Sui suicidi alla Foxconn: la storia

In by Simone

Cosa succede alla Foxconn? Di seguito un articolo sui suicidi nell’azienda che produce, tra gli altri, gli Iphone: la storia della società che ha una delle sedi a Shenzen e le reazioni dei netizen cinesi, buona lettura

27 maggio

Nella notte di mercoledì, mentre questo articolo veniva scritto e dopo le scuse formali di Terry Gou, magnate presidente del gruppo Hon Hai, che ieri era arrivato nella sede di Shenzhen,  è stato registrato il decimo caso di suicidio

L’agenzia Xinhua riporta che all’interno della città-fabbrica sono state predisposte inferiate e coperti 1.5 milioni di metri quadrati intorno a quasi tutti i dormitori e i palazzi. Circa 70 psichiatri sono all’opera per supportare i lavoratori, e gruppi di volontari stanno ricevendo un addestramento allo stesso fine. A tutti gli impiegati è stato richiesto, in cambio di un compenso, di riportare ai superiori qualsiasi atteggiamento "strano" rilevato in qualsiasi collega.

6, 11, 14, 21 e 25 maggio
. Cinque date molto vicine che portano il triste caso dei suicidi di giovani operai alla sede di Shenzhen della multinazionale Foxconn a quota nove. Avevano tra i 17 e i 28 anni in genere, erano migrati dalle campagne alle metropoli con il sogno di arricchirsi. È questo il loro comune denominatore: appena laureati, al primo lavoro, quasi tutti “poveri di seconda generazione” (1). Dagli stessi contenuti anche la storia una giovane impiegata licenziatasi dopo 3 anni di lavoro alla Foxconn, autrice di “laureati fuori dalla tana del lupo, lavoratori dentro quella della volpe” (毕业出狼窝 工作入虎穴 [bìyè chū lángwō gōngzuò rù hǔxué]), un libro da poco pubblicato che in questi giorni ha visto un improvviso aumento delle vendite (2).

("Iphone, ti voglio")

La questione del suicidio come soluzione alla pressione di ragazzi che vivono in una ordinaria condizione di sfida, specie in un paese super popolato e in un clima di competitività spietata come la Cina, è un problema. Molti sono i casi, nelle scuole secondarie in prossimità dell’esame di accesso all’università e nelle aziende, anche nelle più piccole, di cui spesso non si ha notizia. Secondo fonti non citate dall’agenzia di stampa Xinhua, le parole di addio lasciate da Li Hai, il diciannovenne morto ieri sono state di scuse al padre per non potersi prendere più cura di lui, poi l’affermazione: “non ho capacità, questo è quello che merito”.

L’ondata di suicidi alla Foxconn, se da una parte dimostra l’estrema competitività in Cina e i sogni creati dal mito del libero sviluppo e del capitale, dall’altra sollevano anche la questione delle condizioni di lavoro nelle aziende cinesi, di come queste vengono (o meno) tutelate, in nome di chi o che cosa.

La Honhai è il colosso taiwanese che risulta essere il fornitore e produttore numero uno al mondo per tutti gli apparecchi usati nei campi delle comunicazioni, computer ed elettronica di consumo; la Foxconn e’ una delle sue otto controllate. Dalla descrizione sul sito web aziendale, si legge che la Foxconn offre un servizio completo dalla lavoro più semplice di assemblaggio a quelli più complessi di design e manifattura. Tra i suoi clienti figurano marchi ben noti a tutti, tra cui  Apple, Sony Ericsson, Nokia e Intel (Motorola). Tra i suoi azionisti Reuters e Yahoo!

Dalla sua creazione nel 1974, con investimento iniziale di 7,500 dollari e una buona idea del magnate Terry Gou, oggi conta molte filiali in tutto il mondo e in Cina più di 800 mila tra operai, impiegati e dirigenti, di cui l’85% sono giovani al di sotto dei 30 anni, provenienti da  tutte le province del Paese. Il Longhua Science & Technology Park, questo il nome della sede di Shenzhen, è una cittadina di più 400 mila abitanti, con negozi, supermercati, palestre, ristoranti-mense e quant’altro potrebbe servire alla ricreazione e ai bisogni di chi ci vive e ci lavora.

