SINOLOGIE – Harbin cosmopolita

In by Simone

La tesi Un crocevia di culture in Manciuria: Harbin e il caso della comunità ebraica ripercorre il secolo che ha trasformato Harbin da un villaggio di pescatori a una metropoli cosmopolita. Crocevia tra Asia e Europa, fu carattarizzata da diverse dominazioni e dall’importante presenza di una comunità ebraica aschenazita.
Harbin, situata nel cuore della Cina nordorientale, è oggi il capoluogo della provincia dell’Heilongjiang ed anche una delle città più emergenti dell’intera Cina. Questo importante centro abitato appena un secolo fa si poteva definire come un piccolo villaggio abitato da una manciata di uomini dediti alla pesca, ma la posizione geografica strategica a cavallo fra Russia, Corea e vicinissima al Giappone prospettava un destino molto diverso per questo luogo

L’impero russo fu il primo ad arrivare nelle remote zone della Manciuria alla fine del diciannovesimo secolo e l’ingresso di tale potenza occidentale nelle vaste terre del nord della Cina fu incarnato dalla costruzione della Chinese Eastern Railway, la ferrovia russa che collegava la già consolidata Transiberiana all’importante porto di Vladivostok.

Fu proprio questo processo storico avviatosi nel 1896 –l’anno della stipula del contratto in cui la Cina cedeva le terre necessarie alla costruzione della ferrovia alla Russia– che portò alla fondazione della città di Harbin: il più importante snodo ferroviario lungo i binari della Chinese Eastern Railway. Grazie alle molte opportunità lavorative che la costruzione della linea ferroviaria offriva, infatti, la città registrò una crescita ragguardevole fin dai sui primi anni di vita e con gli anni divenne sempre più prospera e all’avanguardia.

Harbin nacque, così, come una colonia russa in territorio cinese ed in meno di un secolo dovette affrontare diversi passaggi di potere ai vertici: dopo la fondazione della città nel 1898 per mano dell’impero zarista, nel 1907 ci fu il passaggio ad open city che portò molte personalità e uomini d’affari occidentali in città, creando un ambiente sempre più multiculturale e multietnico.

Anche la Cina, intuite le infinite potenzialità economiche delle terre del nord, tentò di riprendere il controllo sulla zona Mancese e nel 1920 dichiarò la nascita della Special Administrative Region delle tre regioni del nord –Heilongjiang, Jilin e Liaoning–, un cambiamento questo che portò per la prima volta una classe dirigente cinese all’amministrazione municipale.

L’autorità dei nazionalisti cinesi sulla zona era destinata a breve vita poiché presto il Giappone iniziò la sua avanzata sul debole stato cinese e, dopo l’Incidente di Mukden nel settembre del 1931, arrivò a dominare l’intera zona mancese con la creazione dello stato del Manzhouguo nei primi mesi del 1932, occupando prepotentemente anche il perimetro della città di Harbin.

Questo tipo di vissuto storico lascia intuire che la caratteristica che segnò più profondamente il capoluogo dell’Heilongjiang, fin dalle sue fasi iniziali, fu il cosmopolitismo: già durante i primi anni di dominazione russa la popolazione era molto sfaccettata in quanto il governo zarista incoraggiò fortemente il trasferimento delle proprie minoranze etniche in tutta la Manciuria e molte di queste, spinte dall’atmosfera di tolleranza ed armonia che regnava sulla città, decisero di partire.

Di pari passo l’apertura di questo abitato a tutti gli stranieri nel 1907 fece registrare una forte ondata d’immigrazione proveniente sia dall’Europa che, in particolar modo, dagli Stati Uniti d’America. La presenza degli stranieri in città ha influenzato profondamente lo sviluppo di Harbin, tanto da riuscir a mettere tale centro urbano, situato nell’entroterra del nordovest cinese, alla pari di tutte quelle città che furono dichiarate treaty ports aperti agli occidentali in seguito alla sconfitta della Cina nelle Guerre dell’Oppio.

Harbin si era guadagnata negli anni venti gli appellativi di “Parigi d’Oriente” e “Mosca d’Oriente”, definizioni che la città mancese condivide con la più famosa città di Shanghai. Ma questi appellativi erano stati usati a proposito, poiché Harbin all’inizio del ventesimo secolo era una città moderna, una città architettonicamente europea ed una città che aveva saputo sfruttare al meglio la propria internazionalità per svilupparsi considerevolmente ed in brevi tempi.

L’atmosfera cosmopolita che permeava la città fece si che già all’inizio del 1900 molti membri della comunità ebraica russa decisero di sfuggire dalle leggi razziali che li opprimevano in patria e di stabilirsi nella giovane Harbin, dove riuscirono a costruire in breve tempo una fra le comunità più articolate e compatte di tutta la città.

Queste genti furono esortate dal governo russo a trasferirsi qui per ravvivare la vita economica del luogo ed essi riuscirono in breve termine sia a gestire una grande fetta delle attività della città, sia a rivitalizzare la vita culturale della Manciuria del nord. Gli ebrei di Harbin sono degli aschenaziti provenienti dall’Europa dell’est che, una volta trasferitisi in Cina, riuscirono a mantenere un forte legame con la tradizione ebraica.

La Comunità della minoranza ebraica, un’organizzazione fondata ad Harbin nel 1903 per l’autogoverno della popolazione ebraica residente in città, fu molto attenta nel ricreare nel minor tempo possibile tutte quelle istituzioni necessarie ad appagare ogni aspetto religioso della vita dei fedeli: fra cui quattro sinagoghe, un cimitero, la torah, ecc.

