Thailandia – A chi piace la censura

In by Simone

Twitter annunciava censura selettiva e Bangkok gioiva. Come mai in Thailandia le leggi contro la libertà d’espressione sono molto severe, chi proteggono e a perché il governo appare ormai uno strano animale "fuori dal tempo".
Il 26 gennaio Twitter aveva reso felici i Paesi dove vigono restrizioni alla libertà di espressione annunciando che avrebbe permesso forme di censura selettiva di “contenuti inappropriati” al fine di rispettare le leggi locali.

La decisione ha scatenato un dibattito sulla libertà di parola in tutto il mondo. Meno che nel Regno di Thailandia. O forse è mancato proprio il tempo. Il governo thailandese è stato il primo al mondo a dichiarare di approvare la controversa decisione di Twitter: “uno sviluppo positivo," ha commentato ufficialmente il Ministero dell’Informazione e della Comunicazione (MICT), aggiungendo che avrebbe contattato immediatamente Twitter per decidere le modalita della cooperazione.

Lo stesso giorno la rivista statunitense Forbes ha titolato: “La Thailandia non potrebbe essere più felice della censura di Twitter”, ricordando come il paese asiatico è impegnato da anni nel ripulire Internet dalle informazioni che non vuole far arrivare ai propri cittadini.

Il rapporto sulla “Liberta nella Rete nel 2011” di Freedom House conclude che la Thailandia è un paese “non libero”, caratterizzato da una marcata censura politica, con decine di migliaia di siti bloccati e dove diversi blogger e utenti sono stati arrestati e imprigionati.

In Thailandia la censura è soffocante grazie a quella che Jeerawan Boonperm, segretaria permanente del MICT, ha definito un’esperienza di “buona cooperazione” tra il governo e aziende quali Google e Facebook per far sì che “le leggi siano rispettate".

Il Computer Crime Act, una legge sulla criminalità informatica introdotta nel 2007 dal governo fatto insediare dai militari golpisti, ha permesso al censore di bloccare decine di migliaia di siti, con un impatto particolarmente pernicioso sulla libertà di espressione.

Inoltre, Bangkok applica una draconiana legge sulla lesa maestà, la legge 112 del codice penale, che protegge la famiglia reale dalle critiche e dal dibattito pubblico.
La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite considera la 112 estremamente deleteria per la liberta d’espressione nel paese. La Commissione ha definito le sanzioni della 112 "né necessarie né proporzionate" e ha chiesto alle autorita thailandesi di modificare una legge che rappresenta una “violazione da parte della Thailandia dei suoi obblighi internazionali in materia di diritti umani".

Ma su questo punto in Thailandia pare esserci una sensibilita nettamente diversa. Lo si capisce dal putiferio causato da un gruppo di docenti di diritto della stimata Università Thammasat di Bangkok, rei di aver proposto dei semplici emendamenti volti a migliorare la 112.

Il mero fatto di proporre delle alterazioni di una legge che riguarda il venerato monarca Rama IX viene considerato eresia da una parte dei thailandesi e soprattutto dall’establishment militare e politico-istituzionale, uso a giustificare ogni sua azione in nome del Re.

Per conservare lo status quo le classi dirigenti thailandesi hanno bisogno di sempre piu censura. Ovviamente vanno prevenute delle rivolte come quelle propagatesi nel mondo arabo tramite Facebook e Twitter, ma per il momento vanno anche isolate le semplici istanze riformatrici quali quella degli accademici della Thammasat, che rischiano di smontare l’aura di sacralita costruita certosinamente nel corso dei decenni intorno alla figura del monarca, un culto della personalita che funge da perno imprescindibile di tutta la piramide socio-politica thailandese.

Con il continuo sviluppo delle tecnologie e il rapido moltiplicarsi degli utenti la censura della Rete diventa però sempre più complicata tecnicamente, e di conseguenza gli ideologi della censura appaiono sempre piu disperati e fuori dal tempo.

[Foto credit: latuffcartoons.wordpress.com]

*Alessio Fratticcioli vive in Asia dal 2006. Dopo una parentesi di quattro anni in Vietnam, al momento si trova a Bangkok, in Thailandia, dove sta seguendo un master in studi del sudest asiatico alla Chulalongkorn University. Il suo sito è www.asiablog.it