Il 23 giugno del 2016, a Tashkent, i capi di Stato di Cina, Mongolia e Russia hanno approvato il progetto China-Mongolia-Russia Economic Corridor, di cui è stata prevista una durata di cinque anni, con possibilità di estensione previo accordo tra le parti. Si tratta di 32 progetti, con cui verrà data priorità allo sviluppo delle infrastrutture, fra cui l’edificazione di una linea ferroviaria di alta velocità tra Pechino e Mosca attraverso la Mongolia (Atanov, 2018). La Russia, in particolare, si è avvicinata sempre più, economicamente e in seguito politicamente, alla Cina.

I motivi di questo legame sono molteplici: a seguito delle sanzioni da parte di Stati Uniti e Unione Europea nei suoi confronti, la Russia, bisognosa di capitali, si è rivolta alla Cina, che d’altro canto ha valutato le possibilità legate alla partnership con il paese più esteso del mondo, soprattutto nell’ambito della Belt and Road Iinitiative. Coinvolgere la Russia in tale progetto, infatti, garantisce la possibilità di estendere la Nuova Via della Seta fino all’Europa Orientale.

Nel maggio 2015, il presidente russo Vladimir Putin e Xi si sono incontrati a Mosca e hanno sottoscritto numerosi accordi di cooperazione. In particolare, hanno concordato su una fornitura trentennale di gas naturale dalla Russia alla Cina per un valore totale di 400 miliardi di dollari, in cambio dell’impegno cinese nel finanziamento dei progetti di infrastrutture strategiche (Bennet, 2016). La Cina, per esempio, avrebbe cooperato nella costruzione della linea
ferroviaria di alta velocità tra Mosca e Kazan. E’ stato inoltre siglato un accordo tra Cina, Mosca e Mongolia per l’edificazione della Northern Rail Corridor da Kuragino in Russia a Tianjin in Cina, che attraversa la Mongolia nei pressi di una progettata miniera di carbone a Ovoot.

Con questa serie di accordi, si è assistito a un rovesciamento nei rapporti che Cina e Russia avevano avuto sin dall’Ottocento. Se precedentemente era stata la Russia a sostenere lo sviluppo economico cinese, specialmente durante l’era sovietica, nei primi anni del XXI secolo la Cina ha assunto il ruolo di fornitore dei capitali necessari a
rinvigorire l’antiquata rete infrastrutturale russa. Non sono mancati, ovviamente, dubbi e timori davanti a quello che
sembrava un pericoloso allargamento della sfera d’influenza cinese soprattutto nelle regioni nord-orientali della Siberia. Il governo russo, tuttavia, ha enfatizzato la compatibilità tra la BRI e l’Unione Economica Eurasiatica, e il comune intento di rafforzare i legami economici e politici nell’area eurasiatica.

3.4.2 IL NEW EURASIA LAND BRIDGE ECONOMIC CORRIDOR

Il corridoio economico tra Lianyungang e il porto di Rotterdam è stato considerato subito cruciale da parte del governo cinese: esso avrebbe infatti permesso di rafforzare l’integrazione economica e commerciale tra Cina e Unione Europea, che costituiscono i due più grandi mercati al mondo. Nell’ambito della BRI è stato elaborato dapprima il corridoio che avrebbe collegato la Cina all’Ucraina, attraverso il Kazakistan, l’Azerbaigian e la Georgia. Il percorso avrebbe incluso le traversate del Mar Caspio e il Mar Nero, aggirando così la Russia (Casarini, 2016). Si
è previsto che, una volta completato questo corridoio, sulla rotta transcaspica sarebbero stati dirottati buona parte dei container prima trasportati lungo China-Central Asia-West Asia Economic Corridor.

3.4.3 IL CHINA-CENTRAL ASIA-WEST ASIA ECONOMIC CORRIDOR

La Cina è diventata, negli anni 2000, il principale partner commerciale dei paesi dell’Asia Centrale. L’influenza cinese ha comportato profondi cambiamenti per l’economia della regione, con l’apertura di inaspettate possibilità. Con la BRI, infatti, l’Asia Centrale è diventata cruciale in quanto posta in posizione strategica tra l’Asia Orientale e il Medio
Oriente, a cavallo tra la Cina da un lato e paesi come l’Iran e la Turchia dall’altro. Il piano di sviluppo di nuove infrastrutture connesso a tale iniziativa, d’altra parte, non poteva non interessare le repubbliche di tale regione, per le quali l’insufficiente sviluppo delle rispettive vie di comunicazione costituiva un grave ostacolo alla loro crescita economica.

La BRI rappresenterebbe dunque una possibile soluzione per l’isolamento geografico ed economico dell’Asia Centrale (Peyrouse & Raballand, 2015). Per quanto riguarda i possibili sbocchi della Nuova Via della Seta in Medio Oriente, con tale iniziativa per la prima volta la Cina ha deciso di assumere esplicitamente un ruolo attivo nella regione. D’altra parte, la regione mediorientale è importante soprattutto per la sua ricchezza di risorse energetiche e la Cina è diventata nel 2015 il più grande importatore mondiale di petrolio, di cui metà delle importazioni provengono proprio dal Medio Oriente. In particolare, l’Iran, posto in posizione centrale nel China-Central Asia-West Asia Economic
Corridor, è stato riconosciuto dalla stampa cinese come “fulcro importante” nella politica cinese nell’area mediorientale (Kamel, 2018).

Nel gennaio 2016, Xi è stato il primo leader mondiale a visitare il paese dopo la fine delle sanzioni economiche che lo avevano precedentemente colpito. In occasione di tale evento, la Cina e l’Iran hanno firmato 17 accordi economici, con la previsione che il commercio bilaterale sarebbe cresciuto fino ad ammontare ad un valore pari a 600 miliardi di dollari, cifra ritenuta da alcuni osservatori esagerata (Kamel, 2018). Nei mesi successivi, Cina e Iran hanno firmato un accordo da 550 milioni di dollari per lo sviluppo di un grande terminal petrolifero sull’isola di Qeshm, sul Golfo Persico. Dopo l’annuncio, da parte del Dipartimento del Tesoro americano, di nuove sanzioni economiche contro l’Iran, a seguito del lancio di un missile balistico nel febbraio precedente, la Cina ha proseguito nella cooperazione economica con Teheran, provocando l’irritazione degli Stati Uniti. La questione iraniana ha comportato, dunque, motivo di tensioni nelle relazioni Stati Uniti-Cina (Kamel, 2018).

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Di Enrico Di Giovanni*

*Enrico Di Giovanni è nato a Chieti nel 1997. Si è diplomato presso il Liceo classico “G. D’Annunzio” di Pescara. Ha studiato presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Sudi “Roma Tre”, indirizzo “Governo e Amministrazione”, laureandosi nel 2019 con una tesi in Politica Economica sulla Belt and Road Initiative (relatore Prof. Gian Cesare Romagnoli). Attualmente, presso il medesimo Ateneo, frequenta il corso magistrale di “Scienze delle Pubbliche Amministrazioni”.

**Questa tesi è stata discussa nell’anno accademico 2018/2019 presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi Roma Tre con il titolo “Belt and Road Initiative: il nuovo modello di globalizzazione cinese”. Relatore: Porf. Gian Cesare Romagnoli.