Gli ebrei di Harbin contribuirono anche a sviluppare un ambiente sociale decisamente dinamico attraverso le molte organizzazioni benefiche, le scuole, i giornali, le diverse organizzazioni politiche –prevalentemente di stampo sionista–, le orchestre, le librerie, i teatri e tutti gli altri traguardi che la Comunità della minoranza ebraica riuscì a portare a segno nei suoi cinquant’anni di vita.

In seguito all’occupazione giapponese della Manciuria degli anni trenta molti ebrei decisero di lasciare la città, spaventati soprattutto dalle ripercussioni che la loro comunità poteva subire a causa dell’avvicinamento del Giappone alla Germania nazista. La Harbin occupata dalle forze giapponesi aveva perso quella caratterizzante atmosfera di armonia razziale che aveva permesso, nei precedenti decenni, a uomini provenienti dai più diversi background socio-geografici di cooperare insieme per costruire una florida città.

Dopo la fondazione dello stato fantoccio del Manzhouguo, la nuova classe dirigente assistette noncurante all’ascesa del gruppo politico dei russi fascisti che, sulla base della discriminazione razziale, portò avanti una serie di attacchi ai danni dei più facoltosi uomini della città e, parallelamente, si adoperò per far sorgere nella zona un forte sentimento antisemita.

Un periodo di distensione nei rapporti fra gli occupanti e gli ebrei si ebbe all’alba dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, quando l’impero nipponico tentò di usare la comunità ebraica della città per evitare l’allargamento del conflitto agli Stati Uniti: il Fugu Plan, che prevedeva il trasferimento degli ebrei in fuga da Hitler nella Manciuria e che riconosceva e salvaguardava l’identità politica della Comunità della Minoranza Ebraica di Harbin, mirava infatti a placare l’opinione pubblica.

L’inevitabile scoppio del secondo conflitto mondiale ridusse drasticamente il numero degli abitanti ebraici presenti in città e, la comunità che negli anni venti aveva raggiunto una portata massima di 20.000 persone, dal 1949 poteva contare appena qualche centinaia di membri per poi arrivare nel 1963 ad essere completamente cancellata dalle pagine della storia della Cina.

La comunità ebraica formatasi in città non considerò mai Harbin come una meta definitiva, piuttosto vedeva questo luogo come una residenza temporanea prima dell’auspicato arrivo nello Stato d’Israele. Questo non impedì agli ebrei della città di lavorare instancabilmente per migliorare le condizioni di vita del luogo e per sviluppare un ambiente culturale capace di ispirare tutti i residenti della città.

I membri della comunità ebraica formatasi ad Harbin anni dopo l’abbandono di questa terra sono ancora legati fra loro e continuano a visitare e a celebrare la città che li ospitò all’inizio del ventesimo secolo, di cui serbano un bellissimo ricordo di armonia e prosperità. Proprio questi individui sono coloro che hanno più gioito dell’adozione della politica della preservazione storica da parte delle autorità locali negli anni novanta: un sistema, questo, che prevedeva la restaurazione dei beni culturali che la città aveva ereditato dagli ex residenti stranieri.

All’interno di questo programma non solo si riportò la cattedrale ortodossa di Santa Sofia al suo antico splendore –tramutandola nella maggiore attrazione turistica di tutta la città–, ma si cercò di dare più spazio a quelle che furono le antiche glorie della comunità ebraica di Harbin. Nel 2004 è partito, infatti, un piano che prevede la restaurazione di un intero isolato ebraico e nello stesso anno si è riusciti a portare a termine i lavori di restauro della New Synagogue, divenuta ora un museo ebraico che illustra il passato ebraico della città di Harbin.

Il capitolo della storia degli ebrei in Cina si chiuse alla metà del ventesimo secolo ma ciò che queste persone crearono qui fu talmente unico che la memoria di questo passato è restia a scomparire. Questo breve intervallo storico ha decisamente segnato il passato della città di Harbin, arricchendo tale città di qualcosa di speciale e proprio per questo le autorità locali stanno cercando di rimettere in luce le vicende della comunità ebraica del luogo.

Coloro che non dimenticheranno mai gli anni d’oro della Harbin cosmopolita sono proprio gli ebrei che la videro e che contribuirono a costruirla e attraverso il loro aiuto oggi molti stanno riscoprendo l’affascinante passato della città dei ghiacci della Manciuria.

*Marta Aureli  marta.au89[@]gmail.com è nata a Camerino (MC) il 31-10-1989. Dopo il diploma presso il Liceo Scientifico Costanza Varano di Camerino si iscrive nel 2009 al corso di Lingue e Culture Occidentali ed Orientali dell’Università di Macerata, conseguendo il titolo nel 2012 con una votazione di 110 e lode. Nello stesso anno si iscrive al corso specialistico di Lingue e Civiltà dell’Asia e dell’Africa Mediterranea dell’Università Ca’Foscari e, dopo un semestre di studio al prestigioso Harbin Institute of Technology, inizia a lavorare al  progetto di tesi inerente proprio la città di Harbin che l’ha portata a laurearsi il 24-06-2014 con votazione 110 e lode

**Questa tesi è stata discussa presso l’università Ca’ Foscari di Venezia. Relatrice: prof.sa Laura De Giorgi; correlatore: prof. Guido Samarani

[La foto di copertina è di Federica Festagallo]