Tanto per dare i numeri: Xinjiang, regione nord occidentale cinese, autonoma dal 1955, con 22 milioni di abitanti di cui il 45,6% sono Uighur, il 41 % sono Han (etnia dominante in Cina in cui è rappresentata al 90%), 7% sono Kazaki, e il resto è composto da altre minoranze etniche come Manciù, Mongoli, Hui, Kirghizi, Uzbeki, etc.

Da tempo, quando si sente di Xinjiang, si evocano sparizione di persone, matrimoni imposti tra Uighur e Han, campi di detenzione, rieducazione forzata, sostituzione etnica, lavaggio del cervello, censura, discriminazioni, umiliazioni e tutte le altre raccapriccianti pratiche di dominio che la razza umana ha saputo inventare e ha reiterato nei momenti più bui della sua evoluzione.

Nel caso del Xinjiang le fonti delle notizie giornalistiche che ci giungono sulle violazioni dei diritti umani del Governo cinese a spese di Uighur e Kazaki, sono organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Right Watch che da anni monitorano il territorio, denunce come quella di Mesut Ozil, tedesco di origine turca che gioca nell’Arsenal Football Club, e testimonianze di persone intervistate.

La politica governativa cinese nei confronti delle minoranze etniche sembrava essersi ammorbidita alla metà degli anni Ottanta con l’autorizzazione a usare lingue, costumi e religioni locali; ma una serie di violenti moti e sanguinosi attentati di matrice separatista e islamica hanno fatto scattare forti misure repressive anche culturali. Tra queste ultime, è stato vietato dare ai neonati ventinove nomi propri d’origine araba (fra cui Mohamed), e imposto ai detenuti musulmani di consumare carne di porco e alcool. Il rinforzo dell’apparato di sicurezza e le politiche di repressione hanno creato una profonda frattura fra le comunità locali e il Governo centrale, ma hanno anche, da circa tre anni, quasi azzerato il numero degli attentati di matrice politico-religiosa. Alla repressione, la Cina – stando ai tre libri bianchi ufficiali pubblicati nel 2019 – sta affiancando misure di integrazione e di acculturazione (ad esempio, scuole professionali per i giovani Uighur). Sottolineiamo che il Xinjiang è regione cruciale per il progetto delle Nuove Vie della Seta varato da Pechino, e la sua pacificazione e la sua stabilità sono per il Governo un obiettivo prioritario e irrinunciabile.

Tanto per dire i fatti, ecco un breve elenco non esaustivo e aggiornato fino a quando se ne sa, degli attentati nel Xinjiang (molti rivendicati dal Partito Islamico del Turkestan, TIP) e degli scontri tra Uighur e Cinesi riportati sulla stampa inglese, americana, francese e cinese.

 

