SINOLOGIE – L’Aldilà spiegato da una tomba Han

In by Simone

La tesi La tomba di Qilin’gang vuole spiegare le credenze religiose attraverso lo studio architettonico-iconografico di un sepolcro ancora poco studiato dagli esperti occidentali. Questa piccola tomba Han (25-220 d.C) rinvenuta nel 1988 nei pressi della città di Nanyang (Henan) – era intesa come luogo “temporaneo” per le anime dei defunti o come dimora eterna?
I testi risalenti all’epoca Han (206 a.C.-220 d.C.) non forniscono una panoramica omogenea delle pratiche funerarie, quindi non permettono né la totale comprensione delle loro evoluzioni, né le motivazioni sociali alla loro base. Le singole tombe e le necropoli, realtà disconnesse dal tempo e dallo spazio dei vivi, nel fortunato caso in cui non siano state depredate dai tombaroli, sono testimonianze storiche pressoché attendibili delle epoche a cui risalgono.

Il supporto archeologico ha aiutato molto gli studiosi di arte, di filosofia e di storia cinese. Tuttavia, ciò che emerge dalle loro analisi non è un’unica teoria relativa al contesto delle pratiche e delle credenze funerarie-religiose, anzi, tra la comunità scientifica restano ancora pareri diversi e, a volte, contrastanti.

L’essenza stessa della tematica è una fonte di ambiguità: la morte e ciò che verrà dopo questa è – e sarà sempre – una questione che porterà l’uomo a porsi molte domande, ma alle quali non potrà dare spiegazioni definitive, in quanto non empiricamente dimostrabili. Questa incertezza di fondo è ciò che ha permesso l’emergere e lo sviluppo di moltissime teorie legate al contesto funebre. Questo è uno dei motivi per cui, oggi come in epoca Han, non si è riusciti a delineare un’unica e definitiva visione dell’aldilà e dell’anima.

In epoca Han, secondo la visione tradizionale, si supponeva che l’uomo fosse formato dal corpo e da una doppia anima hun-po: la prima, hun, leggera ed eterea, nel momento della morte era destinata ad ascendere nella realtà celeste; la seconda, po, pesante e materiale, era destinata a sprofondare nella realtà ctonia.

L’interpretazione appena delineata riguardo al dualismo e al “movimento” di hun-po è stata, fino a pochi anni fa, quella generalmente condivisa dalla maggior parte degli studiosi; tuttavia, stanno emergendo nuovi studi e punti di vista a riguardo. Secondo alcuni, la differenziazione testuale tra hun e po era semplicemente una distinzione arbitraria, sorta in seguito allo sviluppo e all’affermazione della dottrina legata a yin e yang, fondata sul contrasto binario universale.

Alla luce di queste considerazioni, è plausibile sostenere la nuova teoria, ossia che l’anima, intesa indifferentemente come hun, po oppure hunpo, sopraggiunta la morte, rimanesse con il cadavere nella tomba. Per quanto riguarda il tema dell’immortalità, sappiamo che l’élite Qin e Han aspirava ad un’immortalità non distaccata dal mondo terreno: la loro ricerca era mirata alla “non morte”.

All’epoca si riteneva possibile ottenere questo stato attraverso particolari tecniche, comuni nell’ambiente dei fangshi (maestri delle arti occulte, esperti in divinazione, geomanzia, astrologia ecc.), o raggiungendo luoghi paradisiaci (come il monte Kunlun o le isole Penglai), dove si riteneva dimorassero gli immortali. Tuttavia, l’inevitabilità della morte contribuì allo sviluppo di una nuova visione; a partire dall’epoca Han avvenne un cambiamento nella concezione di immortalità: questa, se non raggiungibile in vita, era ottenibile dopo la morte, dopo aver attraversato il daxian o “grande confine”.

Nel 1988, durante l’edificazione di una zona residenziale nei pressi di Nanyang, è stata rinvenuta una piccola tomba a camera in pietra e piccoli mattoni di terracotta, risalente alla dinastia degli Han Orientali (25-220 d.C.). Questo sepolcro fu inizialmente identificato con la sigla M12 e, successivamente, denominato tomba di Qilin’gang, dall’omonimo villaggio in cui essa sorge.