Ma la qualità della vita degli abitanti-operai in una città-fabbrica non può essere molto alta. Lontano dalle famiglie e dagli affetti, con numeri al posto dei nomi, si danno il cambio in turni estenuanti, cercando spesso di fare straordinari, perché “se non fai gli straordinari non c’è verso di guadagnare” (3). Ognuno possiede il proprio “registro degli straordinari volontari”, su cui annotare le ore di lavoro che in questo modo possono legalmente superale il limite delle 36 ore al mese di straordinario, come dimostrato da alcune foto apparse sul sito mop.com (4). Tra un turno e l’altro si affidano alla sorte comprando biglietti della lotteria per arrivare dove non arrivano nella realtà (900 rmb circa più straordinari) e il primo maggio non fanno festa come dovrebbero, in quanto lavoratori, ma preferiscono rimanere in fabbrica per il maggiore compenso che ricevono per il lavoro durante i giorni festivi. Da quando poi la festa del primo maggio in Cina è stata ridotta da 5/6 giorni a 2/3 giorni, specie per chi viene da lontano non è conveniente tornare a casa.

Nella Cina della transizione verso il libero marcato le aziende hanno grosso modo mantenuto la struttura del periodo maoista, dove l’unità di lavoro era la casa, in cui ognuno viveva al sicuro la propria quotidianità ed esercitava limitatamente la propria libertà. Pertanto, situazioni come quella della Foxconn sono molto comuni nell’Impero di Mezzo, dove al giorno d’oggi le aziende spesso hanno condomini e piccoli negozi interni per gli operai, specie al sud, dove la maggior parte delle aziende manifatturiere sono concentrate. Molte persone costrette a vivere in queste condizioni sono quegli operai assunti come manodopera, per spingere un bottone, assemblare un telefono o incollare la suola di una scarpa. Sono poche – infine – le aziende che hanno un canale televisivo privato, internet bar, palestre, ospedale e pompieri come la Foxconn. 
 
Durante gli anni la Foxconn ha ricevuto molti riconoscimenti per i suoi successi economici, e il premio per il migliore datore di lavoro in Cina per due anni consecutivi (2005 e 2006) da uno dei più grandi siti web per la ricerca di lavoro (chinahr.com). Ciò contrasta però con quanto  sta accadendo nella sede di Shenzhen: sono stati nove dall’inizio del 2010  i suicidi di operai poco più che ventenni e due i tentativi di suicidio. 

Nel luglio dello scorso anno, si verificò il caso di Sun Danyong, un impiegato di 25 anni, appena laureato presso il prestigioso Istituto Tecnologico di Harbin, orgoglio cinese nell’istruzione universitaria nel settore della tecnologia, gettatosi dal palazzo in cui viveva, accese un grosso dibattito, anche a livello internazionale; il motivo del gesto sarebbe stato la scomparsa di un prototipo di un nuovo iPhone 4G. Sul caso si pronunciò anche la Apple e furono aspre le polemiche sulla Foxconn e sulle condizioni di lavoro in questa azienda, descritta dallo stesso Sun (durante l’ultima chat con un suo ex collega pubblicata successivamente) come una corporazione, dove cani infami possono picchiarti, controllare il tuo telefono o addirittura arrivare a cercare te o i tuoi familiari a casa (5).

La Foxconn era già stata oggetto di denunce per maltrattamenti e sfruttamento di manodopera; nell’estate del 2006 aveva citato in giudizio due giornalisti (Wang You 王佑 e Weng Bao 翁宝 ) di uno dei maggiori quotidiani in materia di finanza in Cina, il  First Financial Daily (Diyi Caijing Ribao 第一财经日报 ) per degli articoli che riportavano storie poco edificanti nei confronti dell’azienda. Altri reportage, come “iPod city”, del Mirror Daily inglese, hanno denunciato la situazione in cui vivono questi operai, trasformati quasi in robot, con turni estenuanti e regole ferree da rispettare. Il tutto in nome della sicurezza di brevetti sui gioielli tecnologici, giocattoli  del mondo del XXI° secolo.  “Alla Foxconn non c’è umanità, i lavoratori non sentono nessun tipo di calore. Cost down (a basso prezzo, in inglese sul post) porta a un ambiente di lavoro malsano, a prescindere dagli uffici, dalle mense o le macchine, e i salari dei comuni lavoratori sono bassi” scrive bodo.hsuing, lavoratore della Foxconn (6).

