Sinologie – La corruzione nella Cina contemporanea: tendenze generali e analisi politica

In Sinologie by Redazione

In questo lavoro è stato descritto ed analizzato il complesso fenomeno della corruzione, introducendolo brevemente e ponendo maggiore attenzione sulla situazione cinese contemporanea.

Nella prima parte è stata analizzata la corruzione da un punto di vista generale, evidenziando l’impossibilità di fornire una definizione universalmente valida a causa della sua dinamicità e capacità di adattarsi alla società e alla cultura di un Paese, trasformandosi insieme a loro. Il Garzanti definisce così la corruzione: «Si dice di chi, specialmente in cambio di denaro, agisce in modo disonesto e contro il proprio dovere: funzionario corrotto: un paese di corrotti»; ma la definizione più diffusa è sempre quella derivante dall’opinione pubblica: spesso per corruzione s’intende tutto ciò che è percepito e considerato tale dalle persone.

Heidenheimer, uno dei più importanti studiosi della corruzione, ha formulato una categorizzazione, distinguendo tra corruzione «nera, grigia e bianca». Secondo lo studioso, la corruzione può essere identificata nel modo in cui un certo comportamento è giudicato dall’opinione pubblica e dal governo di un determinato Paese.

Parliamo di corruzione «nera» se questi due soggetti giudicano comunemente corrotti certi comportamenti, desiderandone la scomparsa; nel momento in cui soltanto una delle due parti sopra citate considerano certi atti come corrotti e sentono quindi l’impellente necessità di reprimerli –mentre– l’altra parte li considera accettabili, siamo in presenza di quel tipo di corruzione definita «grigia»; infine, con corruzione «bianca» Heidenheimer si riferisce a quel tipo di azioni che entrambe le parti considerano corrotte, ma allo tempo stesso non sentono la profonda necessità di perseguirle. Comprensibilmente, il tipo di corruzione più pericoloso per la stabilità socio-governativa è quella «grigia» poiché fonte di contrasto tra governo e società.

Successivamente è stata condotta un’analisi della situazione cinese contemporanea, sia da un punto di vista sociale che burocratico. Nel primo caso è stato esposto ad esempio, il complesso fenomeno guanxi 关系, ovvero un sistema fatto di relazioni e regali che affonda le sue radici nella tradizione cinese e che in epoca moderna viene utilizzato per predisporre le basi all’atto di corruzione vero e proprio, in maniera tale da creare un piccolo legame tra gli agenti coinvolti nel processo di corruzione, rendendo conseguentemente l’atto meno impersonale. Quella che tradizionalmente rappresentava un’abitudine sociale volta a mostrare il proprio rispetto ad un’altra persona e a rafforzare il rapporto tra le due parti, si è trasformata con il tempo in un comportamento che ad oggi è a tutti gli effetti il collante che tiene uniti anche grandi casi di corruzione e veri e propri crimini organizzati, in cui spesso sono coinvolte ingenti somme di denaro.

Nel secondo caso invece, è stato descritto l’apparato giudiziario cinese: gli organi esistenti, le loro funzioni e le leggi riguardanti la corruzione presenti nell’attuale codice penale, compresi i vari tipi di punizione a cui un corrotto può andare incontro, tra cui l’ormai tristemente noto shuanggui 双规, un metodo utilizzato per punire i funzionari e i quadri corrotti del Partito Comunista Cinese, che prevede l’invio di squadre di investigazione per condurre una prima analisi dei presunti corrotti, decidendo successivamente se passare il caso alle autorità giudiziarie vere e proprie o meno. Il problema delle modalità d’investigazione dello shuanggui (il cui termine è riferito all’obbligo da parte dei sospettati di “presentarsi in un determinato luogo e in un determinato momento” per una prima investigazione) è che spesso per ottenere una confessione dei presunti crimini commessi dal sospettato, le squadre di investigazione utilizzano metodi che in molti Paesi non sono considerati legali, sconfinando spesso nella tortura.