All’interno di questa, depredata più volte dai tombaroli, è stato rinvenuto un modesto corredo funerario, costituito prevalentemente da oggetti in terracotta e bronzo. Purtroppo, gran parte del corredo non è scampato alle razzie dei tombaroli, tuttavia, la straordinarietà di questa tomba risiede nelle numerosissime decorazioni parietali in bassorilievo rinvenute internamente ed esternamente su quasi tutte le superfici litiche della struttura.

Diversi elementi architettonici e iconografici (ad esempio la presenza di due grandi bassorilievi sulle pareti orientali delle camere sepolcrali, raffiguranti un uomo e una donna) hanno permesso agli studiosi di ipotizzare che in questa tomba furono inumate due persone, probabilmente coniugi.

La pianta della tomba di Qilin’gang è quadrata e l’ingresso è posto in direzione ovest; è molto piccola e bassa (circa 16 m2 per un’altezza massima di circa 1,50 m) è composta da quattro vani principali: un’anticamera rettangolare lungo l’asse nord-sud, due camere sepolcrali comunicanti (camera settentrionale e centrale) e una camera meridionale (adibita a stanza deposito, probabilmente per il corredo) lungo l’asse ovest-est.

Da un punto di vista iconografico, nello spazio tombale si individuano tre “zone tematiche”: all’interno di questo spazio sono stati incisi motivi legati alla sfera terrestre, al mondo degli immortali e alla realtà celeste. In generale i piedritti che introducono alle tre camere e quelli che separano le stanze sepolcrali sono decorati con le immagini di uomini, forse funzionari, e donne in atteggiamento deferente; le pareti che delimitano l’area sepolcrale riportano immagini legate al mondo degli immortali (esseri alati, strani ibridi, draghi, cervi, funghi dell’immortalità ecc.) e le coperture piane sono occupate dalle raffigurazioni che richiamano la sfera celeste.

A questo proposito è emblematico il bassorilievo inciso sul soffitto dell’anticamera, considerato da tutti gli studiosi come la raffigurazione del Cielo nella concezione Han. Ai lati si individuano i due asterismi del Piccolo e del Grande Carro; al centro compare un personaggio seduto di fronte, probabilmente Taiyi, o Grande Uno, una divinità molto importante nel pantheon cinese dell’epoca, il quale si riteneva fosse stato generato dall’interazione tra le due forze yin e yang, quindi paragonabile al Dao. Taiyi è attorniato dagli Animali delle Quattro direzioni (la Tigre bianca, il Drago verde, l’Uccello rosso e la Tartaruga nera), in questo caso ruotati di 90° rispetto ai reali punti cardinali.

Per quanto riguarda la questione della datazione e dell’identificazione dei defunti, all’interno della tomba non è stato rinvenuto alcun epitaffio o iscrizione. Tuttavia, il gran numero di bassorilievi, la struttura architettonica, alcuni elementi del corredo (un modellino in terracotta di un edificio e alcune monete di bronzo), la presenza delle raffigurazione dei defunti (e non solamente l’evocazione simbolica di questi) sono tutti indizi che permettono di datare l’edificazione di questo sepolcro al periodo iniziale-medio degli Han Orientali.

La tomba di Qilin’gang era quindi intesa come luogo “temporaneo” o come dimora eterna per le anime dei defunti? La somiglianza della struttura con le residenze terrene potrebbe far pensare che questa tomba fosse intesa come dimora eterna, ma se così fosse, perché edificarla in miniatura? Inoltre, ancor più importante, si è notata la volontà da parte dei committenti di voler rendere lo spazio limitato del sepolcro in un luogo potenzialmente illimitato, attraverso la rappresentazione del mondo terreno, del regno degli immortali e del cielo.

La coesistenza di queste tre realtà in un unico luogo ha reso questa tomba un microcosmo, quindi, in linea con la concezione Han di immortalità post mortem, probabilmente la sua funzione era quella di incentivare gli spiriti dei defunti a divenire immortali e a raggiungere un aldilà superiore.

*Daria Sancinito, daria.sancinito[@]gmail.com. Laureata magistrale in Lingue e civiltà dell’Asia e dell’Africa mediterranea (110/110 cum laude), presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. A inizio 2014 partirà per Pechino e seguirà un corso di lingua cinese presso la BLCU.

**Questa tesi è stata discussa presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Relatore: prof.ssa Sabrina Rastelli; correlatore prof. Riccardo Fracasso.

[La foto di copertina è di Federica Festagallo]