Gli sforzi compiuti dall’azienda con “programmi di responsabilità sociale” non sono serviti a molto; dopo gli ultimi casi di suicidio sono stati assunti molti psicologi e psichiatri, e alcuni monaci buddisti  dal monte sacro Wutai sono stati invitati per una benedizione; è stata attivata una hotline alla quale i lavoratori si possono rivolgere (785785, [qī bā wǔ] che in cinese ha una pronuncia simile a una richiesta di aiuto,[qǐng bāng wǒ]), oltre a cantanti e ballerini reclutati per attività ricreative. Allo stesso tempo, ieri pomeriggio (26 maggio) è apparsa on line una lettera indirizzata “ai colleghi della Foxconn”, con contenuti in linea con quanto già dichiarato dal portavoce cinese del gruppo, Liu Kun: “l’azienda non ha responsabilità sulle morti”. La lettera, che richiede la sottoscrizione dei lavoratori, si trasforma in una dichiarazione pre-scritta degli stessi che promettono di rivolgersi ai centri di assistenza interni in caso di bisogno, di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, assicurando che, in caso di incidenti non causati dall’azienda (suicidio o danneggiamenti provocati da se stessi o altri etc) il lavoratore e/o la sua famiglia non avanzeranno richieste di indennizzo superiori a quelle stabilite per legge, ne intraprenderanno azioni che potrebbero compromettere la reputazione dell’azienda o il processo di produzione7. 

Il nome Foxconn, che in cinese suona come Fùshì kāng 富士康, in alcuni post è cambiato in Fù sǐ kēng 赴死坑, letteralmente, il tunnel della morte; i media cinesi hanno soprannominato il direttore generale della sede cinese della Foxconn Technology8 Li Jinming come il “sindaco della città proibita di Guo Taiming (Terry Gou)” (9), e sono molti i post più o meno autorevoli apparsi in questo periodo sui blog di internauti cinesi.
 
Liu Yan (10), sul suo blog si pronuncia deciso contro la Foxconn: è “l’esempio più rappresentativo dell’alienazione nella Cina contemporanea. Alla Foxconn ogni lavoratore in vita è alienato e trasformato in uno strumento della catena di produzione, della quale è solo una parte”.  Secondo lui quello che manca alla Foxconn è la rete sociale intorno ad ogni singolo uomo, che invece all’interno dell’azienda vive una vita isolata. Dal concetto di alienazione di Marx, al modello di sviluppo cinese: “ci sono degli studiosi che sostengono il modello cinese, ma in realtà lo sviluppo e suoi ritmi velocissimi in Cina hanno fatto si che il così detto modello cinese  significhi solo pochi diritti, bassi salari, basso valore della terra e conseguente deterioramento della classe contadina, forte inquinamento, emissione di carbonio, un modello energetico ad alto consumo. La Foxconn è solo il frutto del modello cinese. Uno sviluppo come questo non è assolutamente sostenibile, ma destinato al fallimento” (11).

Sul sito interno dei lavoratori “Foxiani”, foxlife.cn, tra annunci per affittare macchine, proposte di viaggi fuori città, richieste di informazioni pratiche su dove comprare dei fiori per una ragazza o ricerche di compaesani in questa città nella città, ci sono anche degli interventi sui tragici fatti. Pochi sono quelli di critica, la maggior parte esprimono rammarico per le morti avvenute, ma non attribuiscono nessuna responsabilità all’azienda, anzi la sostengono, come in quello di chenzui33, che si chiede “ perché demonizzate la Foxconn?” (12)

Un post successivo al decimo caso di suicidio di eyring (13), dopo aver “salvato” la Foxconn chiude cosi: “i nostri occhi sono ingannati dalla società, ma se ci pensiamo a mente fredda, forse è possibile che l’azienda abbia delle responsabilità sui suicidi, ma perché non pensiamo mai a quali sono le nostre responsabilità? (..) la società è questa, è una cosa che non si può cambiare, non dobbiamo usare la nostra fantasia nel confrontarci alle cose e alle persone, perché noi viviamo nella realtà, non nella fantasia. (…)  Darvin ha parlato della selezione naturale e della sopravvivenza del più forte. Questo è un principio vecchio come il mondo. Dobbiamo accettare la realtà, ci dobbiamo adattare ad essa, non ce ne dobbiamo lamentare”

Alcune risposte a questo post sono state:

9898: non è tutta colpa della Foxconn, ma la società e il suo stato attuale sono quello che sono. I rapporti sul lavoro, in Cina, devono cambiare, deve arrivare un’altra rivoluzione industriale.

Foxleo: questa è l’ingiustizia della società cinese.

Eyring: nessuno forse ci ha pensato, ma se la Foxconn chiudesse, quanti salti nel vuoto ci sarebbero?

Ckexsmile: non c’è umanità tra le persone, i salari sono bassi, e c’è bisogno degli straordinari per guadagnare, e non sempre basta per sostenere ed espandere le passioni dei lavoratori, ne per scoprire o raggiungere la felicità. È solo una linea produttiva, un dormitorio e una mensa, ossia fare un lavoro manuale, dormire e riempirsi la pancia. La desertificazione spirituale è molto più forte di quella provata a scuola, e se ci mettiamo pure il compenso dovuto alla morte, allora si spiega la scia dei suicidi.