Volendo analizzare la corruzione da un punto di vista moderno e contemporaneo, è stato tracciato prima di tutto un excursus storico che mette a confronto l’epoca maoista e quella denghista. In questo periodo si è verificato il passaggio da un’economia statale ad un tipo di economia di mercato, nata appunto con le innovative riforme del piccolo timoniere Deng Xiaoping. Le riforme, la spinta del governo a «buttarsi nel mare dell’imprenditoria» (下海) e la progressiva decentralizzazione del potere hanno segnato un netto distacco da tutti gli ideali tanto encomiati nell’epoca del grande timoniere Mao Zedong, permettendo così alla corruzione di intensificarsi a tal punto, da rappresentare tutt’oggi uno dei principali problemi da affrontare per la leadership cinese.

Essendo questo lavoro incentrato su un’analisi prettamente politica, nella seconda parte dell’elaborato sono stati descritti gli ultimi due presidenti della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao e Xi Jinping, fornendo una panoramica dei loro sforzi anti corruzione. La «società armoniosa» di cui parlava Hu Jintao e il «sogno cinese» di Xi Jinping non sono altro che gli obiettivi che i due leader si sono posti e per i quali si è lavorato –e si sta ancora lavorando– duramente e costantemente. In tal senso sono state rafforzate le istituzioni ed emanati nuovi regolamenti per «mantenere il potere rinchiuso in una gabbia di norme», come ha affermato Xi Jinping, con l’obiettivo che il livello di corruzione esistente tra quadri e funzionari subisca un notevole calo.

Nella lotta alla corruzione, l’ex presidente Hu Jintao ha puntato principalmente sull’educazione dei giovani. Educare i futuri funzionari governativi, imprenditori e cittadini cinesi, era considerato il miglior metodo per prevenire questo male sociale. Al contempo, i suoi «otto onori e otto disonori» avrebbero delimitato la retta via per i quadri e i funzionari già al potere.

Nel caso specifico di Xi Jinping –che ha fatto della guerra alla corruzione il suo obiettivo principale– questa lotta la si sta combattendo anche ad un livello completamente innovativo, puntando su una propaganda nuova e senza precedenti che prevede persino l’utilizzo di video propagandistici pubblicati online e realizzati per avvicinare alla politica anche i più giovani internauti.

Per rendere più concreti questi discorsi, nell’ultima parte del lavoro sono stati presentati alcuni casi di corruzione avvenuti tra il 2002 e il 2015, durante gli anni di governo di Hu Jintao e Xi Jinping; attraverso l’analisi di dieci casi di corruzione, è stato tracciato un quadro generale delle forme più comuni di corruzione –di natura prettamente economica e morale– esistenti e del modo in cui lavora l’apparato giudiziario cinese.

È indispensabile evidenziare che in Cina il termine corruzione non indica soltanto un atto di natura strettamente economica; in Cina è definito corrotto anche colui che vive una vita dissoluta, allontanandosi da quelli che sono i valori morali della società socialista; la corruzione racchiude un ampio spettro di errori che vanno dalla negligenza allo stile di vita condotto dagli individui. Un esempio di questa cattiva condotta morale è la pratica del gioco d’azzardo (praticato ad Hong Kong, Macao o all’estero perché formalmente vietato in Cina) e l’avere relazioni con molteplici donne, debolezze caratteristiche di molti quadri e funzionari governativi; si tratta difatti di comportamenti fortemente criticati sia dalle autorità che dalla popolazione, tanto che nel 2004 venne emanato un regolamento che decretava l’espulsione dal PCC per chiunque avesse praticato il gioco d’azzardo, simbolo di immoralità di stampo capitalista ed occidentale.

Tutte queste informazioni sono state tratte da materiali letterari, ma soprattutto dai numerosi quotidiani cinesi e dai siti governativi che hanno tracciato –anche se parzialmente– gli sviluppi politici, legislativi e sociali di questo tormentato fenomeno, tutt’oggi particolarmente grave nel regno di mezzo.

* Filomena Pia Tartaglia (fpiatartaglia[at]gmail.com) è nata a Foggia il 31/07/1989. Nel 2013 si è laureata in Lingue e Culture Straniere Occidentali ed Orientali presso l’Università di Macerata e nel giugno 2016 ha conseguito la Laurea Magistrale in Lingue e Civiltà dell’Asia e dell’Africa Mediterranea all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Durante il suo percorso di studi ha anche maturato delle esperienze di lavoro e di studio all’estero.

** La tesi di laurea intitolata
La corruzione nella Cina contemporanea: tendenze generali e analisi politica è stata discussa il 30/06/2016 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.  Relatore: prof. Guido Samarani; correlatrice: prof.ssa Laura De Giorgi.