potuto ritenermi un bravo poliziotto. Disturbo da stress de cazzo! Con un po’ di volontà avrei superato anche quello.  Un passo dopo l’altro arrivai all’entrata del posto di polizia. Non mi sarei mai immaginato che la sensazione di shock che mi aveva assalito all’incrocio potesse essere superate: di quell’edificio non avevo il minimo ricordo.

All’esterno erano collocati due grandi cannoni antichi, mentre la facciata e le scale erano state completamente ristrutturate e rivestite di mattonelle grigio chiaro e di pregiato marmo lucido dello Yunnan. La parte in muratura che circondava il portone era sostituita da ampie vetrate che permettevano di vedere dall’esterno l’atrio d’ingresso. Avevano perfino riscritto COMMISSARIATO WESTERN DISTRICT con bei caratteri squadrati dipinti di fresco.  Che cosa stava succedendo? Avevano rifatto completamente l’ingresso nell’arco di una giornata?

Rimasi inebetito a ispezionare con attenzione la nuova entrata. Qualcosa non quadrava. Quei lavori non potevano essere stati fatti in un giorno. Inoltre i muri e la pavimentazione stradale non erano nuovissimi, gli angoli erano smussati e la polvere si era accumulata in vari strati. Tutto ciò confermava che l’ingresso del commissariato non era stato rinnovato il giorno prima. Provai di nuovo quella strana sensazione di spaesamento. Mostrai il distintivo ed entrai.

Le sedie di legno erano state sostituite da alcune più moderne in acciaio, le pareti erano state imbiancate e tappezzate di manifesti governativi di ogni forma e colore. Anche il vecchio scaffale su cui venivano riposti i documenti avevano lasciato il posto a una mensola nera sostenuta da staffe grigie.  Tutti i fogli erano stati sistemati con ordine all’interno di appositi raccoglitori e, al posto delle luci al neo, sul soffitto erano state montate delle lampadine a risparmio energetico che emanavano una luce calda completamente diversa dal bagliore accecante che ricordavo.

«Signore, posso aiutarla?» Mi chiese un poliziotta con la divisa stirata di fresco che era seduta dietro a un bancone.
Mi guardai intorno con un’espressione confusa.
Le mostrai il distintivo chiedendole: «Questo è il commissariato Western District, giusto?»
«Esatto», rispose con un sorriso radioso.
«E non li hanno fatti ieri, i lavori, giusto?» Domandai.
«Prego?»
«Intendo il bianco alle pareti, gli scaffali, le sedie e i tavoli nuovi: non hanno fatto tutto ieri, vero?»

La donna aggrottò appena le sopracciglia, poi rispose:
«Sono stata trasferita qui soltanto la settimana scorsa, e a quanto ricordo al mio arrivo l’entrata era esattamente come adesso».
Era già così una settimana prima? La mente mi stava giocando davvero brutti scherzi. «Chi sta cercando, signore?» Mi chiese la donna. Avrei voluto risponderle che in realtà lavoravo lì, ma mi si bloccarono le parole in gola.
«È tornato il commissario Wong?» Domandai.
«Chi
«Il commissario Wong Pak-Ching, il capo della squadra omicidi».
«Il capo della squadra omicidi si chiama Ma, non Wong. Forse si sbaglia». Ancora. Di chi stava parlando?
«Mi permetta, forse è lei che si sbaglia. Io cerco il capo della omicidi del chai koon sette».
«Come le ho già detto è Ma Hung-Kit, non Wong Pak-Ching».

«Sta cercando il commissario Wong?» Si intromise un agente che passava di lì. Stempiato, poteva avere quaranta, cinquant’anni al massimo.
«Sì, proprio lui», annuii.
«Wong è andato in pensione tre anni fa. A quanto ne so, adesso vive in Canada». In pensione? Ma se avevo litigato con lui il giorno prima? Stavo per fare altre domande quando il mio sguardo si bloccò su una data cui non potevo credere. Mi prese il panico.

L’omicidio del Tung Shing era avvenuto il martedì della settimana precedente, in data 18 marzo. Eppure, sul calendario elettronico alle spalle della poliziotta era indicato domenica quindici marzo. Per un attivo pensai di essermi sbagliato, ma non era così. Ma più della data, ad allarmarmi era l’anno. Non eravamo nel 2003?

Mi voltati per esaminare meglio le comunicazione affisse alla parete: «Avviso pubblico per l’erogazione di incentivi per l’assunzione di assistenti sociali per l’anno 2009», «Programma delle attività di sensibilizzazione durante la giornata della lotta alla droga per l’anno 2009», «Programma di reclutamento agenti ausiliari per l’anno 2010/11»…Ogni singolo comunicato confermava che era proprio il 2009.

*Chan Ho Kei è un giovane informatico di Hong Kong, attivo anche come editor di fumetti e sceneggiatore. Il suo esordio come scrittore risale al 2008, anno in cui i suoi racconti brevi lo hanno fatto arrivare tra i finalisti del Mystery Wtriters of Taiwan Award.