  • tra il 1987 e il 1990 più di 200 attentati alla bomba contro uffici governativi; il numero di morti e feriti è imprecisato;
  • 5 aprile 1990: violente manifestazioni di duemila contadini Uighur nel villaggio di Baren, guidati dal TIP per protestare contro la politica del figlio unico e contro la sinizzazione della regione mediante il veloce e progressivo aumento di funzionari e lavoratori Han; gli scontri tra duecento militanti armati e l’esercito cinese provocano 22 morti (fonti cinesi) o 60 (fonti occidentali);
  • nel 1993: 17 esplosioni nella città di Kashgar contro edifici pubblici;
  • nel 1994: 3 bombe contro uffici nella città di Aksu;
  • agosto 1995: il Governo cinese vieta le meshreps (festa del raccolto), riunioni tradizionali uighure con musica, balli, acrobazie, teatro popolare, cantastorie, e tribunali ad hoc per giudizi morali su casi che riguardano la comunità;
  • 5 febbraio 1997: a Yining, dopo alcuni giorni di manifestazioni contro l’arresto di due studenti accusati di attività illegali, scattano moti di protesta che sfociano in scontri con la Polizia; l’8 febbraio si raggiunge il culmine della violenza: incendi di auto, saccheggi di negozi, alcuni manifestanti si denudano per strada e bruciano i propri documenti cinesi di identità; alla fine si contano 7 morti e 200 feriti (fonti cinesi) o più di 100 morti, 1600 arresti e 1800 dissidenti spariti (fonti uighure);
  • 5 gennaio 2007: ad Akto, distretto a sud di Kashgar, presso la frontiera afghana, operazione delle forze speciali cinesi contro un campo paramilitare del TIP, i cui membri, secondo gli analisti occidentali, provengono dalle milizie jihadiste pakistane formatesi sotto il Mollah Omar, allora capo dei talibani afghani: sono sequestrate armi e bombe, uccisi un poliziotto e 18 partecipanti al campo, 17 gli arrestati, un numero indeterminato di persone fuggite; i dissidenti Uighur in esilio chiedono un’indagine dell’ONU per verificare la natura terrorista del campo;
  • 10 marzo 2008: Wang Lequan, segretario del Partito Comunista cinese nel Xinjiang, comunica di avere smantellato una rete terrorista che preparava attentati alle Olimpiadi, e accusa il TIP di essere il mandante degli attentati. Per inciso, Wang è stato uno dei promotori, negli anni Novanta, della sostituzione della lingua uigura con quella cinese nelle scuole primarie;
  • 18 marzo 2008: attentato alla bomba nella capitale Urumqi;
  • 23 e 24 marzo 2008: manifestazioni anticinesi nella città di Hetian (Khotan): su circa 1000 manifestanti uighuri ne vengono arrestati 600;
  • 4 agosto 2008: nella città di Kashgar, due uomini armati di machete e granate, si lanciano contro una settantina di poliziotti che fanno jogging; ne uccidono 16 e ne feriscono altrettanti; i due vengono fermati, entrambi Uighur, uno è un tassista, l’altro un venditore di frutta e verdura;
  • nel luglio 2009: numerosi scontri tra separatisti Uighur e la Polizia cinese: si contano 200 morti;
  • novembre 2010: come segno di riconciliazione con le comunità uighure, la Cina riabilita le meshreps e domanda all’UNESCO di inserirle nella lista del patrimonio immateriale dell’umanità; la richiesta viene accolta;
  • 16 luglio 2011: 18 manifestanti tra i venti e i trentacinque anni (cui si attribuisce in seguito l’appartenenza al mondo dell’estremismo religioso), che si preparano ad attaccare il Gran Bazar di Hotan, assaltano con bottiglie molotov una stazione di Polizia, prendono 8 ostaggi ed esibiscono un vessillo della jihad; durante la risposta delle forze speciali, 14 terroristi e due ostaggi sono uccisi;
  • 28 ottobre 2013: un’auto guidata da presunti separatisti Uighur si getta a velocità sui turisti che popolano la piazza Tian’anmen a Pechino, e poi prende fuoco: tra i passanti 2 morti, decine di feriti;
  • 16 novembre 2013: assalto all’ascia contro un commissariato di polizia a Kashgar: vengono uccisi 2 poliziotti e 9 assalitori;
  • 15 dicembre 2013: scontro tra manifestanti separatisti Uighur (che la stampa cinese chiama “gang del terrore”) e la Polizia; muoiono 14 manifestanti e 2 poliziotti;
  • 1° marzo 2014: nella stazione ferroviaria di Kunming (nello Yunnan), 8 persone (6 uomini e 2 donne) attaccano a colpi di coltello passeggeri e personale: il bilancio è di 31 morti e 143 feriti; 4 terroristi vengono uccisi sul campo dalla Polizia, uno viene ferito e tre fuggono; verranno catturati due giorni dopo, processati e fucilati il 24 del mese. Secondo le autorità cinesi, gli assalitori sono dei separatisti islamici del Xinjiang;
  • 26 aprile 2014: inizia la visita del presidente Xi Jinping nel Xinjiang;
  • 30 aprile 2014: nell’ultimo giorno di visita di Xi Jinping nel Xinjiang, a Urumqi da due SUV senza targa, cinque assalitori lanciano bombe su un mercato frequentato dagli Han; poi le auto collidono esplodendo e provocano 43 morti (compresi i terroristi) e 90 feriti; nello stesso giorno, sempre a Urumqi, alla stazione ferroviaria, una valigia-bomba esplode facendo 3 morti e 79 feriti;
  • 20 maggio 2014: l’Alta Corte del Xinjiang emette sentenze di prigione per 39 separatisti per crimini vari fra i quali: incitamento all’odio etnico, appartenenza a organizzazioni terroristiche, possesso illegale di armi da fuoco;
  • 22 maggio 2014: cinque kamikaze Uighur si fanno esplodere in un mercato di Urumqi: 31 morti, decine di feriti;
  • 1° luglio 2014: per motivi di salute pubblica, il Governo proibisce il digiuno di lavoratori, professori e studenti e membri del partito durante il Ramadan;
  • 28 luglio 2014: nel distretto di Yarkand, nei pressi di Kashgar, un nutrito gruppo di separatisti assalgono uffici governativi e un posto di Polizia: 37 morti fra le persone assalite, 59 morti fra gli assalitori, 215 arresti; Nuramat Sawut, leader del Movimento Islamico del Turkestan Orientale, confessa che i terroristi hanno avuto aiuti provenienti dal Pakistan;
  • 8 agosto 2014: i sindaci Han di diverse città del nord del Xinjiang proibiscono la barba lunga e l’uso del burqa;
  • 21 agosto 2014: il Governo emette un bando in cui stanzia 10.000 yuan per cinque anni, alle coppie miste Uighur-Han;
  • 1° settembre 2014: viene stanziato un milione di yuan per remunerare le denunce contro terroristi;
  • 21 settembre 2014: nella contea di Bugur vengono assaliti con bombe due stazioni di Polizia e un mercato all’aperto: 4 poliziotti e 6 civili perdono la vita, quaranta assalitori muoiono per la reazione della Polizia o perché si fanno esplodere, i feriti sono 54;
  • 23 settembre 2014: il professore uighuro Ilham Tohti della Università delle Minoranze in Pechino, viene condannato all’ergastolo con l’accusa di essere un ideologo del separatismo e del terrorismo islamico;
  • 12 ottobre 2014: quattro Uighur attaccano con armi bianche e bombe un mercato contadino a Kashgar: muoiono 18 persone, fra cui un numero imprecisato di poliziotti, i 4 terroristi sono uccisi dalla Polizia;
  • 29 novembre 2014: a Yarkaland, un gruppo di Uighur attacca all’arma bianca i passanti: 14 morti e 15 feriti;
  • 18 settembre 2015: nella regione di Aksou, un gruppo di 28 Uighur assalta la miniera di carbone: 16 morti fra cui 5 poliziotti; gli assalitori vengono braccati e uccisi dalla Polizia; la notizia viene data soltanto dopo gli attentati di Parigi e messa dalle Autorità in relazione con essi; Ursula Gauthier, sinologa, scrittrice e giornalista, scrive un articolo su L’Obs (sito della testata giornalistica Nouvel Observateur) nel quale, schierandosi contro la politica cinese verso le minoranze etniche, afferma che gli attentati di Parigi nulla hanno a che vedere con quelli cinesi perché i Francesi non opprimono i popoli; il 31 dicembre 2015 è espulsa dalla Cina.

