Thailandia – “Hitler non è morto”

In by Simone

Tra i giovani thailandesi è tornata una curiosa moda: magliette e gadget con varie declinazioni della faccia di Hitler, parate con svastiche e saluti romani. Una macabra tendenza che ha fatto insorgere turisti ed ambasciate di mezzo mondo, abbracciata da una gioventù ignorante e naif.
A prima vista, quel simpatico omino con la tuta gialla e i capelli rossi che i giovani bangkokiani sfoggiano sulle magliette e che alcuni negozianti espongono davanti alle loro boutique in versione pupazzo, sembra una farsa di Ronald Mc Donald. Soltanto a guardare bene, ci si accorge invece che si tratta nientemeno che di Adolf Hitler.

Proprio così: il Führer, in Thailandia, è diventato un personaggio da maglietta, un’icona ridicola e persino simpatica che i giovani vendono e acquistano con estrema disinvoltura. Hitler, in Thailandia, va di moda. Esiste in versione Ronald Mc Donald, in versione panda, in versione marziano, in versione donna, in versione sorridente, in versione incazzato. E accanto a lui non manca neanche la svastica nazista.

E se in Thailandia nessuno sembra allarmato dalla leggerezza con cui quella che è forse l’icona più malefica della storia moderna è stata rispolverata e promossa a mascotte, la polemica scatta invece tra i turisti, che si definiscono schifati e offesi dalla trovata, mentre la diplomazia israeliana non esita a rilasciare dichiarazioni.

Nessuno vuole vedere il ricordo dell’epoca nazista beffeggiato in questo modo,” afferma Itzhak Shoham, ambasciatore d’Israele in Thailandia, “(Questo) ferisce i sentimenti di ogni ebreo e di qualsiasi persona civilizzata.

A dire la verità, non è la prima volta che Hitler fa il suo ritorno in grande stile in Thailandia. Già nel 2009, il museo delle cere Louis Tussaud’s di Pattaya aveva scatenato l’indignazione delle diplomazie israeliane e tedesche con la trovata pubblicitaria di un enorme billboard, che, affisso lungo l’autostrada, recava una gigantografia del Führer accanto alla scritta “Hitler non è morto”.

Lo scorso settembre invece, a scioccare la comunità internazionale con un’ennesima riesumazione del Führer, ci aveva pensato la scuola del Sacro Cuore di Chiang Mai – un istituto cattolico, per giunta – i cui scolaretti, in occasione di una parata, marciarono per le strade della cittadina turistica agghindati in uniformi naziste dietro a una bambina con il tipico baffetto hitleriano sotto il naso, il tutto elargendo saluti romani e sventolando enormi bandiere con la svastica.

Anche allora si erano mosse le diplomazie – quelle inglesi, americane, francesi e britanniche – criticando i docenti della scuola e facendo pressione perché la storia dell’olocausto fosse inserita nel curriculum di studi.

Tuttavia, come suggerisce questo episodio, lontani dall’intento di resuscitare ideologie nazionalsocialiste e anche da quello di provocare – una moda occidentale che non ha mai attecchito in Thailandia – questi ritorni di “hitlermania” sembrano essere soltanto frutto di ignoranza.

In un sistema d’istruzione tra i più poveri dell’Asia (l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico nel 2009 ha collocato gli studenti thailandesi al cinquantesimo posto tra sessantacinque paesi, appena dietro alla Romania e prima di Trinidad e Tobago), tantissimi thailandesi hanno una visione piuttosto offuscata della storia, e di conseguenza la figura di Hitler è per loro così remota da diventare innocua.

“Perché?” rispondono infatti, evidentemente confusi, i giovani bangkokiani a domandargli se non pensano che portare la faccia di Hitler sulla maglietta sia un pochettino sconveniente.

E dell’epoca nazista, quindi, alla Thailandia non possono che rimanere l’immagine di un omino col baffetto alla Charlot e lo sguardo arrabbiato – un soggetto, in pratica, ideale per una caricatura – e un insieme di elementi forti – dalle uniformi e i saluti alle svastiche – che fornisce, ancora una volta, materiale estremamente scenografico.

Sui web-forum dove l’ultima moda thailandese ha acceso feroci discussioni, alcuni internauti hanno mosso l’accusa agli indignati di etnocentrismo: una critica forse non del tutto insensata, se si tiene conto che l’occidente che grida allo scandalo è spesso lo stesso che porta sulle magliette figure di personaggi come Mao Zedong.

Il trend, superficiale forse, o forse invece semplicemente umano, sembra volere suggerire che la leggerezza è ben accetta dove il ricordo è troppo distante, nello spazio o nel tempo, per poter fare ancora male.

Qualcuno, in episodi come questi, vedrà il dramma di un mondo contemporaneo che, all’insegna dei nuovi valori globali di shopping, consumerismo e divertimento a ogni costo, alza con troppa facilità le spalle al suo passato. Qualcun altro ci vedrà invece il segno di un mondo che, nonostante ami credersi cosmopolita e internazionale, alla fine rimane interessato e coinvolto soltanto da quello accade davanti all’uscio di casa sua. E che quindi, in fondo, non è ancora affatto pronto a globalizzarsi.

[Foto credit copertina: chiangraitimes.com; nel pezzo: daspattayaforum.com e gawker.com]
* Edoardo Siani vive in Thailandia dal 2002. Lavora come insegnante di inglese e di italiano e come interprete per la polizia locale. Sta raccontando gli anni trascorsi in uno slum di Bangkok in un libro.