Nella guerra digitale combattuta tra Pechino e Washington sul fronte delle reti di quinta generazione, Seul cerca di consolidare la sua posizione in Corea del Sud. I tre principali operatori telefonici del Paese – Sk telecom, Kt corporation e Lg Uplus, l’unico con tecnologia Huawei – hanno lanciato ad aprile 2019 la prima rete 5G a livello nazionale.

Una fotografia scattata dalla società americana Strategy Analytics dimostra come i sudcoreani abbiano abbandonato presto il 4G per passare al sistema di nuova generazione: lo scorso anno si sono registrati 4,7 milioni di abbonamenti al 5G, il 6,8% dei volumi totali di mercato. Nonostante la vasta offerta dei colossi sudcoreani, nell’ultimo semestre si è vista una riduzione dei clienti interessati ai nuovi servizi. La Samsung, che nel 2019 ha spedito in tutto il mondo 6,7 milioni di smartphone 5G, è costretta ancora a tallonare il gigante cinese Huawei.

Il timore dell’azienda sudcoreana di perdere un’importante fetta di mercato nazionale non è infondato. Nelle scorse settimane la cinese Xiaomi ha lanciato l’ultimo smartphone con tecnologia 5G in Corea del Sud a prezzi competitivi: è la prima volta per un produttore straniero nel mercato di quinta generazione sudcoreano. Segno che la Cina sta guardando altrove per limitare i danni dopo lo stop alle forniture di Huawei, considerata una minaccia alla sicurezza nazionale da Usa, Gran Bretagna, Australia, Canada e Nuova Zelanda, i cosiddetti Five Eyes.

Secondo alcune indiscrezioni del Financial Times, il governo britannico, che ha deciso di escludere l’azienda di Shenzhen dalle forniture per la rete 5G nel Paese, è intenzionato a far collaborare i Five Eyes con altre democrazie per cercare alternative industriali alla tecnologia di Huawei; nel gruppo allargato, che prenderebbe il nome di «D10», ci sarebbero i membri del G7 insieme all’India, Giappone e Corea del Sud.

Seul al momento mantiene una posizione neutrale, perseguendo gli interessi nazionali. Il governo di Moon Jae-in, per rilanciare l’economia del Paese, ha inaugurato il «Green New Deal», un progetto nazionale da oltre 100 miliardi di dollari che punta su auto elettriche, sanità (con operazioni chirurgiche in remoto) e fonti rinnovabili, destinando gli investimenti statali all’intelligenza artificiale e ai servizi di telecomunicazione di quinta generazione. L’internet of things è già realtà nel paese più tecnologico al mondo.

[Pubblicato su il manifesto]