Giovedì sera, ora americana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha telefonato al suo omologo cinese Xi Jinping.

Lo comunica la stessa Casa Bianca, secondo cui i due presidenti hanno discusso di numerosi argomenti e Trump ha deciso di onorare la politica di «una sola Cina», quella per cui solo la Repubblica Popolare è uno Stato legittimo con cui intrattenere relazioni diplomatiche, il che esclude Taiwan. I due si sono anche invitati reciprocamente in visita e hanno discusso in maniera estremamente cordiale di diversi argomenti di “mutuo interesse”, dice la Casa Bianca.

La telefonata arriva dopo la lettera che Trump ha scritto a Xi ieri per fare a tutto il popolo cinese i migliori auguri per il nuovo anno del gallo. È, il riconoscimento di «una sola Cina», il passo diplomatico che Pechino si aspettava per cominciare un riavvicinamento alla Casa Bianca, con la quale i rapporti nelle ultime settimane non erano stati teneri, date le bordate che Trump aveva tirato sia in campagna elettorale sia dopo contro le politiche commerciali e finanziarie della Cina. Ora, probabilmente, inizia una nuova fase. E infatti, un giornale nazionalista come il Global Times, finora molto aggressivo nei confronti di Trump, oggi rimarca con soddisfazione le mosse distensive del presidente statunitense. Meglio tardi che mai, insomma, e il Quotidiano del Popolo se ne esce con una frase molto cinese: «Per il cibo buono, vale la pena aspettare».

Intanto, il primo ministro giapponese Shinzo Abe è arrivato sempre ieri in serata a Washington. Nella giornata di oggi è previsto un primo incontro formale alla Casa Bianca con Trump.  Sabato i due saranno nel resort di Mar-a-Lago, di proprietà di Trump, in Florida, per una giornata all’insegna del golf.

Abe punta sulla diplomazia del golf per continuare nel processo di costruzione di un rapporto di fiducia con il nuovo inquilino della Casa Bianca e ricevere rassicurazioni sulle politiche Usa in Asia Pacifico — in materia commerciale, ma soprattutto in materia strategica viste le crescenti minacce percepite da Tokyo, Cina e Corea del Nord su tutte. Alcune rassicurazioni sono arrivate recentemente dal segretario alla Difesa americano James Mattis in visita a Tokyo la scorsa settimana. Tokyo però vuole vederci chiaro.

D’altra parte Abe è in cerca di promesse twittabili da consegnare alla sua controparte, come, dicono voci di corridoio, un’ «Iniziativa per la crescita dell’impiego congiunta in Giappone e Usa».

Sui rapporti tra Tokyo e Washington pesa infatti il deficit commerciale ammontante a circa 70 miliardi di dollari. Per compensarlo, è probabile che Tokyo prometta nuovi investimenti da parte delle sue aziende. Oggi circa 90mila lavoratori americani sono impiegati in impianti di aziende giapponesi negli Stati Uniti.

Non è chiaro fino a che punto si spingerà Abe per ottenere la fiducia di Trump, che più volte in campagna elettorale aveva accusato Giappone e Cina di manipolare le proprie monete per avvantaggiarsi strategicamente sui mercati internazionali. Di sicuro c’è che il nuovo inquilino della Casa Bianca sta cercando una distensione dei rapporti con le due principali economie asiatiche, nonché importanti partner commerciali e principali creditori del Tesoro Usa.

di Gabriele Battaglia