 

Xinjiang, Xinjiang… «Fiorisci in te», cantava il poeta Abduxaliq Uyghur.

Sul deserto sono in agguato le Huoshan (Montagne di Fuoco). Niente pulmini con aria condizionata. Madonna che caldo! 45°C all’ombra. Le tombe Han rifugio all’arsura. Le Tianshan (Montagne Celesti) si raggiungono su uno sgangherato autobus russo straripante di donne col capo coperto, uomini barbuti, pecore e galline. Lassù si tocca il cielo e si mangiano spiedini di montone; i pensieri vagano sull’argento del lago. La gente sgrana i denti dalla meraviglia, ti cedono il posto e insistono perché sei l’ospite straniero. La strada sterrata è spaventosa in salita, terrificante in discesa quando ogni tanto l’autista spegne il motore per risparmiare carburante. Si ritorna giù, nella fornace. Cammelli, quelli veri, con due gobbe, pelosi come pelouche, i loro lubrichi labbroni hollywoodiani ruminano sghembi. Salvi! L’oasi di Turfan, sosta carovaniera, macchia di clorofilla nel torrido giallo del nulla: uva dolcissima, angurie succose; ci si muove su carretti tirati da asinelli con  lunghe ciglia setose, guidati da bambini con la coppola; la piccola moschea col pavimento di terra battuta, la preghiera accarezza, languida; si dorme nella scuola, gli uccelli notturni trasportano sulle ali le nenie struggenti dei liuti turkestani, un alito di vento s’intrufola allegro nei corridoi e rende il sonno beato fino all’alba; ti svegli guardando il cielo latteo che poi diviene blu. Viene voglia di fare all’amore. E poi, via, verso Kashgar a comprare un tappeto…

No, non va! Questo è soltanto ciò che resta di vecchi ricordi.

Xinjiang, oggi, è un’alta cosa?

Fiorisci in te…

Di Isaia Iannaccone*

**Isaia Iannaccone, nato a Napoli, chimico e sinologo, vive a Bruxelles. Membro dell’International Academy of History of Science, è specialista di storia della scienza e della tecnica in Cina, e dei rapporti Europa-Cina tra i secoli XVI e XIX. È autore di numerosi articoli scientifici, di trattati accademici (“Misurare il cielo: l’antica astronomia cinese”, 1991; “Johann Schreck Terrentius: la scienza rinascimentale e lo spirito dell’Accademia dei Lincei nella Cina dei Ming”, 1998; “Storia e Civiltà della Cina: cinque lezioni”,1999), di due guide della Cina per il Touring Club Italiano e di lavori per il teatro e l’opera. Ha esordito nella narrativa con il romanzo storico “L’amico di Galileo” (2006), best seller internazionale assieme al successivo “Il sipario di giada” (2007, 2018), seguiti da “Lo studente e l’ambasciatore” (2015), “Il dio dell’I-Ching” (2017) e “Il quaderno di Verbiest” (2019)