È un fenomeno che interessa la Cina continentale e che consiste nella progressiva diminuzione del flusso di lavoratori migranti (migrant worker) – in cinese, nóngmín gōng 农民工 – in movimento dalle zone rurali verso quelle a maggior vocazione industriale del paese. 

L’inversione di questo trend, è dovuta a vari fattori tra cui:

  •  le conseguenze demografiche della politica del figlio unico; 
  • il crescente livello di istruzione dei lavoratori cinesi a fronte di un mercato del lavoro che ancora ha bisogno di manodopera non qualificata;
  •  le nuove politiche di sviluppo industriale delle aree centrali e occidentali del paese con la conseguente crescita della domanda di lavoro nelle province interne; 
  • la scarsa appetibilità dei salari nel settore manifatturiero; la riduzione del gap salariale tra la costa e l’interno;
  • la breve durata dei contratti di lavoro. 

A queste motivazioni si sono andate ad aggiungere le conseguenze del Covid che hanno visto alcuni tra i settori a maggiore impiego di manodopera migrante, entrare in una crisi dalla quale stentano ad uscire. Se nel 2019  i lavoratori migranti ammontavano a 291 milioni (31% rappresentato da donne) distribuiti tra servizi, manifattura e costruzioni. Il Covid ha fatto sì che dopo le festività del capodanno lunare 2020,  circa 5.17 milioni di lavoratori abbia deciso di rimanere nei luoghi di provenienza senza fare ritorno nei centri urbani.

La crisi ha inoltre portato all’aumento del valore della moneta cinese, il Renminbi, che nei settori trainati dalle esportazioni – i più occupati dai lavoratori migranti – ha abbassato il valore delle vendite all’estero (pagate in dollari, il cui valore invece è diminuito) e, di conseguenza, i salari dei lavoratori, già bassi in contesti come le città di prima e seconda fascia. Le politiche di rivitalizzazione delle aree interne al paese stanno convincendo i lavoratori a tentare nuovi investimenti rimanendo a casa, con l’appoggio delle nuove tecnologie di e-commerce promosse dalle big tech del Dragone. Con il nuovo anno la Cina ha annunciato l’uscita degli ultimi 5.51 milioni di cittadini dallo stato di povertà assoluta e con il nuovo piano quinquennale punta a continuare su questa strada: per le città significherà meno lavoratori migranti, stagionali e occasionali, mentre cresce la domanda di manodopera a basso costo in settori come il food delivery e la logistica dell’ultimo miglio.

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A cura di Nicoletta Ferro e Sabrina Moles.