Hongniba: se volete buttarvi fatelo pure, io non vi seguo di certo. Chi si vuole buttare lo faccia in fretta, perché da vivi danneggiate le persone, da morti danneggiate l’azienda.
(…) i suicidi non hanno molto a che vedere con l’azienda, certo alla Foxconn non tutto è equo, ma la società è ancora più buia. La Foxconn in finale è meglio che tante altre aziende.
Zcy8105: non voglio dire nulla in proposito, a guardare queste parole sui suicidi provo dolore, Lu Xun perché ha abbandonato la medicina per seguire la letteratura?  (…) Insensibili cinesi.
木色心雨 : per i lavoratori, se non vi va bene lasciate (l’azienda) … ci sono tante piccole aziende, magari trovate condizioni migliori… potete andare, non serve lanciarsi da un palazzo, ne si può parlare male dell’azienda. I ragazzi morti sono andati via soli, ma i genitori?
Lili53531: credo che l’istruzione nella Cina odierna abbia dei grossi problemi, (..) questi fatti dimostrano quanti problemi sociali ci sono, e di certo non è solo colpa dell’azienda. L’opinione pubblica deve davvero trovare una direzione adeguata.

NOTE:

(1)穷二代 [qióng èrdài] , in opposizione ai ricchi di seconda generazione e ai politici di seconda generazione. 

(2)http://blog.huanqiu.com/?uid-174773-action-viewspace-itemid-654032 “Perché la Foxconn preferisce i “poveri di seconda generazione?”

(3)http://www.infzm.com/content/44881 “giovani e destino in compagnia delle macchine: diario di 28 giorni di latitanza alla Foxcomm” , reportage sulle condizioni di lavoro alla Foxconn, non tanto per capire il perché dei suicidi, quanto per capire come si vive all’interno di una realtà come questa.

(4)http://dzh.mop.com/default.jsp?url=http://dzh.mop.com/topic/readSub_11646714_0_0.html

(5)http://wwwbig5.hinews.cn/news/system/2009/07/21/010523658.shtml

(6)http://www.foxlife.cn/viewthread.php?tid=199569&extra=page%3D1%26amp%3Bfilter%3Dtype%26amp%3Btypeid%3D115

(7)http://www.peopleforum.cn/viewthread.php?tid=20343&page=1&authorid=278

(8)La Foxconn International Holding, incorporata nella originaria Honhai ad inizio del 2000, e’ registrata come società a responsabilità illimitata alle isole Cayman. Possiede più di 13.000 brevetti in tutto il mondo, e tra i suoi azionisti figurano la Reuters e Yahoo! (sezione di Taiwan e sezione Finanza) http://www.fih-foxconn.com/about/honhai.aspx.
Proprio in un articolo sul famoso motore di ricerca americano ( http://finance.yahoo.com/news/Foxconn-defends-labor-apf-3389410442.html?x=0&.v=3) si lodano gli sforzi fatti dall’azienda al fine di salvaguardare i propri dipendenti attraverso “programmi di responsabilità sociale per assicurare il benessere dei lavoratori”, secondo le parole del portavoce dell’azienda, il signor Arthur Huang.

(9)http://www.infzm.com/content/44878 “L’enigma dell’ottavo caso di suicidio alla Foxconn”

(10)Liu Yan, http://blog.ifeng.com/article/5439981.html è un giornalista esperto in materia legale, che collabora con il Southern Weekly (Nanfang zhoumo 南方周末) e con varie riviste legali in Cina.

(11)http://blog.ifeng.com/article/5439981.html

(12)http://www.foxlife.cn/viewthread.php?tid=198975&extra=page%3D1 l’autrice, dopo aver riportato le statistiche che dimostrano che la media dei suicidi alla foxconn è comunque sotto la media nazionale, prima afferma “ nei suicidi nelle scuole la responsabilità non cade sulla scuola”, poi sostiene che “la Cina non ha ancora terminato il processo di modernizzazione, (…)”; si chiede come mai “ in 30 anni di riforme ancora non c’è un marchio cinese affermato al livello mondiale (..)” ; infine critica i media: “ in un contesto in cui non è completato il processo dell’industrializzazione, la commercializzazione delle informazioni può distorcere la società e la mentalità delle persone”.

(13)http://www.foxlife.cn/viewthread.php?tid=198664&extra=&page=1