Gli studenti cinesi aderenti ai programmi di scambio in Italia si sono trovati per forza di cose nelle necessità di dover certificare la propria conoscenza della lingua italiana. Per fare un esempio, il conseguimento di un certificato di competenza in italiano di livello A2 rilasciato da uno dei quattro enti certificatori[1] ufficiali della lingua italiana è tra i requisiti fondamentali per ottenere il visto di ingresso in Italia da parte degli studenti cinesi aderenti al Progetto Marco Polo (Vedovelli 2011). Inoltre, la necessità di possedere un certificato che dimostri il livello di competenza linguistico-comunicativa “è una delle esigenze emergenti nel mercato del lavoro contemporaneo, caratterizzato dalla mobilità internazionale delle persone” (Diadori, Palermo, Troncarelli 2015: 350).

Tuttavia, nonostante le grandi speranze riposte nel programma Marco Polo, alcune criticità sono andate con il tempo emergendo. Il primo problema concerne il numero, inferiore rispetto a quello atteso, di studenti cinesi che realmente si sono iscritti alle università italiane (Bonvino, Rastelli, 2011: 4); seconda questione riguarda il fatto che diversi atenei e scuole private, senza alcuna specifica esperienza né sulle questioni acquisizionali, né sull’insegnamento dell’italiano L2, si sono lanciati sugli studenti “Marco Polo” considerandoli una fonte di entrate per i vari Centri linguistici” (Vedovelli 2011: 5).

Questi problemi, si sommano alla scarsa accoglienza riservata agli studenti cinesi dalle istituzioni preposte, e alle debolezze mostrate nell’organizzazione del progetto. La questione centrale rimane però quella delle estreme difficoltà incontrate dagli studenti cinesi nell’apprendimento della lingua italiana, che hanno portato molti studenti cinesi ad abbandonare il programma.

Nell’apprendimento dell’italiano gli studenti cinesi incontrano particolari difficoltà, con tempi di apprendimento più lunghi rispetto a quelli di studenti non sinofoni. Questa situazione ha contribuito ad alimentare un forte interesse verso lo studio delle differenze tra la lingua cinese e la lingua italiana e delle problematiche di apprendimento dell’italiano, tramite l’osservazione delle interlingue, degli apprendenti sinofoni.

La tesi verte proprio su questo punto. Prende infatti in esame l’abilità di produzione scritta dell’esame CILS, la Certificazione di Italiano come Lingua Straniera realizzata dall’Università per Stranieri di Siena, nata da un progetto elaborato dal Centro CILS, si pone come scopo quello di misurare la competenza linguistica e comunicativa dei candidati ed è articolata in sei livelli: livello A1, livello A2, livello UNO-B1, livello DUE-B2, livello TRE-C1, livello QUATTRO-C2. Ogni livello «è autonomo e completo: la certificazione di ogni livello dichiara un grado di capacità comunicativa adeguato a specifici contesti sociali, professionali, di studio» (Barni et al. 2009: 9).

Struttura della tesi

Il lavoro è diviso in quattro capitoli, e presenta un’analisi degli errori morfosintattici più frequenti nelle produzioni scritte degli esami CILS di livello A2[2] di apprendenti sinofoni, con lo scopo di aiutare gli insegnanti di lingua italiana che lavorano con questo tipo di pubblico a comprendere le principali differenze tra il cinese e l’italiano e di fornire loro alcune indicazioni per la didattica.

Nel primo capitolo vengono illustrate le caratteristiche principali della lingua cinese e dell’apprendente sinofono, il suo stile di apprendimento e le difficoltà più comuni che incontra nel processo di apprendimento. Nel secondo capitolo viene descritta la struttura dell’esame CILS, le sue caratteristiche e in particolare la prova di Produzione scritta di livello A2, nonché i relativi criteri valutazione. All’interno del terzo capitolo sono presentati gli input delle due prove 1 e 2 dell’esame di certificazione CILS di livello A2 relative alla sessione di giugno 2017 e, successivamente, vengono analizzati gli errori morfosintattici più frequenti in entrambe le prove, con un corpus di circa 100 performance scritte. Nel quarto e ultimo capitolo, sulla base dei dati presenti nel capitolo precedente, vengono fatte alcune considerazioni e verranno fornite alcune indicazioni che potrebbero essere utili ai docenti di lingua italiana che lavorano con apprendenti cinesi.

Grazie al lavoro di analisi degli errori morfosintattici più frequenti nelle produzioni scritte degli esami CILS di candidati sinofoni, è stato possibile dimostrare che gran parte di questi errori (la concordanza tra gli elementi della frase, l’uso di articoli e preposizioni e gli errori nella morfologia verbale) corrisponde alle problematiche più comuni incontrate, solitamente, dagli studenti cinesi durante l’apprendimento dell’italiano. Questo lavoro ha come idea di fondo l’idea che “più si riesce a conoscere il profilo degli studenti cinesi, più ampia sarà la possibilità di contribuire alla promozione di una loro partecipazione nella scuola italiana” (D’Annunzio 2009) e, quindi, muove dal desiderio di costituire uno strumento di supporto per facilitare la gestione del difficile percorso di apprendimento dell’italiano da parte di apprendenti sinofoni.

* Diego Leporati Dopo una laurea in Lingue e Letterature Straniere (inglese, tedesco, cinese) all’Università degli Studi di Bergamo, nel 2010 ho frequentato un corso intensivo di cinese presso la Shanghai Jiaotong University 上海交通大学. Dal 2011 ho iniziato il mio percorso lavorativo presso una scuola privata a Shanghai (Shanghai Senmiao School 上海森淼学校), prima come insegnante di italiano a studenti cinesi poi come responsabile didattico (fino ad agosto 2017).

** Tesi discussa presso l’Università per Stranieri di Siena A.A. 2017-18, Master DITALS livello I

Relatore: Prof.ssa Machetti Sabrina

 

[1] Gli enti certificatori sono l’Università per Stranieri di Siena, l’Università per Stranieri di Perugia, l’Università Roma Tre, la Società Dante Alighieri.

[2] Il conseguimento di un certificato di competenza in italiano di livello A2 è tra i requisiti fondamentali per partecipare al Progetto Marco Polo.